Prima degli scenarieconomici, imparate a leggere

Non è facile parlare di altri blog, specie quelli grandi con molti followers fedeli e disposti a immolarsi per la causa al grido di “Rosicone, buonista, servo delle banche, autorazzista antiitaliano” e mi mancano ancora “Zecca rossa, macedone comunista di merda, spacciatore ucraino, hater, pidiota, immigrato, necroflio, zoofilo” e oh mio Dio sto diventando Boban Pesov! Scherzi a parte… Sì, oggi è una di quelle volte in cui devo fare le pulci agli altri e, chissà perché, è un articolo di Maurizio Giustinicchi (si, ancora lui!) da Scenarieconomici.it. Sempre due sono, un maestro e un apprendista.

L’articolo in questione è PERCHÈ SECONDO IL FMI L’ITALIA NON DEVE LASCIARE L’EURO pubblicato in data 6 dicembre 2017. Ecco, questo post rappresenta il caso limite di come non si debba fare il blogger in ambito economico finanziario.

Sapete come mai l’Italia non deve lasciare l’EURO? Forse per la Ciiiiina? Forse per non pagare la benzina 20.000 lire il litro? Per la superinflazione? Noooooo! Niente di tutto questo, ma semplicemente perché altrimenti l’economia interna ripartirebbe:

“L’Italia non può abbandonare l’Euro perché la “reintroduzione della Lira sarebbe visto come una sorta di elisir magico (per l’economia) che renderebbe inutili ulteriori riforme (che abbattano pensioni, salari, welfare state e diritti del lavoro).”

Parole e musica di:

Barry Eichengreen (Consulente FMI).

Dobbiamo giocoforza schiattare sotto il peso della colpa dei nostri peccati.

Ad maiora

Quando ho letto “Barry Eichengreen” ho avuto un colpo, essendo Eichengreen un famoso economista e storico economico americano, autore di alcuni importanti testi quali Gold fetters o European monetary unification, o dell’articolo (scritto con Charles Wyplosz) The unstable EMS, che non manco mai di citare quando parlo dello SME. Quindi ho dedicato particolare attenzione all’articolo in questione.

Il fatto di citare il FMI per fare clickbait ha già poco senso, ma ne ha ancora meno considerando che la citazione viene da un ex consulente(dal 1997 al 1998) del FMI. È come se lui dicesse “Sbarile sostiene questa idea, quindi è l’idea del Comune di Finale Ligure“. Eh no, poiché un consulente (o, nel mio caso, un tirocinante) non per forza sostiene il punto di vista dell’organizzazione di riferimento, e infatti basta leggere la biografia di Eichengreen su wikipedia per scoprire come, in passato, egli abbia criticato l’operato del FMI.  Quindi punto primo: il Fondo monetario internazionale non c’entra nulla con quanto detto.

Secondo: Giustinicchi non sa leggere. Infatti, l’articolo da cui ha preso l’estratto, “Italia fuori dall’euro? Nella storia non c’è retromarcia”dice esattamente il contrario di quanto sostiene lui. Prendiamo alcuni stralci:

La possibilità di finanziare i consumi a buon mercato ha creato un falso senso di prosperità, che ha incoraggiato i Paesi beneficiari a rinviare le riforme e ha consentito decisioni di investimento avventate, che ora gravano sulle istituzioni finanziarie che le hanno intraprese. (…) Ma riconoscere che adottare l’euro è stato un errore non significa che la linea d’azione migliore sia abbandonarlo ora. La storia non ha la retromarcia. Uscire dall’euro non risolverebbe i problemi dell’Italia. (…) Tutte queste considerazioni non implicano che esista una strada radiosa verso l’equilibrio economico e finanziario dell’Area Euro, ma le riforme necessarie per fare fronte ai problemi di oggi richiedono maggiore fiducia nel processo d’integrazione e fallirebbero se prevalessero i movimenti populisti. (…) le politiche monetarie della Bce, i crediti erogati dalle istituzioni finanziarie pubbliche (come l’Esm) e i fondi strutturali hanno prodotto benefici ben superiori a quelli che avrebbero potuto produrre le politiche nazionali in condizioni d’isolamento. Non aver saputo approfittare di tali vantaggi fino in fondo è una colpa dell’Italia, non delle istituzioni europee.

Quindi, dove sarebbe questa “confessione” sull’Italia che ripartirebbe se uscisse dall’euro nelle parole di Eichengreen? Semplice, non c’è. Come colpo di grazia alla versione di Giustinicchi, il paragrafo successivo alla citazione cambia completamente il senso del discordo:

Inoltre, abbandonare l’euro avrebbe due costi seri. Il primo è che scatenerebbe il caos finanziario. Sapendo che la lira viene introdotta per lasciarla deprezzare rispetto all’euro, gli investitori fuggirebbero via. Il mercato azionario e il mercato obbligazionario crollerebbero. Importanti istituzioni finanziarie diventerebbero insolventi e bisognerebbe chiudere le banche a tempo indeterminato come è successo a Cipro (…) Il secondo costo sarebbe quello di mettere a rischio l’accesso dell’Italia al mercato unico. L’abbandono dell’euro sarebbe visto dai partner europei come un atto ostile, una revoca da parte italiana dei doveri prescritti dai trattati. Il deprezzamento della lira sarebbe visto come un tentativo di risolvere i problemi degli esportatori italiani a spese dei loro concorrenti esteri, spingendo la Germania e altri a replicare con restrizioni ai commerci.

