Il cittadino Macron contro la Francia – pt. 2: Ciò che abbiamo capito

(continua da La Francia contro il cittadino Macron – Ciò che abbiamo visto )

Ci siamo lasciati mentre ero alle prese con un tentativo che sinceramente mi immaginavo meno arduo di riapprocciarmi alla politica francese e ai suoi recenti sviluppi, sfruttando la ghiotta occasione di un’intervista particolarmente ruvida che ha visto contrapposti il 15 aprile 2018 , il Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron e due giornalisti tutt’altro che accomodanti, Edwy Plenel di Médiapart e Jean-Jacques Bourdin di BFM TV. E potremmo riassumere quanto detto in precedenza in due righe: mi aspettavo di trovare il primo numero dell’inedito comics franco-americano “Capitan Macron – A Brand New World” che mi permettesse di iniziare questa nuova stagione del mio cinefumetto politico preferito senza bisogno di recuperare tutti i numeri Marvel precedenti pubblicati da quando il generale De Gaulle lanciava i suoi proclami da Radio Londra ad oggi. E, beh, le mie aspettative erano state tristemente, nonché abbondantemente, deluse.

“Un gran sfoggio di muscoli al Palais Chaillot” (di Mougey, da Le Canard Enchainé)

Ne emergevano però con maggiore chiarezza i temi al centro della vita politica francese degli ultimi mesi, che nei giorni successivi, con l’ausilio dei vari quotidiani – buona parte dell’informazione francese viaggia ancora speditamente su carta -, di articoli di vari blog e soprattutto della newsletter curata dal corrispondente italiano del Foglio Francesco Maselli (newsletter senza la quale molto probabilmente la redazione di questo articolo e del precedente sarebbe risultata di gran lunga più ardua).

Tra i temi emersi, in primis lo sciopero dei ferrovieri, gli cheminots, uno sciopero particolarmente duro perché spalmato sulla bellezza di tre mesi tra aprile e giugno, con alcuni giorni di interruzione pressoché totale dei servizi ferroviari nazionali e locali, intervallati da giorni di servizio grossomodo regolare. Sciopero questo lanciato  in seguito alla decisione da parte del governo di trasformare la SNCF (la Ferrovie dello Stato francese) in società per capitali e di sopprimere lo statuto particolare degli cheminots, statuto che prevede alcuni diritti particolari come ad esempio la possibilità di biglietti scontati per le famiglie. Buona parte della stampa francese e non solo (La7 ad esempio) ha spesso utilizzato a riguardo il termine “privilegio”. Mi permetto in questo caso una riserva.

Anche in questo caso comunque, da parte di Macron, sulla difensiva per tutto il tempo dell’intervista, si è mantenuta una difesa delle posizione assunte dal governo proponendo però anche una netta distinzione tra quelle che secondo lui sarebbero lamentele con le quali è sì in disaccordo ma che rispetta e quelle “non giustificate” (e che quindi, a rigor di logica, non rispetta) che sarebbero quelle dei vari collettivi studenteschi che nei primi giorni di questa primavera transalpina stanno occupando più università – non solo parigine – e che stanno venendo a più riprese allontanati dalla polizia su richiesta dei presidi delle facoltà in questione (È del 20 aprile scorso lo sgombero della facoltà Paris 1 Tolbiac, da Macron stesso citata nell’intervista prima dopo un tentativo di sgombero precedentemente fallito). La posizione di Macron – che, devo dirlo, non è una posizione che alle mie orecchie bolognesi suoni così tanto originale – è che queste proteste, che seguono l’approvazione della legge ORE (Orientation et  Reussite des Etudiants) lo scorso 8 marzo, non siano legittime perché guidate da gruppi di non studenti politicizzati, il che sarebbe tutto da verificare. La legge in questione mira a risolvere la problematica del “tirage au sort”, ovvero del sorteggio, cui sono stati costretti gli organi di selezione del percorso universitario, l’anno passato, in mancanza di criteri di selezione e dei pochi posti disponibili nelle università. La proposta di sostituirla con dei criteri “di merito” ha sollevato problematiche legate sia a una più complessiva critica al percorso scuola-lavoro abbastanza affine a quella incontrata in Italia sia problematiche maggiormente connesse all’attuazione della stessa della legge e alle sue tempistiche particolarmente serrate.

 

Interviste giovedì e domenica: la risposta di Macron ai ferrovieri – “Beh, anch’io voglio voglio stressare i francesi 2 giorni su sette” (vignetta del disegnatore francese na!)

