Mike the Meme: una chiacchierata su libertà, idiozia e censura ai tempi dei social

Sono qua con Michele Lorefice: ventotto anni, romanziere, musicista, personaggio del web con il nome di Mike the Meme. Presentati ai nostri lettori e dicci qualcosa che non sappiamo di te.
Non sono mai stato molto bravo nelle auto-presentazioni. Direi che hai riassunto abbastanza bene quello che ho fatto nel corso della mia vita, aggiungerei anche “laureando in filosofia”, ma niente di più. Qualcosa che non sapete? Non mi viene in mente nulla, sono sincero.

Tu sei stato anche, e sei tuttora, il portavoce di Sesso Droga e Pastorizia. Per chi non la conoscesse SDP è una grossa pagina e community che ha raggiunto in Italia i quai 2 milioni di like ed è stata più volte chiusa, fino praticamente alla sua “morte”. Di essa e di ciò che veicolava s’è parlato molto nel 2017. Prima di tutto, cos’era davvero per te SDP?
Dunque, per me SDP, come tutti gli spazi che ho frequentato sul web, era ed è un luogo d’incontro, prima virtuale, e poi anche reale. Ho sempre sfruttato internet per immergermi fra le persone, conoscere qualcosa di più sul mondo che mi circonda, per esprimermi il più liberamente possibile entro i limiti delle regole delle varie piattaforme ed entro i limiti imposti dalla legge. Questo per me è ed è stato SDP. Se poi volessimo provare a dare un’interpretazione generica alla pagina, possiamo dire che SDP ha sempre cercato di esorcizzare con leggerezza e in maniera abbastanza “trash” tutti gli aspetti della nostra società, ovviamente con la schiettezza e semplicità che offrono i meme.

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Michele Lorefice, ai più noto come MIKE THE MEME

La base quindi era una sorta di dark humor o meglio trash humor, per staccare dalla serietà e noia quotidiane e farsi una risata. Qualcuno però ha esagerato e sono arrivate le accuse di razzismo, bullismo etc. Quali sono le difficoltà che avete trovato nell’arginare questi elementi? E perché secondo te molto utenti del web non riescono a capire che il web fa parte del “mondo reale” e non è una zona franca nella quale poter bullizzare, discriminare, augurare morte e stupro (come fatto da alcuni utenti social verso la Boldrini, ma non su SDP) in maniera totalmente libera e randomica?
Hai posto una questione molto importante. Riguardo al primo punto, prima di tutto bisogna fare un distinguo fra quella che è la pagina Sesso, Droga e Pastorizia, in cui solo noi amministratori possiamo postare qualcosa, e quello che era il gruppo Pastorizia Never Dies, in cui qualsiasi utente poteva scrivere un post. Per quanto riguarda la pagina, non si è mai occupata, se non marginalmente forse, di dark humor. Definirei l’umorismo della pagina più trash o “ignorante”. Per quanto riguarda il gruppo, la questione è molto più complessa. Come dicevo prima, nel gruppo tutti gli utenti possono postare. Io sono subentrato quando il gruppo aveva già 240.000 utenti, un numero di persone superiore agli abitanti di molte città Italiane. Ora, converrai con me che per dieci amministratori che svolgono una funzione totalmente gratuita è impossibile controllare le migliaia di post che possono essere scritti in un giorno da un numero di utenti del genere e soprattutto – e su questo la legge parla chiaro – l’amministratore di un gruppo non è responsabile per quello che scrive il singolo utente. Non è facile per le forze dell’ordine arginare la criminalità in una città, figurati se è possibile fare lo stesso da parte nostra su un gruppo Facebook. La politica degli amministratori, ad ogni modo, sicuramente è sempre stata quella, tranne nei casi in cui si andava contro i termini imposti dalla legge, di lasciare libertà agli utenti. Ovviamente non sempre è facile per chi non si occupa di Giurisprudenza conoscere perfettamente cosa sia lecito e cosa no, ma di certo non abbiamo mai appoggiato quei comportamenti che tanto ci vengono imputati, e anzi, abbiamo sempre cercato di intervenire non appena notavamo atteggiamenti fuori luogo. Riguardo alla seconda questione, io penso che il problema fondamentale derivi dal fatto che internet è una realtà abbastanza nuova, non vi è ad oggi una legislazione molto definita, e quindi l’utente non è abituato ad un’educazione sociale 2.0. L’utente medio su internet si sente protetto da uno schermo, è convinto che ciò che viene fatto o scritto su internet rimanga su internet, e questo porta molti individui a tirare fuori certe propensioni che nella vita di tutti i giorni nascondono. Ma, ci tengo a sottolineare, il problema non è inerente solo alla nostra community. Se vai a leggere i commenti di molti utenti sotto le pagine di periodici online troverai le esternazioni più becere. Il caso della Boldrini è emblematico ma, ancora più emblematico, è il caso di Luca Traini che, dopo aver sparato a bruciapelo e ucciso delle persone di colore, si è visto ergere a eroe nazionale da parte di persone che la società definirebbe “normali”, gente che magari ha cinquant’anni e lavora alla posta. Per questo non sopporto quel giornalismo da clickbating che cerca di individuare il male nei gruppi Facebook appartenenti alle community di pagine ironiche, facendo passare ”i giovani d’oggi” per degli scapestrati, prendendo come esempio i commenti grotteschi di cinque scemi, scelti in un gruppo che magari ha decine di migliaia di utenti, e accomunando tutti gli utenti che ne fanno parte a quei pochi commenti, commettendo una grave fallacia logica.

