Karansebes, fuoco amico e débâcle asburgica

Ve la ricordate la Crimea? Quel coriandolo di terra ucraina che affaccia sul Mar Nero? Bene, quindi ricorderete anche che un paio di anni fa il suddetto coriandolo decise di autoannettersi alla Russia, facendo incazzare un po’ tutti, Ucraina in pole position. La Crimea è sempre stata al centro delle mire di molti stati grazie al porto della sua capitale, Sebastopoli, importantissimo crocevia marittimo del Mar Nero. Un paio di secoli fa, precisamente nel 1784, la Crimea faceva parte dell’Impero Ottomano, che l’aveva ottenuta in seguito alla guerra del 1786-74 con la Russia. Quest’ultima, dieci anni dopo la pace, decise di riprendersela, appoggiato dall’Austria-Ungheria di Giuseppe II. Fin qui nulla di particolarmente interessante. In effetti la guerra che ne seguì, quella del 1787-92, fu semplicemente l’ennesima guerricciola tra Russia e Impero Ottomano (12 in totale), per nulla diversa dalle precedenti. Ad eccezione di un particolare evento. 

Era il pomeriggio del 17 Settembre 1788, e il tempo scorreva senza fretta né voglia. Karansebes era ed è tuttora un insignificante paesino situato nella parte rumena del Banato, regione storica dell’Europa centrale, situato vicino al fiume Timis e circondato dalle montagne. La storia non si era mai particolarmente interessata a Karansebes, almeno fino a quel giorno. Infatti circa centomila soldati dell’esercito dell’Austria (allora arciducato dipendente dal Sacro Romano Impero), alleato della Russia nella guerra contro i Turchi, si erano accampati vicino al quel paesino con l’intenzione di attraversare il fiume. Obiettivo: distruggere tutti gli ottomani sull’altra sponda.

Il problema è che nessuno sapeva se lì ci fosse effettivamente anche l’ombra di un turco. I comandanti dell’esercito decisero quindi di mandare una staffetta di soldati in esplorazione per capirne qualcosa di più. Venne scelto per la missione un drappello di ussari, cavalieri dall’uniforme molto colorata e dall’armamento leggero. Qui c’è da fare una precisazione. L’esercito austriaco era qualcosa in più di un semplice esercito: in esso infatti si parlavano qualcosa come 10 lingue, essendo l’altra arciducato austriaco una compagine etnicamente molto eterogenea. La conseguente Babele linguistica fu la principale causa dell’epocale disfatta austriaca di Karansebes.

L’Arciducato d’Austria verso la fine del ‘400 (in arancione). Oltre a questi possedimenti l’Austria nel corso dei secoli si allargò anche verso il Belgio, l’attuale Repubblica Ceca e la Lombardia, arrivando con il Trattato di Campoformio del 1797 a inglobare persino la Repubblica di Venezia. Con il crollo del Sacro Romano Impero l’arciduca d’Austria si autoproclamò Imperatore nel 1804, unendo la corona austriaca con quella ungherese.

Siamo rimasti al punto in cui gli ussari vengono scelti come avanguardia per esplorare l’altra sponda del fiume Timis. Dopo aver setacciato l’area per un po’ di tempo, senza aver trovato uno straccio di turco, gli ussari decisero di staccare per qualche ora dalle fatiche della naia. Caso volle che vennero raggiunti nel bel mezzo della siesta da un gruppo di nomadi valacchi (zingari), carichi di vino da vendere e accompagnati da alcune donne di facili costumi. Senza fare complimenti, gli ussari comprarono il vino e si presero una sbronza epocale.

Nel frattempo i comandanti dell’esercito si erano stancati di aspettare gli ussari, e mandarono ad attraversare il fiume una compagine di fanti rumeni. Questi, dopo aver attraversato il Timis, trovarono gli ussari completamente ubriachi, e invece di fare qualcosa anche solo lontanamente intelligente, rubarono il vino ai cavalieri e cominciarono anche loro a darci dentro. Gli ussari, vuoi per l’ostilità etnica (loro erano tedeschi, i fanti rumeni), vuoi per la superiorità del corpo militare, vuoi perché erano ubriachi marci, iniziarono a menare le mani, erigendo addirittura della fortificazioni per difendersi dai soldati.