Ma le questioni affrontate non si esauriscono certo qui: lo sgombero della zona occupata (la ZAD, in origine anagramma per “zone d’amenagement differé“, ovvero “zona a gestione diversificata” reinterpretato poi in “zone à defendre”, “zona da difendere”) di Notre Dame des Landes, dove avrebbe dovuto essere costruito il progetto di un aeroporto ora abbandonato e dove negli ultimi giorni sono avvenuti degli sgomberi che mirano, dal punto di vista di Macron a “riportare lo Stato di diritto” e il controllo dello Stato.  Ma gli intervistatori non risparmiano nemmeno a Macron le questioni legate ad alcune divisioni che stanno caratterizzando i gruppi parlamentari de La République En Marche, il suo partito, per quanto riguarda le modifiche ai meccanismi per richiedere asilo in Francia. Meccanismi che  mirano a rendere più rapida la procedura per le richieste di asilo, alcune delle quali svolte in videoconferenza (più rapide ma più spersonalizzanti, e senza l’ausilio di eventuali interpreti in loco nelle CAFDA e nelle OFPRA, le organizzazioni francesi che si occupano delle domande di asilo) rischiando però di escludere molte persone dalla possibilità di ottemperare tutti gli adempimenti necessari a causa dei tempi molto stretti.

Insomma, le questioni trattate non sono certo poche.

“Verso una convergenza delle lotte?” – ” Il mio blocco è più incisivo!” “- “No il mio.”- “Ma proprio per niente. Il mio lo è!” (di na!)

E su tutte queste questioni, Macron è sempre e comunque  sulla difensiva. È stato lui a ricercare l’intervista, e questo da un lato lo mette in una posizione di forza, ma l’ha ricercata anche perché ne aveva bisogno, in un momento in cui le problematiche si sommano e la sua scelta di essere un Presidente meno presente nelle faccende interne rischia di essere controproducente.

Ed è per questo che negli ultimi sette giorni Macron sembra aver intensificato la sua attività pubblica, al contempo sulla scena nazionale, con questa ed un’altra intervista a TF1 nemmeno due giorni prima (incentrata principalmente sulla questione siriana), ed internazionale (si veda ad esempio il discorso tenuto all’Europarlamento sui temi del “decisionismo democratico” contrapposta alla “democrazia autoritaria”). Sembra insomma già iniziata sotto traccia – ma nemmeno così tanto sotto traccia – la sua campagna elettorale per le elezioni europee del 2019.

E se da questo dibattito non è dato dire se sia uscito vincitore o sconfitto – o se sia in fin dei conti utile stabilirlo – in realtà ne esce comunque come l’unico volto a cui i francesi sono ancora comunque, volenti o nolenti, costretti a rivolgersi. Gli oppositori politici al momento, in Francia come in Europa, sono ancora in piena riorganizzazione e questo pone inequivocabilmente il “cittadino” Emmanuel Macron in una posizione di forza.

Se questi vince davvero questo confronto è però forse soprattutto non tanto per merito suo ma per merito complessivo del sistema francese stesso. In chiusura Macron parla dell’intervista in questione come della dimostrazione stessa delle possibilità offerte dal sistema democratico contrapponendole a quelle di sistemi da alcuni mitizzati come quello russo o a involuzioni autoritarie europee come quella ungherese  o polacca. Laddove il ragionamento di Macron però pecca è nel presentare questa caratteristica quasi esclusivamente come un merito proprio, quando forse sarebbe più da trovare nella tenacia e nella caparbietà dei giornalisti francesi e del complesso dell’organizzazione pubblica francese, dove non solo non è un’eccezione il porre domande scomode al proprio Capo di Stato (certo, va da sé che non tutti saranno disposti a farlo), ma dove l’opinione pubblica viene riappassionata al dibattito sulla cosa pubblica anche grazie a queste occasioni di confronto e di dibattito.

Io quantomeno, opinione pubblica per un giorno, riappassionato finalmente alle complesse questioni di un sistema cui torno ad avvicinarmi e che mi riservo di meglio comprendere (e vuoi pure criticare) io  – ora come ora – non posso fare altro che ringraziare un sistema che, pur nelle sue incoerenze, riesce comunque a aprire spiragli di confronto, anche duri, e opportunità di approfondimento.

Sull’Autore

Nasco a Como nel '92, parto per Bologna a studiare Lingue nel 2011 e, con la testa almeno, non la lascio più. Al momento vivo a Parigi, dove perfeziono lo studio dei dialetti arabi orientali. Seguo particolarmente le vicende politiche francesi, maghrebine e mediorientali. Ascolto di tutto, mangio di tutto, leggo di tutto, vedo di tutto. Sono un bulimico della narrazione.

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