Verde e Rosso, l’Argentina divisa sull’aborto

Buenos Aires. 19 febbraio 2018. Centinaia di donne, ragazze e ragazzi sventolano fazzoletti verdi, pañuelos, al grido di “aborto legal”. 27 marzo 2018. Due milioni di argentini sfilano per le strade delle principali città, sventolando fazzoletti rossi, sotto lo slogan vale toda vida”.
Due cortei diversi, due giorni diversi, due istanze diverse, due colori diversi, un unico Paese: l’Argentina. Un unico tema: l’aborto.

Manifestazione per la legalizzazione dell’aborto, a Buenos Aires, davanti al congresso argentino.

Dal 1880, l’aborto è perseguito dalla legge argentina e le piccole modifiche che durante i decenni sono state apportate, di fatto, non lo hanno reso legale: l’interruzione di gravidanza non è penalmente perseguita solo nei casi in cui la donna è in pericolo di vita o nei casi di stupro di donne con disabilità mentale.

Secondo il ministero della Salute ogni anno in Argentina, su una popolazione femminile di 22 milioni, si stimano fra i 370000 e 522000 aborti clandestini, eseguiti molto spesso senza particolari attenzioni sanitarie, che spingono le donne in un turbinio di cliniche clandestine e di drammatici strumenti casalinghi, quali ferri da maglia o tubi di gomma. Oltre ai decessi destano molta preoccupazione, secondo lo Human Right Watch, le 45.000-65.000 ospedalizzazioni di donne e ragazze che ogni anno si riversano nelle strutture sanitarie, in seguito alle pratiche non controllate di interruzione di gravidanza.

In questo scenario, il governo, guidato dal conservatore Mauricio Macri, a fine febbraio, ha voluto intraprendere un dibattito parlamentare sulla depenalizzazione dell’aborto, il progetto di legge è già stato firmato da 71 parlamentari su 257. La legge, che prevede la possibilità di interrompere la gravidanza nelle prime 14 settimane, sarà votata a giugno e avrà bisogno di almeno 129 voti della camera bassa per passare in Senato.
L’inizio del dibattito ha diviso il Paese, da una parte i movimenti abortisti con i fazzoletti verdi, legati al movimento femminista “ni una menos”, dall’altra, i rossi movimenti pro-vita.

Uno slogan dei movimenti pro-vita argentini: “Sí a la vida”.

Numerosi  cortei e diversi “eventi cromatici” che in questi mesi si stanno svolgendo e organizzando nelle città del Paese hanno visto l’appoggio, da entrambe le parti, di eminenti personalità, una fra tutte Papa Francesco, che il 16 marzo ha inviato una lettera al popolo argentino in cui sostiene implicitamente le manifestazioni pro-vita, auspicando che “possiate dare il vostro contributo nella difesa della vita e della giustizia, affinché seminiate pace e fraternità, affinché miglioriate il mondo con il vostro lavoro, affinché vi prendiate cura dei più deboli e condividiate a mani piene tutto ciò che Dio vi ha regalato”.

Gli ambienti cattolici, forti del sostegno del Santo Padre, hanno partecipato alle manifestazioni del 27 marzo e hanno compilato un documento, firmato da 22 sacerdoti che operano nelle periferie di Buenos Aires, in cui criticano aspramente l’azione dei movimenti abortisti, poiché la depenalizzazione non porterebbe ad alcun beneficio né ad alcun miglioramento delle condizioni di vita degli abitanti delle periferie degradate, accusando, inoltre, i pañuelos verdi di prendere “i poveri come giustificazione per i loro argomenti” in quanto “si parla di tasso di mortalità per aborto delle donne dei quartieri più poveri (…) ci sono discussioni che dovrebbero essere prioritarie e di strumentalizzare le masse socialmente disagiate per avvalorare la proposta di legge.

Dall’altra parte, il movimento per il diritto dell’aborto, guidato da Celeste McDougall e Natalia Saralegui, che lotta insieme al movimento femminista ni una menos, ha visto l’esplicito sostegno di 86 intellettuali, fra cui il Ministro della Cultura, firmatari di una lettera in cui chiedono, oltre alla depenalizzazione, anche una corretta educazione sessuale a scuola e la sensibilizzazione dei più giovani contro la violenza sulle donne.

Davanti al congresso, le manifestanti mostrano i pañuelos verdi.

Le manifestazioni continuano a colorare l’Argentina di verde e rosso, in attesa di giugno, data in cui sarà deciso l’avanzamento o lo stop della proposta di legge sull’aborto che, in caso di esito positivo, porterebbe il Paese sudamericano a unirsi allo scarno gruppo dei paesi latini, Uruguay e Cile, che hanno già depenalizzato l’interruzione di gravidanza.

 

Fonti:

www.tpi.it/2018/03/21/argentina-donne-aborto/

it.euronews.com/2018/04/20/argentina-il-dibattito-sul-diritto-all-aborto-divide-il-paese

www.lastampa.it/2018/03/27/vaticaninsider/ita/nel-mondo/argentina-milioni-in-piazza-contro-laborto-tutta-la-vita-ha-valore

www.hrw.org/legacy/women/abortion/argentina

 

 

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