Villaggi Sovrani: veniteci a dire che non è utopia

“Voi non avete la minima idea di quanto in più potreste avere vivendo nei Villaggi Sovrani, ma soprattutto di quanto in più potreste dare!”.
Sembra uno spot per qualche gioco per bambini, una specie di castello gigante in cui “tutti troveranno tanti amici che oggi non hanno!”. Invece questi sono due estratti del manifesto dell’ex Partito dei Villaggi Sovrani che, sciolto per motivazioni abbastanza ovvie, ha dato vita a un sito in cui le idee sono ancora intatte.

Molto in sintesi: la loro idea sociale è trasportare ciò che la democrazia da sempre avrebbe dovuto essere in piccole città-stato sovrane, create gradualmente a partire dalla volontà popolare di uno Stato. Tante piccole Città del Sole, come quella teorizzata dal filosofo Campanella nel 1600, basate sul rispetto e sulla conoscenza.

E avendo anche il coraggio di dire che tutto questo non è affatto utopico. 

          Città del Sole teorizzata dal filosofo Campanella.

In realtà coloro che supportano questa strana idea lo fanno in buona fede. In fondo, sembrano voler dare una “valida” alternativa alla globalizzazione e ai nazionalismi. Tenendo fede ai concetti democratici di base delle varie costituzioni e ponendo l’altruismo come fondamento delle città.

Di base, tale teoria presuppone che la natura umana sia fondamentalmente “à la Rousseau. Il filosofo francese infatti sosteneva che l’essere umano sia per sua natura buono fin dalla nascita. É il mondo esterno quindi a influenzarlo nelle scelte sbagliate.

Con i tempi che corrono, tuttavia, forse dare ragione a Hobbes viene più naturale. Homo homini lupus, ogni uomo è lupo per un altro uomo. Ognuno di noi cioè, per sua natura, nasce individualista e decide di aggregarsi ad altri in una società solo per una mera questione di utilità.

L’utopia quindi non è tanto aver pensato questo “manifesto dei Villaggi“, quanto dare per scontato che ogni essere umano sia disposto a vivere in pace solo perché appartenente a un luogo più piccolo e quindi ipoteticamente più facile da tenere sotto controllo.

Adorno sosteneva che la vera libertà di scelta tra una A e una non fosse decidere tra le due, ma cercare l’alternativa C. Finché la C però resterà non attuabile, forse sarebbe meglio continuare a scegliere tra A e B.

Sull’Autore

Classe '96, universitaria per caso e musicista per scelta, scrivo per non sentirmi eccessivamente fuori posto in questo mondo.

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