Canta, Deutschland: Azzurro, carbonara e il golfino di Jocelyn

Da decenni è consuetudine che vari cantautori italiani si cimentino in funamboliche versioni in lingua straniera dei propri pezzi forti. A volte per dare nuovo lustro ad una vecchia hit, o magari per cercare di conquistare il mercato estero con una sonorità per così dire “esotica”, ma accessibile a livello linguistico. Lucio Battisti interpretò coraggiosamente alcuni successi della sua lunga carriera in svariate lingue, tra cui il tedesco. Mi sento in dovere di menzionare lo strenuo sforzo con cui il buon Lucio, oltre a toccare mirabilmente note bassissime durante l’apertura della splendida I Giardini di Marzo (Gärten im März), cambia magicamente i connotati del famoso carretto di gelati, ora un Eiswagen, e inanella versi su versi dai suoni spigolosi. Soffriamo con lui.

 

La nostra Raffaella Carrà riesce magistralmente a rendere spumeggiante anche la versione in lingua teutonica di A Far l’Amore Comincia Tu, ribattezzata Liebelei (letteralmente “flirt”). Altri giganti della musica leggera italiana hanno omaggiato il pubblico tedesco, tra cui Adriano Celentano, tutt’ora osannato dagli algidi popoli d’oltralpe.

Che succede, invece, quando sono loro a voler lusingare l’Italia senza la solita retorica goethiana del malinconico tuffo nella sublime e decadente cultura italiana, senza prendersi troppo sul serio? A tal proposito mi vengono quattro momenti di un passato più o meno recente (per alcuni remoto, dipende dai punti di vista) in cui degli artisti tedescofoni hanno stravolto, riscritto, reinterpretato o persino scritto una canzone per il critico e querimonioso pubblico italiano o, più semplicemente, sul Belpaese. Con dei risultati, talvolta inconsapevolmente, esilaranti.

1. Die Toten Hosen – Azzurro

Adriano Celentano e il punk rock? Si può fare. Die Toten Hosen, letteralmente “i pantaloni morti” sono tra i gruppi più rappresentativi del punk rock tedesco e, benché stilisticamente lontani da Celentano, non furono immuni al suo fascino. A partire dagli anni Cinquanta, le massicce ondate migratorie provenienti dall’Italia stratificarono la fauna urbana e modificarono inevitabilmente il quotidiano della Germania Occidentale, che ben presto iniziò ad idolatrare in maniera particolare il molleggiato.

Probabilmente gli sbarbatelli ossigenati che militavano nei Die Toten Hosen furono tormentati dai genitori a suon di Azzurro Una Festa Sui Prati e rielaborarono a modo proprio il gioioso trauma infantile. Il video mostra i nostri antieroi mentre scorrazzano per l’Italia a bordo di un’auto scassata, ragliando (in italiano!) sulle note di Azzurro, bevendo birra, grufolando qua e là e concludendo pessimi affari facendosi gabbare.

2. Spliff – Carbonara

Ok, qui si rischia pericolosamente di cadere nel cliché. Carbonara, mafia, Brigate Rosse, sole, gelati Motta. Però, onestamente, come si fa a prendersela con gli Spliff, che hanno collaborato, tra gli altri, anche con Nina Hagen? Negli anni ’80 fecero parte dell’orgoglioso Deutschrock e della cosiddetta NDW – Neue Deutsche Welle (new wave tedesca). Il pezzo in questione presenta pure delle godibili venature reggae, che si rifanno programmaticamente all’esoticità con cui i tedeschi di allora associavano il fascino dell’Italia.

La canzone presenta un gustosissimo pastiche linguistico di un dialogo immaginario di un crucco in vacanza, che, attenzione, ci prova con una ragazza italiana invitandola a mangiare un bel piatto di carbonara. Successo assicurato? Ascoltare per credere. Si raccomanda la visione del video per ammirare il look da arresto della band. Però la sezione ritmica è davvero sbalorditiva.

3. Kraftwerk – Pocket Calculator / Minicalcolatore

Senza volerlo o magari senza accorgersene nella propria fredda imperturbabilità, i Kraftwerk ci regalarono una delle esecuzioni musicali più esilaranti della storia della televisione italiana, più di quella dei Muse che si scambiarono gli strumenti da Simona Ventura. Per fortuna l’era di Internet ha reso fruibile questa perla anche a noi più sfortunati, che nel 1981 non potemmo vedere questa meravigliosa puntata di Discoring. All’epoca il programma era condotto dal meraviglioso Jocelyn, al secolo Jocelyn Hattab, di cui molti di noi giovani-anziani si ricorderanno per Domenica In e Il grande gioco dell’oca. 

In apertura Jocelyn fa sfoggio del suo fantastico panciotto a rombi e ammalia il pubblico a casa facendo comparire il microfono dall’alto. Si appresta a presentare i “Crafuèrk”, a cui viene concesso di pronunciare solennemente i propri nomi: RALF, KKKARL, WOLFGANG e FLORIAN. Il pezzo originale, Taschenrechner (“calcolatrice”), viene curiosamente reso con Pocket Calculator/Minicalcolatore. Muovendosi a scatti, con lo sguardo fisso nel vuoto, i cavalieri della musica elettronica iniziano l’ipnotica esibizione, di cui non potrete mai più fare a meno.

“Io sottrago / e acciungo / io controlo / io kompongo / se io spingo un buttone / lui fa una kanzone”

4. Wanda – Bologna

Onestamente, questo pezzo è bellissimo ed è il tributo meno scontato che ci si aspetterebbe per Bologna. Niente testi politicizzati di un cantore avvinazzato dalla voce tremula. Qui ci si sposta a Vienna e si parla di una certa Tante Ceccarelli (zia Ceccarelli). I Wanda, band viennese che corteggia l’Italia e l’italiano a volte in modo un po’ maldestro, hanno intitolato diversi album in italiano (il primo Amore e il terzo Niente). Anche se i pezzi sono prevalentemente in tedesco, ogni tanto spuntano delle enigmatiche frasi o parole irrelate in italiano.

La storia della canzone Bologna, uscita nel 2014, è un po’ stramba: con forte accento austriaco, il cantante esordisce parlando dei propri crucci amorosi. Vorrebbe andare a letto con la cugina, ma non ne ha il coraggio. Ah. Vorrebbe parlarle, ma anche qui gli manca il coraggio. Che avrà combinato? Non è dato sapere. Attacca il ritornello e i riflettori si spostano sulla presunta madre di questa cugina, la zia Ceccarelli, che ha fatto l’amore a Bologna. La trama si infittisce. Le peripezie di zia e cugina vengono per il momento dimenticate quando irrompe il bridge, che, per chi ama Bologna e la lingua tedesca, è così bello che sembra che il cuore scoppi: Wenn jemand fragt wohin du gehst / Sag nach Bologna!”

“Se qualcuno ti chiede dove stai andando, di’ a Bologna”. Stai andando a Bologna.

Sull’Autore

Sono cresciuta nella provincia lombarda circondata da fantasmi grunge, libri e anziani consiglieri ed educatori; in seguito ho abitato per un paio d'anni nella splendida Bologna per poi spostarmi in Germania. Da anni continuo a cambiar meta per osservare l'umanità, sentire nuovi accenti e perseguire ciò che più amo: l'arte dell'acclimatamento, la scrittura, la musica e il fumetto amatoriale. Dal 2015 insegno tedesco ai profughi e agli immigrati.

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