Blogger, scienziati e commentatori: a chi dare retta?

Ogni volta che inizio un articolo di economia o di fact checking mi chiedo: fino a che punto io blogger posso definirmi “esperto” di una materia tanto da criticare persone con titoli accademici più elevati dei miei? Non volendo fare come i commentatori online, ho deciso di trovare un buon metodo di analisi.

Facciamo un esempio. Uno youtuber di nome AteoTube (che vi raccomando caldamente) ha esposto le sue critiche verso un sedicente biologo (in realtà un nutrizionista) novax usando la letteratura scientifica <3 e le risposte dei no vax non sono tardate. Un esempio:

non vi copia tutta la risposta di AteoTube, ma solo due stralci:

Beh, non è che non esistano autorità, semplicemente possono sbagliare. Ma il punto è questo: oltre alla critica di non metterci la faccia (come se cambiasse qualcosa), come mai AteoTube può criticare Trinca e perché io posso criticare uno come Antonio Rinaldi, docente di economia?

Senza andare nell’argomento ad auctoritatem (la fallacia logica secondo cui “Se l’ha detto lui che è professore, allora è vero per forza”) o ad hominem (“Se lo dice lui, allora è sbagliato a priori”) la domanda mi pare legittima. Vediamo ogni giorno su gruppi e sotto alcuni post commenti circa argomenti di cui noi  non siamo esperti ma detti da un altro non esperto con una supponenza esagerata. Eh, mi spiace dirlo, ma sono caduto anche io, senza volerlo, alcune settimane fa, in questa trappola. E ben di trappola si trattava, visto che ho criticato aspramente la scena della morte di Snoke in Star Wars Episodio VIII: Gli ultimi Jedi.

Alla mia critica feroce circa il “Come si fa a scrivere una merdata del genere” e alle classiche critiche a tema “Te non sai distinguere una sceneggiatura da una regia” e “Perché non scrivi una sceneggiatura se sei tanto bravo” da parte dei figli della Lucas mi sono reso conto che alcuni commentatori, seppur sprezzanti nel criticarmi, ne sapevano meno di me (mentre altri mi hanno giustamente redarguito). Ma, così come per il cinema, la limitata esperienza di blogger e commentatori dovrebbe essere comunque un freno a tali “esternazioni”. Ho voluto, quindi, farmi questa domanda, visto che, tecnicamente, in termini accademici, io dovrei essere un gradino più in basso di una Bifarini o di un Giustinicchi, eppure non ho mai detto “Ah beh, se sono laureati in Bocconi o sono Cultori della materia, allora non li posso criticare”. Ma proprio no.

Un commentatore sul caso “morte di Snoke” mi aveva accusato di aver avutoil coraggio di ironizzare tramite un meme fatto malissimo (fatto malissimo davvero, ndr) su un film alla fine godibile” e io ho risposto, in soldoni “Io ironizzo sul cazzo che mi pare”. Dall’altra parte, non me ne importa nulla che siano persone col PhD o docenti di economia, poiché critico il cazzo che mi pare. Ma debbono esserci, giustamente, degli standard verso il basso, affinché la mia opinione, come di ogni altro blogger in ambito scientifico, economico, politico ed altri, possa essere superiore al comune  starnazzare, all’impulso delle persone di sentirsi fighe perché hanno condiviso un paper quando magari non ne conoscono nemmeno le basi.

Un buon metodo è “smettere di avere fede”. Io non ho fede in alcun economista, poiché ogni modello si basa sulle ipotesi (più o meno realistiche) formulate o, peggio ancora, sull’ideologia. Ad esempio, prendiamo il declino economico italiano. Trovare la relazione tra cambio fisso/unione monetaria e declino dell’economia italiana per chi ha letto un economista vecchio “””amico””” di questo blog (o meglio, solo mio, gli altri redattori manco lo considerano) è immediato: applichiamo la legge di Thirlwall, la quale approssima il tasso di crescita alla relazione tra variazione dell’export e l’elasticità dell’import al reddito.

In sostanza: si apprezza il cambio, la domanda estera diminuisce, la produttività scende, l’economia italiana entra in una fase di stagnazione e non può usare la leva valutaria (ma solo il salario tramite svalutazione interna) per riequilibrare la bilancia dei pagamenti. Ora, non solo la svalutazione del salario può avvenire anche in presenza di svalutazione della moneta (come abbiamo scritto io e Keynesblog in questo articolo congiunto) ma il commentatore medio ripete a pappagallo concetti condividendo grafici non frutto di ricerche particolarmente avanzate.

Infatti, se facesse le ricerche dovute su un argomento come questo (usando motori di ricerca quali Google Scholar o ScienceDirect o altri da me linkati qui) scoprirebbe come la crisi di produttività non sia solo spiegabile da altri fattori oltre il cambio, ma che lo tesso modello possa essere usato per spiegare fattori diversi dalla domanda estera. Vediamolo insieme.

