Dobbiamo ascoltare i ragazzi di Parkland

A volte, i media riescono a fare vuoto intorno a una storia che avrebbe solo bisogno di parole giuste. La retorica dei grandi titoli, urlati da destra e sinistra, andrebbe ripulita per lasciare spazio alla chiarezza delle informazioni. L’empatia, e non la simpatia, dovrebbe guidare chi scrive . Il 14 febbraio 2018 un ragazzo, Nikolas Cruz, entra in uno degli edifici della Marjoy Douglas High School nella città di Parkland, Florida. Armato di un fucile AR-15 semi automatico, uccide 17 persone, 14 studenti e 3 membri dello staff scolastico. Fin qui è una storia fin troppo familiare che, da Columbine in poi, ci ha anestetizzato a questo genere di fatti.

I reportage mediatici di solito seguono le seguenti fasi: schock, la notizia viene riportata in tempo reale, non si hanno dati certi; disperazione, interviste ai sopravvissuti e ai familiari delle vittime, immagini a ripetizione di persone in lacrime, il presidente e i vari organi politici inviano “thoughts and prayers“; dibattito, armi sì, armi no, è colpa del governo, è colpa delle falle nel sistema, è colpa dei videogiochi, è colpa degli insegnanti, non è colpa di nessuno sono cose che capitano; rabbia generale e oblio. Fino alla sparatoria successiva.

Questa volta è stato diverso, non c’è stato oblio ma un’ondata di sana rabbia che sapeva benissimo verso chi riversarsi e perché. Gli studenti della Marjoy Douglas High School hanno messo in chiaro fin da subito “noi saremo l’ultima sparatoria“. Questo, più di un semplice slogan, è una promessa che i ragazzi di Parkland hanno continuato a ripetere giorno dopo giorno, intervista dopo intervista, fino e oltre al dibattito di mercoledì 21 febbraio 2018, quando David Hogg, uno degli studenti, ha chiesto a Marco Rubio, senatore repubblicano della Florida: “senatore, può garantirmi che nel futuro non accetterà neanche una donazione dall’NRA?“.

NRA sta per National Rifle Association ed è un’associazione non-profit che dal 1871 difende il diritto dei cittadini americani di possedere un’arma da fuoco, come sostenuto dal secondo emendamento della costituzione. I metodi utilizzati per difendere questo diritto vanno da programmi di outreach, cioè d’informazione, portati avanti da membri dello staff dell’NRA nelle comunità statunitensi, a pubblicazioni, raccolte fondi e, ovviamente, lobbying politica. Una stima del Center for Responsive Politcs riporta che, durante le presidenziali del 2016, il partito Repubblicano abbia ricevuto $54 milioni in supporto dall’NRA, e di questi, $30.3 milioni siano andati alla campagna per eleggere Donald Trump.

                                                                                             Original art by GADDI.

La domanda di David Hogg non solo è legittima, ma è talmente candida e diretta che da sola basta a demolire più di 146 anni di retorica politica sulla regolamentazione delle armi. I ragazzi di Parkland hanno creato un’associazione, Never Again MSD che ha portato all’organizzazione di una marcia nazionale il 24 marzo 2018, Marchforourlives.
Qualche settimana prima della marcia, un’altra studentessa di Parkland, Emma Gonzáles, ha parlato così davanti a un raduno a Fort Lauredale: “i politici che siedono alla Camera e al Senato, nei loro seggi dorati finanziati dall’NRA e che ci dicono che niente poteva essere fatto per prevenire quanto accaduto, noi rispondiamo, “CAZZATE”. Ci dicono che leggi più dure sulle armi non diminuiscono la violenza. Noi rispondiamo, “CAZZATE”. Ci dicono che un uomo buono con una pistola ferma un uomo cattivo con la pistola. Noi rispondiamo,”CAZZATE”. Ci dicono che le pistole sono attrezzi, esattamente come i coltelli e pericolose come le macchine. Noi rispondiamo, “CAZZATE”[…] Ci dicono che noi ragazzi non sappiamo quello di cui stiamo parlando, che siamo troppo piccoli per capire come funziona il governo. Noi rispondiamo, “CAZZATE“.

                                                                                        Original art by GADDI.

