Separare il Sud Italia: quando Cosa Nostra voleva farsi Stato (1991-94)

L’Italia non è nuova a tentativi di colpi di Stato o piani eversivi volti a smantellarne l’attuale impianto politico: nella Storia rimane la memoria del fallito golpe Borghese del 1970, o quello precedente, non attuato, del Piano Solo di Giovanni de Lorenzo, nel 1964.

Quella che vi racconteremo oggi è la storia di un progetto, non più concretizzatosi, che venne ideato in quel “sottomondo” in cui spesso criminalità mafiosa, massoneria, servizi segreti deviati e forze politiche estreme si incontrano, volto a separare politicamente il Mezzogiorno dal resto del Paese.

Fantapolitica? Non proprio. Questa storia è supportata dalla testimonianza di un collaboratore di giustizia ed ex uomo d’onore: Leonardo Messina. Figlio di uno zolfataro e di una casalinga, nato nel 1955 in provincia di Caltanissetta, venne affiliato a Cosa Nostra nel 1980, all’interno della famiglia di San Cataldo (Caltanissetta).

Leonardo Messina

Arrestato il 16 aprile 1992, iniziò a collaborare a giugno dello stesso anno. Ritenuto da investigatori e magistrati un collaboratore particolarmente attendibile, fornirà informazioni direttamente a Paolo Borsellino, poi ucciso a luglio con l’autobomba di Via D’Amelio.

Leonardo Messina venne poi ascoltato il 4 dicembre 1992, nel pieno della stagione stragista di Cosa Nostra, dalla Commissione Parlamentare Antimafia, allora presieduta da Luciano Violante, trasferitasi temporaneamente nella località segreta dove Messina risiedeva. La testimonianza del collaboratore di giustizia nisseno alla Commissione è il documento centrale di questa storia.

Messina iniziò a narrare del progetto eversivo-separatista facendo riferimento ad una riunione tenutasi ad Enna un anno prima, nel dicembre 1991: è la riunione in cui Riina, insieme a tutti i caporioni dei Corleonesi e ai rappresentanti delle altre province, decise di mettere in atto la “strategia stragista” di attacco allo Stato; tra le altre, si discussero anche le direttive in merito all’idea di separare il Mezzogiorno dall’Italia:

LEONARDO MESSINA: Cosa Nostra sta rinnovando il sogno di diventare indipendente, di diventare padrona di un’ala dell’Italia, uno Stato loro, nostro.

LUCIANO VIOLANTE, PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE: L’obiettivo è quello di rendere indipendente la Sicilia rispetto al resto d’Italia?

LM: Sì. In tutto questo Cosa Nostra non è sola, ma è aiutata dalla massoneria. […]

LV: Lei ha fatto più volte riferimento alla massoneria. Vuole spiegare questo rapporto?

LM: Molti degli uomini d’onore, cioè quelli che riescono a diventare capi, appartengono alla massoneria. Questo non deve sfuggire alla Commissione, perché è nella massoneria che si possono avere i contatti totali con gli imprenditori, con le istituzioni, con gli uomini che amministrano il potere diverso da quello punitivo che ha Cosa Nostra. […] Desidero precisare che tutto quello che dico non è fonte di deduzioni o di interpretazioni, ma è quello che so. […] Cosa Nostra non può più rimanere succube dello Stato, sottostare alle sue leggi, Cosa Nostra si vuole impadronire e avere il suo Stato.

LV: […] Vi sono forze politiche siciliane d’accordo su questo progetto del separatismo?

LM: Loro appoggeranno una forza politica a distanza di qualche anno che partirà dal Sud. Ora la manovra non viene dal Sud.

LV: La manovra viene da altre parti, però Cosa Nostra appoggerà una forza politica siciliana. E’ questo che sta dicendo?

LM: Sì […]

LV: Riina è il capo di questa strategia tendente a separare la Sicilia dal resto d’Italia?

LM: Si, è uno dei capi. […]

LV: Il tipo di separatismo di cui lei ha sentito parlare, di cui si decideva a Enna, riguardava soltanto la Sicilia o anche altre parti d’italia?

LM: Riguardava l’organizzazione di Cosa Nostra. Non si parlava della Sicilia ma dell’organizzazione, quindi delle regioni dove c’è Cosa Nostra.

LV: Quindi, la separazione dovrebbe riguardare non solo la Sicilia.

LM: Sicilia, Campania, Calabria, Puglia. […]

LV: […] Vorrei chiederle se in Sicilia oggi ci sono alleati politici favorevoli a questo progetto.

LM: Li stanno creando.

 

A cosa poteva riferirsi Leonardo Messina con quel “li stanno creando”?

Potremmo incrociare questa affermazione con un ulteriore fatto storico: la fondazione, l’8 ottobre 1993, del movimento Sicilia Libera, costituito a Palermo su input diretto di Leoluca Bagarella, uno dei massimi killer e boss di Cosa Nostra, nonché cognato dello stesso Totò Riina (poiché fratello della sua moglie Ninetta Bagarella).

