La libertà di stampa in Italia. Il coraggio di Federica Angeli contro il clan di Ostia.

“Sono riuscita, sulla falsa riga de “La vita è bella”, a trasformare questa brutta cosa in cui eravamo scivolati in un gioco, quindi ho detto loro che la mamma era riuscita a fare un bellissimo articolo e che avevamo degli autisti che ci avrebbero portato ovunque.” Otto e mezzo, La7, 14 aprile 2018.

Il gioco in cui Federica Angeli, cronista di Repubblica, i tre figli e il marito sono scivolati porta il nome della violenza mafiosa del clan Spada. Questa vicenda si consuma non a Palermo, non a Napoli, non in Aspromonte, ma a Ostia, Municipio X di Roma. A soli 25 km dai palazzi romani della politica, una giornalista e la sua famiglia sono costretti a vivere sotto scorta a causa delle minacce di morte ricevute da parte del clan Spada che ha monopolizzato molte attività del litorale romano.

“Anche mio figlio quando aveva 8 anni venne preso di mira da Carmine Spada che gli fece il segno della croce.” Testimonianza di Federica Angeli, processo a Carmine Spada, 19 aprile 2018.

Federica Angeli si occupa di cronaca, in particolar modo delle vicende giudiziarie legate al clan Spada e alla loro rete di traffico di stupefacenti ed estorsioni nel Muncipio X. Federica ha sempre scritto degli affari illeciti delle organizzazioni criminali a Ostia, delle lotte per il potere e dell’ascesa assoluta degli Spada, con i quali la giornalista convive nello stesso quartiere, teatro dei loro affari. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, che ha determinato l’accanimento del clan nei confronti della giornalista, cade il 17 luglio 2013, giorno di un tentato duplice omicidio nelle vie di Ostia.

Federica è in casa con il marito quando, dalla strada, si sentono dei colpi di arma da fuoco, tutti accorrono alle finestre per capire cosa stia succedendo, vedono in strada Carmine Spada, Romoletto, uno dei capi clan, che intima al “pubblico” accorso di tornare in casa: “non è successo niente, lo spettacolo è finito”. Federica, davanti alla finestra, non vuole prendere ordini da nessuno e rimane non solo a guardare, ma coraggiosamente denuncia ciò che ha visto: un tentato duplice omicidio, diventando così l’unica testimone oculare di quanto è accaduto.

“poche ore dopo aver denunciato a quanto assistito, fui chiamata dal Prefetto di Roma che mi disse che mi sarebbe stata assegnata una scorta perché in 40 anni non era mai successo che qualcuno a Ostia denunciasse gli Spada. E io un mese e mezzo prima avevo denunciato Armando Spada durante la mia inchiesta giornalistica sugli stabilimenti balneari”. Testimonianza processo a Carmine Spada, 19 aprile 2018.

                      Federica Angeli.

Da quel 17 luglio, si sono susseguite una serie di minacce e intimidazioni: benzina sotto la porta di casa, busta con proiettili inviata nella redazione de “Il fatto quotidiano” e innumerevoli minacce verbali, tra cui “Federì, sei giovane, hai una famiglia” pronunciata, durante un’intervista, dal socio e presidente di Assobalneari Paolo Riccardo Papagni e archiviata dallo stesso come un semplice consiglio, perché “una madre di famiglia deve stare attenta a scrivere certe cose”.

Il clan degli Spada, che esercita il proprio potere nel Municipio X, acquista fama nazionale, dopo l’aggressione di Roberto Spada ai danni di un giornalista della Rai della trasmissione “Nemo”. Il clan degli Spada è purtroppo qualcosa di più di questo spiacevole fatto, dietro i manganelli e le capocciate esibite, si intrecciano omicidi, traffico di droga, estorsioni e violenze. L’ascesa al potere inizia il 22 novembre 2011, quando Ostia è teatro di un duplice omicidio, in via Antonio Forni rimangono sull’asfalto i corpi di Giovanni Galleoni, ‘Baficchio’, e di Francesco Antonini Sorcanera’, entrambi esponenti di quel che era rimasto della banda della Magliana a Ostia. Si ritiene che l’ordine dell’omicidio sia partito dal clan Spada, da Carmine e Roberto, i quali, una volta tolti di mezzo i rivali, hanno potuto mettere le mani sugli affari di Ostia e come sostiene Floriana Bulfon, da “L’Espresso”: “L’obiettivo è andare oltre la violenza di strada. Occupare la sfera economica, infiltrare la struttura politica e amministrativa”.

La strada verso il potere nel 2013 è stata facilitata, inoltre, quando gli esponenti di punta del clan Fasciani, con cui gli Spada dividevano le piazze di spaccio, vengono arrestati, lasciando un vuoto di potere che è stato prontamente riempito dal Clan di Romoletto. Gli Spada, liberato il campo, hanno potuto esercitare in modo pieno e tentacolare il loro potere, fino al 25 gennaio 2018, giorno in cui il clan subisce un duro colpo: 32 esponenti della famiglia vengono arrestati con l’accusa di associazione mafiosa.

Il 19 aprile 2018 Federica Angeli è stata sentita come testimone oculare per il processo a carico degli esponenti del clan Spada. Al termine dell’udienza ha dichiarato.

“Hanno provato in tutti i modi a privarmi della mia libertà e sono riusciti a privarmi di quella fisica perché ho la scorta, ma sicuramente io alle loro regole non ci sto e oggi posso dirvi che mi sento libera, è una bellissima sensazione. Non ho paura”.

                                 Una porzione della classifica 2018 sulla libertà di stampa di Reporter sans frontieres.

La libertà di cui i giornalisti sono privati è stata quantificata dieci giorni fa da Reporter sans frontieres (Rsf), attraverso un coefficiente che ha permesso di stilare una classifica sulla libertà di stampa di tutti i Paesi del mondo. L’Italia migliora e guadagna 6 posizioni rispetto al 2017, collocandosi al 46esimo posto, indietro di pochissimo rispetto agli Stati Uniti. Una magra consolazione, poiché l’Italia si piazza agli ultimi posti fra i Paesi europei, davanti solo a Ungheria, Polonia e ai Paesi della penisola balcanica. Rfs guarda comunque con preoccupazione la condizione della libertà di stampa nella penisola, la quale è inficiata soprattutto dalle minacce e dalle intimidazioni che subiscono i giornalisti da parte di organizzazioni criminali, soprattutto – ma non solo- in Campania, in Sicilia, in Calabria e nella Capitale: a 25 km dai palazzi della politica.

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