Il discorso è scritto a penna su dei fogli protocollo, come la domanda posta il 21 febbraio alla rappresentate dell’NRA Dana Loesch, scritta in piccolo su un fogliettino ripiegato più volte su se stesso. Il giorno della marcia, Sam Fuentes, un’altra ragazza di Parkland che è stata ferita da uno dei proiettili durante la sparatoria e che da allora soffre di crisi da stress post traumatico, è salita sul palco e in un momento particolarmente difficile emotivamente, ha vomitato. Eppure i giornali di tutti gli schieramenti, dal momento in cui ci sono state le prime manifestazioni e i primi discorsi, hanno iniziato ad aggiungere la parola “attivista” ai loro nomi.

Per la narrativa che è stata scelta e venduta sugli stand nazionali e sui link online, i ragazzi di Parkland non potevano essere solo studenti. Il 26 marzo, la rivista The New Yorker esce con questo titolo, “Giovanna d’Arco e la passione di Emma Gonzáles“. Nell’articolo, Gonzáles viene comparata all’eroina francese del 1400. Peggio, la giornalista equipara la potenza del suo discorso a Washington D.C. alla recitazione di Renée Maria Falconetti, che interpreta Giovanna d’Arco in un film del 1928. Non si risparmia neanche inutili descrizioni del suo abbigliamento o drammatici crescendo per ricalcare le sue lacrime e i suoi silenzi.

Questo tipo di narrativa, a prima vista, sembrerebbe supportare il movimento, ma in realtà tutto quello che fa è isolare una singola figura elevandola a esempio da seguire, rendendola quindi più fragile e meno credibile perché più esposta. A turno, tutti i ragazzi che hanno parlato sono stati presi di mira da media di destra e di sinistra. Le accuse vanno dalla manipolazione da parte degli adulti, a veri e propri complotti architettati dal governo per far passare le leggi sul controllo delle armi.

Una settimana fa, una delle conduttrici di Fox News, Laura Inghram, ha annunciato di volersi prendere una settimana di ferie dopo la controversia partita da un suo tweet dove ridicolizzava uno degli studenti. Un video in cui una delle studentesse strappa l’immagine di un bersaglio, è stato modificato facendo sembrare che stesse strappando la costituzione americana. Il video è stato poi reso virale dal social network di destra “Gab”. I media e i politici sono spaventati e a ragione. Questo movimento sta dimostrando che la nostra generazione e quelle dopo sono disposte a chiamare le cose per quelle che sono. La scusa di essere troppo piccoli per capire la politica non vale più, a volte le scelte sono esattamente quello che sembrano. I governi e gli adulti di quei governi che cercano di rendere più complicato quello che è semplice per mascherare la verità e cioè che ci sono interessi in gioco che se ne fregano della sicurezza del comune cittadino, avranno un brusco risveglio.

                              Original art by GADDI (https://www.facebook.com/GaddiGaddiGaddi/).

Never Again MSD, e la marcia del 24 marzo, che ha radunato numeri che non si vedevano dalle manifestazioni contro la guerra in Vietnam, hanno palesato un’incoerenza che va oltre le sedi del potere, direttamente al cuore di quell’America trumpista che nel 2016 ha lasciato incredulo il resto del mondo. Non credevamo fosse possibile, invece gli americani hanno votato l’uomo ricco che parla come loro. Sono gli stessi che considerano un loro sacrosanto diritto possedere uno o più fucili d’assalto e chiamano traditori coloro che cercano di regolare questo diritto.

Noam Chomsky scriveva che una delle caratteristiche dei Paesi totalitari è quella di considerare come traditore della patria chi critica il governo. Aggiungeva anche che l’America è l’unico Stato democratico dove critica del governo e critica dell’istituzione si equiparano, quindi chi lo fa è considerato un traditore. Seguendo il racconto della sparatoria di Parkland, risulta quantomeno sorprendente il fatto che il pubblico possa credere a una narrazione complottista, che vuole il governo complice di attivisti-attori, pagati per rubare ai cittadini il diritto di difendersi, e contemporaneamente possa sostenere che il governo sia quella massima istituzione democratica e non contestabile. La risposta viene dai ragazzi di Parkland che non si fanno fermare dalla paura o dall’età. Alle bugie raccontate dagli adulti per proteggere un sistema che favoreggia il denaro alla sicurezza dei cittadini, loro rispondono “CAZZATE”. E vanno ascoltati.

Sull’Autore

Scrivo da quando non sapevo leggere e inventavo scarabocchi sui fogli. Crescendo mi sono sempre affidata alle parole cartacee trovandole spesso più efficaci di quelle solo dette. Studio scienze politiche internazionali in Galles ma ho il cuore a Bologna. Viaggio per curiosità e per avventura perchè mi piace raccontare le storie del mondo. Niente batterà mai un piatto di tortellini.

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