Toni Iwobi: il realista leghista nègher

All’indomani dell’esito elettorale, ognuno di noi, dai social alle chiacchiere da bar, ha espresso la propria opinione sulle elezioni politiche appena svolte. A questa lista devono essere aggiunti, forse, anche i calciatori, o almeno uno: Mario Balotelli, che, attraverso una story sul suo profilo Instagram, ha attaccato un neo-parlamentare: il primo senatore nero della storia repubblicana, Toni Iwobi, eletto, sorprendentemente, fra le fila della Lega. Il giocatore del Nizza, contrariato, ha dichiarato: “Forse sono cieco io o forse non gliel’hanno detto ancora che è nero. Ma vergogna!
La risposta del neo parlamentare non si è fatta attendere: “Critiche di Balotelli? Preferisco ignorarlo in questo momento. Non mi interessa quello che scrive, ne ho abbastanza delle polemiche: voglio pensare al mio territorio e al nuovo compito che mi hanno affidato. Lui è un grande giocatore e rimarrà tale, spero che si limiti a fare il suo bel lavoro, visto che è portato a farlo”. Le polemiche innescate dall’ex attaccante del Milan non sono di certo passate inosservate al leader della Lega, Matteo Salvini, che ha rimandato al mittente le accuse attraverso il suo account Facebook: “Balotelli, non mi piaceva in campo, mi piace ancor meno fuori dal campo”.

La story di Mario Balotelli

La candidatura di Toni Iwobi nelle liste della Lega non è stata uno stratagemma elettorale per allontanare dal partito l’etichetta di razzismo e xenofobia, sebbene Salvini per tutta la campagna elettorale, ha fatto leva sulla sua popolarità anche fra gli immigrati regolari, da Facebook: “Non solo gli italiani, ma anche gli immigrati regolari ci chiedono regole ordine e sicurezza!”.

Toni Iwobi è sicuramente uno degli immigrati modello cari al Caroccio, militante da 25 anni, ha aderito alle battaglie che si sono susseguite nel tempo: da “Roma ladrona” a “prima il Nord“, all’ultima contro l’immigrazione clandestina “stop invasione”, slogan che è diventato immagine di copertina della sua pagina Facebook.
Toni Iwobi, nato in Nigeria nel 1955, è emigrato regolarmente in Italia, come ama sottolineare, per motivi di studio, 40 anni fa. Dopo il percorso formativo all’Università di Perugia, si sposta a Spirano in Provincia di Bergamo, dove lavora tutt’ora come imprenditore. Nel 1993 diventa militante e attivista della Lega Nord di Umberto Bossi e di Gianfranco Miglio, aderendo all’idea di federalismo fiscale. Nel paese bergamasco si dedica all’attività politica, culminata nel 2010 con la carica di assessore ai servizi sociali del comune di Spirano.

Nel 2015, diventa responsabile federale delle politiche di immigrazione e di sicurezza della Lega per volere di Salvini. E nello stesso anno, durante l’annuale manifestazione della Lega a Pontida, dal palco, indossando una t-shirt sulla quale era scritto “Non razzisti ma realisti”, Toni Iwobi, il “leghista nègher, come è chiamato affettuosamente dai colleghi di partito, tuonò contro l’immigrazione clandestina e contro le politiche del governo di centrosinistra al grido di “Tutta l’Africa in Italia non ci sta perciò noi diciamo aiutiamoli a casa loro”.

Iwobi auspica una regolamentazione rigida dell’immigrazione, accordi bilaterali con i governi dei Paesi di partenza, mantenimento del reato di clandestinità e controllo dei confini nazionali, infatti come lo  stesso sostiene: “L’immigrazione è nel DNA dell’ uomo, mentre la clandestinità non ha niente a che fare con l’immigrazione” e che ogni persona che scappa dalla guerra debba sicuramente essere aiutato, ma un’immigrazione senza controllo rischierebbe di ledere la dignità innanzitutto degli stessi immigrati.

La figura di Iwobi ha sicuramente destato interesse sia a sinistra che a destra. La prima sottolinea come il neosenatore sia solamente uno specchietto per le allodole, usato da Salvini, per nascondere il razzismo su cui la Lega si ispira, la seconda invece plaude al modello di “integrazione” e di immigrato, proposto dallo stesso senatore, definito da Vittorio Feltri su Libero: “l’unico immigrato che lo mette di buon umore” e “un caso favoloso di negro bergamasco”.

 

 

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