Love: una perfetta anti-favola contemporanea

Love è una serie originale Netflix creata da Judd Apatow (già produttore di Girls della HBO), Lesley Arfin e Paul Rust (che interpreta anche il protagonista maschile). È stata distribuita per la prima volta nel 2016 e quest’anno si è conclusa con la terza stagione, disponibile sulla piattaforma streaming dal 9 marzo.

Love ha per protagonisti Mickey Dobbs (Gillian Jacobs) e Gus Cruikshank (Paul Rust), due ragazzi che hanno superato la trentina e vivono a Los Angeles.

Lei lavora presso una stazione radiofonica come program manager e soffre di dipendenza da droghe, alcol, sesso e amore. Insomma: Mickey è parecchio incasinata, un po’ una trottola impazzita, eccitante ma anche sfiancante e difficile da decifrare.

Gus sembra invece essere equilibrato: si presenta come il tipico bravo ragazzo, a tratti un po’ naïf e anche troppo buono (il tipo di persona di cui gli altri si approfittano). Lavora come tutor sul set di una celebre serie televisiva, anche se in realtà aspira a diventare uno sceneggiatore e/o un regista.

Gus e Mickey hanno due personalità che si oppongono e si attraggono irresistibilmente: lui è gentile, pacato, uno che non osa mai troppo, lei al contrario dice sempre quello che pensa a costo di mettersi in situazioni imbarazzanti e vive e sperimenta tutto fino in fondo senza negarsi nulla. Non sorprende affatto che Gus cerchi in Mickey un giro sulle montagne russe e che lei a sua volta veda in lui qualcuno che la possa aiutare a “incasellarsi” meglio fornendole quell’equilibrio che da sola non sa trovare. Ma – chiaramente – le cose non sono mai semplici, né nella vita reale, né in questa serie a mio avviso imprevedibile e gustosissima.

Nella prima stagione Mickey e Gus si sono incontrati (in circostanze singolari) e si sono legati per poi respingersi; nella seconda stagione c’è stato un riavvicinamento, ma entrambi, a modo loro, hanno rischiato di mandare tutto il loro rapporto alle ortiche. E in questa terza e ultima stagione che succede? Qual è la conclusione di questa storia d’amore contemporanea?

Senza svelare troppo, posso dire che questa season è riuscita a darci un epilogo praticamente perfetto, nella sua imperfezione. Nella loro coppia i ruoli si ribaltano, scombinando tutte le carte in tavola: Mickey riesce a costruirsi una routine sana e a ottenere eccellenti risultati in campo lavorativo. Con molto impegno prende in mano la sua vita e cerca al contempo di vivere al meglio il suo rapporto con Gus. La vera rivelazione è proprio quest’ultimo: scopriamo che in realtà non è poi così equilibrato – soprattutto, le problematiche e le debolezze che ha e che ha lungamente nascosto, risultano essere non così diverse da quelle di Mickey. Gus ha un’enorme quantità di rabbia repressa che esplode come una bomba (a scoppio ritardato); egli raggiunge un punto di non ritorno in cui comprende che non può più celare se stesso interpretando il ruolo del “bravo ragazzo del Midwest”.

Gus diventa Mickey, Mickey diventa Gus. In una terapia di coppia, questo scambio delle parti verrebbe considerato provvidenziale: esiste un modo migliore di capire l’altro, empatizzare e avvicinarsi a lui? Arrivate fino all’ultima scena dell’ultima puntata e capirete.

Love è a mio parere una delle serie migliori di questi ultimi anni: leggera e spensierata, spassosa e riflessiva, introspettiva e totalmente folle. Uno spaccato terribilmente realistico di come nasce e si sviluppa, oggi, una storia d’amore tra due trentenni pieni di paure, fragilità, ambizioni e un bagaglio esperienziale importante. Due persone comuni ma anche uniche e peculiari, che cercano il loro spazio, la loro strada, che si amano ma si scontrano con le infinite difficoltà che l’amore comporta. Due ragazzi che però ci provano, ci credono – e che, quando perdono fiducia in loro stessi o nella coppia, continuano a tentare, senza smettere di cercarsi, senza restare rigidamente incastrati nei loro ruoli o nei loro modus operandi.

Una perfetta anti-favola contemporanea.

Sull’Autore

Classe 1987. Sono nata e vivo a Gorizia, ho conseguito la laurea magistrale in Filosofia presso l’Università degli Studi di Trieste nel 2015. Collaboro con le riviste “Charta sporca” (per la quale scrivo recensioni di film e articoli su tematiche filosofiche), “Friuli Sera” (dove analizzo opere di Street Poetry e Street Art nella rubrica “Poesia di strada”) e con “La Chiave di Sophia”. In passato ho scritto per due quotidiani locali, “Il Piccolo” e “Il Messaggero Veneto” di Gorizia. A maggio 2017 la casa editrice Historica ha pubblicato il mio racconto “Imago” nell’antologia “Racconti friulani-giuliani” e di recente è stato pubblicato un mio saggio su “Esercizi filosofici”. Le mie passioni sono la scrittura, la filosofia, il cinema, i libri e l’insegnamento.

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