Coppia di ussari austriaci

Qui inizia il circo. I fanti rumeni, pur di mandar via i cavalieri, iniziano ad urlare “Turcii! Turcii!” (in romeno: I Turchi! I Turchi!). Non l’avessero mai fatto. Dalle mani si passò ai fucili. Un soldato accidentalmente fece partire un colpo, e dall’altra parte non esitarono a rispondere alla cortesia. Un tempesta di proiettili si riverso da un lato e dall’altro, con gli austriaci convinti che i romeni fossero turchi travestiti e i romeni convinti che gli austriaci fossero ottomani a cavallo.

Mentre infuriava la battaglia arrivarono sul posto degli ufficiali di cavalleria, che iniziarono a urlare a fanti e ussari di fermarsi. Il problema del miscuglio etnico puntualmente si ripresentò: i fanti romeni, a cui si erano aggiunti lombardi e slovacchi, confusero gli Halt! degli ufficiali con degli Allah!. Il risultato fu ovviamente che gli ufficiali vennero scambiati per turchi e quindi coinvolti nel parapiglia. La situazione non sarebbe potuta andare peggio di così, ma sappiamo benissimo che al peggio non c’è mai fine. Infatti un ufficiale che controllava una postazione di artiglieria decise, forse in preda all’adrenalina, di aprire il fuoco dei cannoni sul campo di battaglia austriaco.

Intanto dall’altra parte del fiume il grosso dell’esercito austriaco, ormai preparatosi per la notte vicino Karansebes, iniziò a sentir cantare i fucili e i cannoni, deducendo quindi che l’avanguardia aveva trovato i turchi. I colpi però spaventarono i cavalli da tiro, che travolgendo i recinti iniziarono a sparpagliarsi per il campo. Il caos equino fu però confuso per una carica di cavalieri turchi, e il comandante dell’artiglieria diede ordine di aprire il fuoco sui cavalli. Anche qui dal caos si passò velocemente al panico totale: i soldati, complice per l’ennesima volta la barriera linguistica ed etnica, si scambiarono a vicenda per ottomani, con il risultato di trasformare l’accampamento di un bagno di sangue.

Giuseppe II fu imperatore del Sacro Romano Impero e arciduca d’Austria assieme alla madre Maria Teresa dal 1765 al 1780, governando da solo dopo la morte di questa fino al 1790. Suo lascito più importante fu la politica di secolarizzazione del clero austriaco, chiamata in suo onore Giuseppinismo.

Molti soldati, completamente disorientati e terrorizzati, raggiunsero la carrozza dell’imperatore Giuseppe II, chiedendogli cosa fare. Gli aiutanti di Giuseppe cercarono di difendere l’asburgico a suon di spadate, finendo però col restare travolti dalle zoccolate dei cavalli imbizzarriti. L’imperatore, ormai alla mercé del parapiglia causato dai suoi soldati, capitombolò non si sa come in un fiume, riuscendo poi a raggiungere una casa e chiedere aiuto. Quando i turchi arrivarono sul posto due giorni dopo, non poterono far altro che felicitarsi della carneficina e prendere Karansebes senza sparare un colpo.

Nonostante ci siano molti dubbi sul fatto che questo massacro sia realmente avvenuto, più fonti attestano che la battaglia di Karansebes è più di un semplice mito sull’inefficienza degli asburgici. Paul Bernard e Geoffrey Reagan hanno parlato di più di 10000 vittime austriache sul campo di battaglia, ma questo dato non è supportato da alcun tipo di prova. La maggior parte degli autori restringe il numero a qualche centinaio, tenendo anche conto che molti dispersi tornarono poco tempo dopo nei ranghi dell’esercito.

Sull’Autore

Molisano bolognese, storico in erba e polemico introverso. Esperto di aria fritta e politica, ama i giri in autobus senza meta e i calzini colorati.

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