Stando a quanto apprendiamo da informative della Dia del 3 giugno 1997 e del 31 gennaio 1998, la creazione di Sicilia Libera fu parallela alla formazione di altri movimenti/partiti di stampo indipendentista dai nomi programmatici, quali Calabria Libera (fin dal 19 settembre 1991), Lega lucana, Campania Libera, Abruzzo Libero, etc: presumibilmente, sarebbero state queste le forze politiche che avrebbero dovuto supportare l’azione separatista.

Considerato il clima di instabilità politica dovuta alle stragi di Capaci e via D’Amelio (1992), e le bombe di Roma, Firenze e Milano (1993), è possibile che gli attentati rientrassero in un più ampio organigramma, volto ad indebolire lo Stato e permettere alle forze eversive di farsi largo in quell’Italia impaurita e in allarme per le bombe mafiose.

In seguito alle dichiarazioni di Messina, la Direzione investigativa antimafia inizia ad indagare sulla nascita delle leghe meridionali: in tale opera risulteranno coinvolti soprattutto personaggi della massoneria e della destra eversiva. Due i nomi più importanti: Licio Gelli, uno degli uomini più controversi della storia italiana, faccendiere e già Gran Maestro della loggia eversiva P2 (che grande scandalo suscitò negli anni ’80), e Stefano Delle Chiaie, estremista di destra a capo del gruppo neofascista Avanguardia nazionale, coinvolto nei processi per la strage di Piazza Fontana (12 dicembre 1969) e per la strage di Bologna (2 agosto 1980).

Licio Gelli

Ulteriori informazioni le fornì pure un altro collaboratore di giustizia, Massimo Pizza, intermediario finanziario legato alla criminalità organizzata. Pizza fece il nome dell’avvocato massone Egidio Lanari, che fondò la Lega Meridionale Centro-Sud-Isole sotto impulso dello stesso Gelli, a sua volta ispiratore di quel “progetto politico rivoluzionario” (lo stesso a cui si riferisce Leonardo Messina) al quale avrebbe collaborato anche la “massoneria internazionale”; progetto al quale, sempre secondo le testimonianze, diede il proprio benestare in un primo momento lo stesso Giulio Andreotti (salvo poi tirarsi indietro tra il ’91 e il ’92).

Pizza raccontò che la Lega meridionale altro non era che un braccio di Cosa Nostra: questa avrebbe attuato il progetto politico di Gelli, che «sarebbe sfociato in una nuova forma di Stato». Riferendo quanto gli fu detto da tale Carmelo Cortese, indicato come ex membro della P2 e membro della ‘Ndrangheta, Pizza disse, in un interrogatorio del 25 luglio 1996:

[Cortese] mi parlò della Lega Meridionale come di una longa manus di Cosa Nostra per attuare il predetto progetto di rivoluzione politica. Il progetto si articolava in tre fasi: una fase di infiltrazione nelle istituzioni e in particolare nell’arma dei Carabinieri e nella Polizia […]; una seconda fase consistente nella delegittimazione della classe politica e della magistratura. In proposito il Cortese mi disse che in qualsiasi momento potevano mettere nei guai chiunque perché erano ricattabili […]; una terza fase militare.

Stando ad una fonte di Pizza interna alla Lega Meridionale, il progetto eversivo sarebbe poi fallito per il progressivo disinteresse e disimpegno di coloro che lo avevano inizialmente appoggiato.

Potremmo allora supporre, per concludere, che nel frattempo la stessa Cosa Nostra, accantonato il piano di diventare una forza a capo di uno “Stato del sud”, avesse preferito “affidarsi” a nuovi referenti politici? Il boss mafioso Giuseppe Graviano si incontrò in un bar di Roma, nel gennaio del 1994, con Gaspare Spatuzza, altro uomo d’onore. Graviano riferì a Spatuzza in merito ad un “paesano” e a “quello di Canale 5” che avrebbero messo “il Paese nelle mani della mafia”. Questo è quanto Spatuzza, divenuto poi collaboratore di giustizia, riferirà agli inquirenti.

Le ipotesi, sostenute dai Pm palermitani che si stanno occupando del processo sulla trattativa Stato-Mafiariporterebbero le identità del “paesano” e di “quello di Canale 5” a Marcello Dell’Utri (ex manager Fininvest, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, “paesano” poiché originario di Palermo come Graviano e Spatuzza) e Silvio Berlusconi, che proprio nel 1994, immediatamente dopo gli anni 1991-93 in cui il progetto eversivo fu presumibilmente elaborato e poi accantonato, vinse le elezioni ricevendo l’incarico di governo.

In merito agli eventuali rapporti tra Cosa Nostra e Berlusconi attendiamo che si esprima la sentenza del processo sulla suddetta trattativa, della quale abbiamo già scritto qui.

 

La trascrizione della testimonianza di Leonardo Messina alla Commissione Parlamentare Antimafia è interamente consultabile, all’interno del sito web del Senato, qui.
Ulteriori dettagli sulla vicenda narrata sono riscontrabili in La trattativa, Maurizio Torrealta (BUR Rizzoli, 2010).

Sull’Autore

Trapanese d'origine, studio all'Università di Bologna dal 2014. Laureato in Lettere Moderne, attualmente studio Scienze Storiche. Da appassionato di storia e fatti relativi a mafia e criminalità organizzata, ve ne racconterò nei miei articoli, oltre a tutto il resto di cui mi interesso nel tempo libero.

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