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Uno screen della pagina incriminata Sesso Droga e Pastorizia

Ecco, ricollegandoci proprio a questo nel 2017, come dicevo all’inizio, si è parlato molto di SDP anche perché una giornalista italiana, Selvaggia Lucarelli, ha condotto una vera e propria crociata contro di voi. Accusandovi di cyber-bullismo, sessismo e discriminazione ha pubblicato spesso screenshot provenienti dalla vostra community. Una battaglia che, per quanto possa essere magari giusta, in realtà è stata portata avanti con metodi beceri come quelli della gogna mediatica. Secondo te perché così tanto accanimento da parte sua verso di voi?
La signora Lucarelli cercava, come suo solito, un pretesto per farsi pubblicità. Ha scelto la community italiana più seguita, l’ha fatta passare per il male assoluto, tramutando se stessa nella paladina che combatte questo male. È una tattica che usa chiunque cerchi di attirare consensi, la stessa tattica che ad esempio usa Salvini quando parla d’immigrazione. Si canalizza l’odio su qualcuno o qualcosa, e poi si finge di combatterlo. E l’odio, purtroppo, è un catalizzatore di energia molto potente. Sicuramente è giusto condannare il bullismo e le varie discriminazioni. Peccato che lei per combattere il bullismo usa il bullismo. Mi piace ricordare come quando, l’anno scorso, nel suo tentativo maldestro di prendersela con me, scrisse sul suo profilo seguito da più di un milione di utenti, il luogo in cui secondo lei io lavoravo, cercando di compromettere la mia posizione lavorativa. La cosa buffa di tutta la vicenda è che, essendo lei una giornalista molto competente, ha trovato un posto di lavoro sbagliato, in cui non ho mai lavorato, facendo cattiva pubblicità ad un’azienda senza motivo. Non è forse questo bullismo? Per non parlare delle minacce di morte, degli insulti diretti  a me e ai miei familiari, che mi sono arrivati dai suoi followers. Questo per dimostrare che il marcio non è presente solo nella community di SDP ma anche fra i followers di quelle stesse persone che si innalzano da sole su un piedistallo, facendo credere agli stolti di essere dalla parte del giusto. Ci tengo anche a precisare che le querele da lei millantate nei nostri confronti non sono mai arrivate, a nessuno di noi è arrivata alcun tipo di notifica dalla polizia postale per i capi (capi d’accusa, ndr) che la Lucarelli impropriamente ci assegna. Io posso dirti con certezza che ho la fedina penale pulita, al contrario della Lucarelli, la quale è stata condannata più volte per diffamazione. Io non ho mai condiviso in giro video porno di ragazze contro la loro volontà, al contrario della Lucarelli che qualche anno fa divulgò in rete il video hard di Belen. È buffo che una persona che ha avuto più volte problemi con la legge venga a farmi la morale, per cose che tra l’altro non ho mai fatto, non trovi?