La puntata originale è Futurama 07×08 Fun on a Bun

I seguenti articoli (Italy’s decline and the balance-of-payments constraint; The Multi-Sectorial Thirwall’s Law; Explaining Italy’s economic growth; Diagnosing the italian disease, tutti consultabili nei link che vi ho messo). analizzano lo stesso problema. Hanno set matematici differenti, forme diverse di modello e, stranamente, arrivano a risultati (o politiche derivate) diversi. Passiamo oltre a Diagnosing the italian disease (poiché tratta dei fattori di offerta senza considerare direttamente la legge di Thirwall) e guardiamo agli altri tre articoli. Per Bagnai, la crescita italiana è vincolata dall’apprezzamento della lira rispetto all’ECU e alla bolla energetica i quali, uniti all’aumento dell’interdipendenza dai beni esteri (conseguenza dell’apprezzamento) hanno contribuito a bloccare la crescita dal 1996.  Per Soukiazis, Cerqueira e Antunes  l’italia è sotto un “vincolo d’offerta” il quale limita la crescita potenziale anche considerando la legge di Thirlwall e i prezzi relativi non neutrali, ma, a differenza di Bagnai, sostengono come altre azioni come la diminuzione della tassazione, gli Eurobond o la riduzione della sensibilità all’import dei consumi (simile, forse, a quanto sostenuto da Bagnai circa la diminuzione dell’interdipendenza dall’estero) possano incrementare nuovamente la crescita.

Per McCombie e Romero, infine, applicando al modello di Thirlwall un’analisi settoriale e del trasferimento tecnologico tra 14 paesi europei, si può determinare con una certa approssimazione, il tasso di crescita degli stati considerati, nonostante, a loro dire, i tassi di crescita tra i Paesi presentino delle differenze.Ciò dimostra che i movimenti delle esportazioni e delle importazioni settoriali non possono spiegare pienamente le disparità nei tassi di crescita a lungo termine tra i vari paesi, suggerendo come questo movimento dai settori a bassa tecnologia a quelli ad alta tecnologia sembri essere una condizione necessaria ma non sufficiente per aumentare la crescita a lungo termine. Pertanto, per comprendere appieno le disparità nei tassi di crescita in tutto paesi è importante analizzare anche le determinanti dell’elasticità del reddito negli scambi” scrivono gli autori.

Inoltre, se guardassimo solo alla questione “Hanno preso lui e non te, quindi lui è bravo” non dovremmo mai poter criticare un attore, perché non siamo attori hollywoodiani. Non potremmo mai criticare gli effetti speciali, perché non siamo esperti nemmeno dei green screen. Eppure non potete dirmi che la recitazione di un Robert Downey Jr in The Avangers Infinity War sia la stessa di un attore qualsiasi di Birdemic (sempre inquadrata nell’ottica di “recitazione in quel contesto”), così come non potete dirmi che gli effetti speciali di Star Wars Episodio III: La vendetta dei Sith siano peggiori di quelli di Megapiranha. Insomma, se non fossimo in grado di valutare un film come “trash” vorrebbe dire che 2001: Odissea nello spazio potrebbe essere uguale a Natale con quella chiavica della tua cugina, a frocione. Ma come potremmo, allora, noi, senza alcuna autorità in materia, avere il coraggio di dire che un film faccia schifo?

Semplice, possiamo dirlo perché, pur non essendo attori, possiamo riconoscere una recitazione come malfatta. Stesso motivo per cui, possiamo affermare come sostenere certe ipotesi sia sbagliato. Indi per cui, quando vedete un blogger inserire fonti e spiegare alcuni punti di vista o, semplicemente, fornire le basi delle proprie affermazioni allora potrete dire “Ok, questo è il punto di partenza. Ora vado avanti“. Quando vedrete invece un professore sostenere teorie modificando i fatti o senza spiegare l ragioni di tali fatti, allora dovrete pensarci due volte prima di condividerlo o ergerlo e vostro paladino.

Troppe volte ho visto commentatori (su Facebook, Twitter, YouTube) prendere le difese dei propri idoli sostenendo che i critici fossero haters o che non capissero nulla dell’ambito di riferimento. Beh, ora abbiamo alcune linee guida tali da poter differenziare il comportamento di un blogger, di uno scienziato o di un commentatore. Il blogger, nella mia personale visione, non è un influencer circa il metodo di studio. Il blogger è un intermediario, il quale utilizza i suoi strumenti (es. studi precedenti, accesso ad articoli non sempre raggiungibili, ecc) per collegare il mondo dell’accademia e quello dell’uomo della strada senza interferire troppo, salvo dover blastare chi scrive idiozie, ma non deve farlo mostrando due grafici e dandosi ragione, ma consolidare il più possibile le proprie affermazioni.

Ecco perché, in conclusione, non dovere dare retta a nessuno a priori. Lasciate perdere le frasi ad effetto e i jokes. Chiunque (blogger, scienziato, commentatore) può comportarsi dagli altri due elementi della lista e nessuno è immune dall’errore, non io, non i vostri idoli, non i vostri blogger preferiti, non voi. Tenetelo bene a mente.

Sull’Autore

Classe 1993, vengo da Finale Ligure (SV) e sono caporedattore della sezione "Economia politica e attualità". Mi sono laureato in Scienze internazionali e diplomatiche a Genova con una tesi in economia internazionale sulla Single Euro Payments Area (SEPA). Il mio interesse per l'economia nasce dal corso di Economia politica del primo anno (odiato dal 90% degli studenti, compreso chi lo ha già passato). I miei principali interessi riguardano la diffusione della teoria economica (in particolare dell'economia monetaria e dei modelli di crescita) e lo studio di modelli macroeconomici (che, a volte, traduco e/o riassumo su questa piattaforma). Collaboro con MdC per la rubrica "Europa for dummies" e sulle questioni relative a "democrazia-populismo-popolo del web".

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