Nell’Oceano Pacifico c’è un’immensa isola di plastica

Invisibile fino al momento in cui ci si naviga attraverso, un’ isola di plastica grande quanto tre volte la Francia sta uccidendo silenziosamente la vita nei mari.

È il 1997 e l’oceanografo e velista americano Charles Moore sta solcando le onde del Pacifico. Ha appena completato la Transpacific Sail Race e sta facendo ritorno verso la California quando si imbatte in una distesa sterminata di rifiuti di plastica: la Great Pacific Garbage Patch. Sino ad allora sconosciuta, si tratta di una vera e propria discarica in cui a causa delle correnti, oggetti di uso quotidiano si ammassano fino a creare una vera e propria nube di rifiuti e detriti che nel corso degli anni è cresciuta a dismisura.

Se negli anni appena successivi alla scoperta gli studi della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) ne quantificavano l’estensione in un’area grande quanto il Texas, una nuova ricerca pubblicata su Scientific Reports parla di un’estensione pari ad almeno tre volte la Francia ( 1.6 milioni di km²), 16 volte più grande di quanto ci si aspettasse.

La grandezza esatta è difficilmente stimabile perché la maggior parte dell’isola non è visibile né da aerei, né satelliti. Galleggiando appena sotto la superficie, per navigarci attraverso sono necessarie condizioni meteo che garantiscano il mare piatto.

I ricercatori ritengono che il 20% dei rifiuti che compongono questa discarica marina provenga dallo tsunami in Giappone del 2011. Comprende 42 mila tonnellate di megaplastiche (ad esempio reti da pesca, il 46% dell’intero ammasso), 20 mila di macroplastiche (cassette e bottiglie), 10 mila di mesoplastiche (tappi di bottiglia) e 6.4 mila tonnellate di microplastiche (frammenti di oggetti di plastica rigida, componenti delle reti da pesca).

Il contenuto dello stomaco di una tartaruga. Credit: Ocean Cleanup Foundation

Il dato sulle reti da pesca è abbastanza sorprendente visto che è il doppio di quanto ci si attendesse, oltre che preoccupante: le reti fantasma (così vengono definite) intrappolano, strangolano e soffocano cetacei, foche e tartarughe, provocando la morte di 100 mila animali marini ogni anno.

La pubblicazione sulla chiazza del pacifico coincide con un nuovo rapporto proveniente dalla Gran Bretagna,  Foresight Future of the Sea, che ci avverte che se non saranno prese misure più efficaci, l’inquinamento della plastica negli oceani sarà triplicato entro il 2050. Inoltre, passando per le implicazioni economiche, il report dichiara che la plastica è insieme al riscaldamento globale la più grande minaccia per i nostri mari.

Provocatoriamente, con lo scopo di sensibilizzare le persone su questo fenomeno così deleterio per il Pianeta ma così poco conosciuto e dibattuto, un gruppo di ambientalisti ha invitato le Nazioni Unite a riconoscere l’isola di plastica nel pacifico come una nuova Nazione, con a capo l’ex vice presidente USA e ambientalista Al Gore.

Isole oceaniche di rifiuti non esistono solo nel Pacifico. Sempre invisibili dalle immagini aeree, ne esistono altre quattro: una nel Mar dei Sargassi, una ad ovest delle coste del Cile, una nell’Atlantico del sud tra Argentina e Sud Africa, una nel Mare di Barents. Per cui quando osserviamo un mappamondo ricordiamoci che l’azzurro di quei mari così azzurro non è.

Confronto tra la densità di plastica nei mari tra il 1962 e il 2018. Credit: Ocean Cleanup Foundation

Oltre ad uccidere direttamente gli animali marini che scambiano le plastiche per facili prede oppure le assorbono come un plancton sintetico, la plastica entra indirettamente nella catena alimentare, interferendo con la nostra alimentazione. Inoltre queste isole costituiscono dei veri e propri ecosistemi dove si stanno stanziando migliaia di tipi di microrganismi, alcuni dei quali patogeni come i batteri del genere vibrio.

Rimuovere i rifiuti utilizzando reti da pesca sarebbe pressoché impossibile, per questo la fondazione olandese indipendente Ocean Cleanup ha escogitato un sistema altamente tecnologico in grado di convogliare le plastiche in aree più dense, in modo che possano essere raccolte attraverso imbarcazioni e portate a riva.

La Ocean Cleanup prevede di lanciare il primo sistema di raccolta nella prossima estate partendo da Alameda, in California. L’azione della fondazione, unita alla sensibilizzazione e alla riduzione della produzione potrebbero darci una speranza per il futuro.

In mare ogni anno finiscono almeno 8 milioni di tonnellate di plastica. L’equivalente del contenuto di un camion della spazzatura che, ininterrottamente ogni minuto dell’anno, riversa il suo carico in acqua. Con questo ritmo, nel 2050 al nostro camion che lavora senza tregua, se ne aggiungeranno altri tre. In termini di peso, se non saranno prese misure drastiche, solamente entro trent’anni  i mari potrebbero contenere più bottigliette che pesci.

Sull’Autore

Appassionato di scienza, amo la semplicità, odio i semplicismi

Articoli Collegati