Insomma “non sembrano le condizioni ideali per un pronto ripristino della crescita“. Per il resto della disamina vi rimando all’articolo. Senza contare che persino l’estratto citato da Giustinicchi non dice “Se usciamo dall’euro, l’Italia torna a crescere ma il FMI non vuole perché se no cresciamo troppo“, ma che nulla assicura che più prosperità renda possibile fare più riforme, le stesse riforme (anche fiscali e a livello europeo) auspicate da Eichengreen.

E ora, come nelle migliori Epic rap battles of history è il momento di rivolgermi direttamente all’autore, poiché potrebbe leggere queste righe e ripostarle sul suo profilo definendomi eurista e quindi incapace di intendere e di volere, schiavo, “Emigrato di merda” (cit). Guardi, a definirmi “favorevole all’euro” ci pensò già Paolo Becchi durante una conferenza, ma il marketing non funziona con me come con i suoi followers, poiché, come già precisai all’epoca, io sono uno scienziato e sono devoto a logica ed economia, non allo starnazzare di docenti di diritto i quali si credono esperti di economia solo perché c’è gente che gli dà corda dicendo “Sì, bravo, dici le mie stesse cose!” scrivendo le più infami nefandezze.

Lei ha preso le cattive abitudini del suo degno compare Antonio Rinaldi, che più volte ha scritto falsità autocelbrative (lo scrissi qui) basate su un ragionamento superficiale per poi dire “Gli ultimi indefessi che ancora sostengono di volersi immolare per Maastricht, non riescono a contrastare con argomentazioni scientifiche chi invece sta seriamente conducendo la “battaglia” nei confronti dell’insostenibilità della moneta unica. La loro tecnica risiede solamente nel terrorizzare letteralmente la popolazione”. Giusto, perché invece ricorrere a fake news (quelle che, secondo voi, rappresentano la contraddizione al mainstream e la cui lotta è vista come un atto della dittatura europea) per sostenere le proprie idee (tipo la curva di Philips di breve periodo su un arco di 50 anni senza spiegare gli andamenti della stessa serie) rappresenta un’argomentazione seria, vero?

Voi siete come il Consiglio dei Rick, ovvero “Per nascondervi dal Governo siete diventati uno stupido governo“; un pensiero unico laterale al “mainstream”, ma non siete indipendenti dall’ideologia, quanto dipendenti dal vostro stesso marketing. Ah e prima che mi accusi di essere favorevole a questa Europa e all’euro e anche alla sterilizzazione dei pargoli, non lo sono e trovo ridicoli certi allarmismi tipo “Se usciamo l’inflazione sarà al 50%“. Su che base, poi? Con che effetti? Non si sa. Il problema è la reciprocità, perché essendo l’eurismo ridicolo in questo paese, ci si aspetterebbe un euroscetticismo dotato di capacità critiche maggiori.

Ma per piacere, l’euroscetticismo in questo paese è a rischio fallimento e poco importa la portata dei vostri followers. Siete al 60% teoria, al 30% marketing e al 10% improvvisazione. Come scrissi qui non pretendo che tutti diventino econometristi, ma diamo un limite. Il limite dovrebbe darlo lei essendo molto più vicino ad essere un influencer di quanto lo possa essere io. E non dica che questo suo post non influenza i lettori! Basta andare a vedere la pagina FaceBook di scenarieconomici.it: tale articolo ha un numero di condivsioni maggiore rispetto agli altri.

In conclusione, ora mi dica: chi è la vera fake news?

Ad Maiora, Auf Wiedersehen, anzi, no.

Sull’Autore

Classe 1993, vengo da Finale Ligure (SV) e sono caporedattore della sezione "Economia politica e attualità". Mi sono laureato in Scienze internazionali e diplomatiche a Genova con una tesi in economia internazionale sulla Single Euro Payments Area (SEPA). Il mio interesse per l'economia nasce dal corso di Economia politica del primo anno (odiato dal 90% degli studenti, compreso chi lo ha già passato). I miei principali interessi riguardano la diffusione della teoria economica (in particolare dell'economia monetaria e dei modelli di crescita) e lo studio di modelli macroeconomici (che, a volte, traduco e/o riassumo su questa piattaforma). Collaboro con MdC per la rubrica "Europa for dummies" e sulle questioni relative a "democrazia-populismo-popolo del web".

Articoli Collegati