Sicuramente poco coerente, certo. Tornando al discorso di fondo possiamo dire che il marcio, sui social media, è in un certo qual modo trasversale. Di fatto il web è un megafono: può dare l’opportunità di supportare una giusta causa facendola conoscere a tutto il mondo e parallelamente da anche la possibilità tecnica ad imbecilli di far sentire la propria voce o, a persone dalla dubbia etica, di condividere bufale di origine medica, scientifica o politica. Ed ora un’ultima e difficile domanda. Deve esserci un limite alla libertà di parola nel web? E se sì, qual è questo limite?
Questa è una domanda davvero molto complessa e, nel dare una risposta, si rischia di cadere nel relativismo più totale. Potremmo dire che un limite dovrebbero porlo le leggi, ma le leggi stesse, a mio avviso, essendo create dagli uomini, sono arbitrarie, e quindi non necessariamente giuste. È una domanda su cui rifletto da molti anni. Per farti un esempio, io gestisco un mio gruppetto personale, Il giardino di Mike the Meme. In questo gruppo, ad esempio, ritengo legittimo lo humor su una categoria di persone: ad esempio, le battute sulle persone in sovrappeso sono accettate, lo sfottò sul singolo individuo in sovrappeso no.
Penso che, da una parte, bisognerebbe essere elastici e permettere agli utenti di esprimersi, anche in modo becero ma, dall’altra, la cosa fondamentale è impedire l’accanimento sui singoli individui ignari, quelli che non sono semplici archetipi, come “il ciccione”, ma persone reali. Questo punto è comunque controverso, in quanto, ad esempio, ritengo che scherzare su un personaggio pubblico (ovviamente entro certi limiti) o su un fatto di cronaca non sia sbagliato. Anni fa lessi la notizia di un ragazzino morto cadendo da una ringhiera durante una “gara di sputi”. Trovai la scena veramente buffa, condivisi la notizia ridendo, e nel giro di tre ore mi trovai il profilo asserragliato da amici e parenti del ragazzino che m’insultavano e mi minacciavano. Tutt’oggi c’è un paese nel Lazio in cui non posso mettere piede. Il problema è che io non stavo ridendo del ragazzo, ma della situazione in sé: è logico che non sia contento per la morte di un ragazzino che nemmeno conosco; semplicemente l’idea che qualcuno possa cadere da una ringhiera durante una gara di sputi la trovo buffa. E magari, le stesse persone che s’indignarono ai tempi, oggi guardano sul digitale terrestre 1000 modi per morire e se la ridono di gusto, perché il tizio che si spara nei coglioni per sbaglio cercando di farsi il bidet, vivendo negli Stati Uniti, viene percepito in modo diverso. Non è un loro parente, non è un loro amico, nella loro testa è un semplice prototipo, dietro il quale, però, si cela un individuo reale.

Benissimo, caro Mike io ti ringrazio per la chiacchierata e ti saluto da parte mia e di tutta la Redazione di Mangiatori di Cervello!
Un saluto a voi, e grazie per l’ospitalità!

Sull’Autore

Cresciuto a punk-rock, 56kb e saggi sull'anarchismo sulla costa della Sardegna orientale, mi sono laureato a Bologna in Comunicazione con una tesi su web 2.0 e cyber-utopismo. Dal 2015 mi occupo di Digital Strategies nell'ambito di startup innovative. Un'ossessiva e mai sazia curiosità verso il mondo esterno ed i processi mediatici e socio-culturali che lo sottendono son ciò che mi han spinto a creare Mangiatori di Cervello, del quale sono il Direttore e Digital Strategist.

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