Riflessione lampo: la decadenza occidentale

Il 1989 è stato l’annus mirabilis del trionfo occidentale. Il colosso comunista era crollato, si diceva, sotto il peso delle sue stesse contraddizioni. Il bianco cavaliere statunitense, con i suoi fedelissimi seguaci, aveva finalmente ucciso a suon di libertà di espressione, democrazia e capitalismo la feroce bestia comunista, dispotica e oppressiva – aveva vinto finalmente il long twilight struggle. Il reame era ormai salvo, i sudditi erano grati al loro magnifico condottiero che li aveva salvati dalla minaccia incombente!

È ormai un fatto riconosciuto che l’essere umano, per una banale questione di sopravvivenza, tenda a semplificare. Nella semplicità riesce a cogliere subito la situazione e scegliere di conseguenza, nel minor tempo possibile. Il problema è che il mondo in cui viviamo è ormai tutto, fuorché semplice; le scelte che siamo obbligati a intraprendere sono sempre più complesse e sempre più a lungo termine. E non siamo adatti per questo genere di cose. In queste dinamiche di semplificazione poi, gioca un ruolo fondamentale la logica della dicotomia: buono e cattivo, bianco e nero.

Senza perdere tempo inutilmente dietro quei soliti vaneggiamenti sulle varie scale di grigi che dovrebbero esistere tra i due colori opposti – che è poi un ragionamento che prendiamo in considerazione solo quando ci fa comodo – è innegabile che la logica della dicotomia o, come meglio viene definita, la logica del tifoso, ci costringe a prendere una parte e ad aderire a una linea di pensiero intransigente e dispotica, senza permetterci di esaminare a fondo e in maniera analitica il quadro completo.

Perciò, evviva! Noi occidentali abbiamo vinto. Ha vinto la nostra democraziaah no, aspetta. Ha vinto sì, ma forse non era superiore: è piena di contraddizioni, intasata di corruzione, dirottata da interessi personali e in balia del denaro. Sai cosa? È stata la nostra fede nel capitalismo, nell’economia liberale, ad aver avuto la meglio sull’ingombrante e farraginosa lentezza dell’economia russa – a pensarci un attimo, comunque, stiamo appena uscendo da una delle peggiori crisi della storia; l’unica cosa che aumenta è il conto in banca dei più ricchi, l’unica cosa che diminuisce è quello di tutti gli altri; la globalizzazione ci sta lentamente erodendo come le onde su una scogliera.

Se non altro ha vinto la libertà di espressione e di parola! In effetti sì, questa libertà è diventata così libera e sregolata da diventare un mostro infernale che dà la stessa autorità a qualsiasi individuo sulla terra e che perciò aumenta ovunque il caos e la disinformazione. Ha vinto il diritto e la libertà individuale, almeno? Certo che adesso è dura parlare di diritto, quando viene violato costantemente e in ogni modo possibile e la giustizia si è ritirata dai giochi; è assurdo parlare di libertà, quando le nostre catene non sono fisiche e il giogo non è visibile.

Siamo davvero sicuri che il problema fosse la bestia rossa? Eravamo forse più spaventati dalla nostra immagine riflessa in essa? Non abbiamo imparato nulla, noi spavaldi occidentali, e a furia di guardare dove puntava il nostro dito inquisitore, ci siamo dimenticati del corpo che lo sorregge. Come recita il motto degli Stati UnitiE pluribus unum”: “Da molti, uno” – almeno fin quando esiste qualcuno da combattere.
Che qualcuno trovi altri nemici, presto!

Sull’Autore

Nato e cresciuto a Bologna, cervellotico e scettico fino al midollo. Viaggio con la mente per comprendere, credendo in un'umanità sempre migliore. Anche solo un poco, poco davvero, dai.

Articoli Collegati