Scandalo Facebook: Cambridge analytica e campagna Trump

Americani, vi hanno venduto Trump come un happy meal!

Lo scandalo datagate relativo alla campagna di Trump rimbalza dalla TV ai social. Facebook ha perso circa nove miliardi in borsa tirando giù anche Twitter. La privacy di 50 milioni di account è stata violata per fini elettorali da Cambridge Analytica, società di analisi di big data. Oltre alle elezioni americane, influenzato anche il referendum sulla Brexit. Dopo le pressioni di UE, Stati Uniti e Gran Bretagna, oggi Mark Zuckerberg ha condiviso un post di mea culpa sul suo profilo Facebook. Giusto per restare in tema! A rivelare l’inganno è stato l’ex dipendente di Cambridge Analytics Chris Wylie.

Ma andiamo con ordine. Cambridge Analytica è una società che acquista dati per analizzarli. E fin qui nulla di scandaloso. In Italia l’anno scorso oltre un miliardo di euro è stato investito in big data. Il fine ultimo è convincerci a comprare qualcosa o, peggio ancora, a votare qualcuno studiando i nostri comportamenti. Non ci puntano una pistola. Siamo noi che con facilità mettiamo in piazza le nostre vite e con leggerezza votiamo i governi. La propaganda elettorale è la chiave di questo scandalo. Secondo la talpa, l’ex stratega di Trump Steve Bannon avrebbe iniziato a schedare milioni di votanti tre anni prima delle elezioni per testare il “microtargeting comportamentale”. La propaganda quindi non è più di massa come il cinema ai tempi di Hitler: ora è personalizzata sulla base del proprio “profilo”, nel vero senso della parola. Gli elettori sono diventati i clienti dei partiti, da convincere e fidelizzare.

Posto che i big data sono il nuovo oro nero – soprattutto per Facebook – proviamo a spiegare brevemente cosa è successo. Esistono delle app che promettono divertimento e svago. Per utilizzarle facciamo il login su Facebook acconsentendo al trattamento dei dati. Ed è in quel momento che tutte le informazioni sul nostro profilo vengono spiate, o meglio studiate e manipolate. Queste app sono dei veri e propri cavalli di Troia. È stato il caso dell’app Thisisyourdigitallife, che tramite un quiz sulla nostra personalità collezionava i nostri dati anagrafici e non solo.

L’app è stata scaricata da 270.000 persone. Questi utenti, pensando fosse un’app innocente, hanno autorizzato l’accesso alla loro lista di amici. E così, quasi come una catena di Sant’Antonio, si è arrivati a 50 milioni di utenti che hanno condiviso i propri dati. Ripeto, nulla di scandaloso. Con i geo-localizzatori i “collezionisti” di big data sanno dove siamo, cosa facciamo e con chi siamo. Come cantava J-Ax:“l’FBI fa Facebook e io cretino autocompilo il dossier”. La violazione del regolamento Facebook è  avvenuta quando il proprietario dell’app ha ceduto i dati a Cambridge Analytica senza il consenso degli utenti.

Il rischio sembra esserci anche per l’Italia in merito alla rinascita di un partito in auge negli anni Ottanta. Un nostro redattore due anni fa si interrogava sull’attendibilità dei big data in campagna elettorale, quando tutti i media davano Hillary Clinton come vincente. È il punto di vista ad essere differente. Nel 2016 ci si chiedeva se i big data riuscivano davvero a predire i risultati. Oggi ci chiediamo fino a che punto i big data sono usati per insinuarsi e costruire il consenso con il nostro, di consenso – intendo quello al trattamento dei dati!

Mark Zuckerberg ha dichiarato di impegnarsi perché tale furto non si ripeta mai più. Oggi Facebook, domani un’app. Resta il fatto che gli elettori si interessano sempre meno alla politica e votano con superficialità. Per sentito dire, per una foto shock o grazie alle fake news.  Tutto pane per i populisti che cavalcano odio e rabbia. L’analfabetismo funzionale cresce e per distrarci da una società allo sbando che facciamo? Giochiamo sui social. E poi ci lamentiamo. Come dopo aver mangiato un finto hamburger in un fast food.

Sull’Autore

Mediatrice interculturale ed ecologista, seguo con interesse l'innovazione sociale. Rientrata in Sicilia dopo aver vissuto in 3 continenti, contribuisco allo sviluppo incoraggiando i talenti e condividendo una sana informazione. Scrivo su economia, società, politica, ambiente, diritti per un risveglio culturale del Sud. Amo viaggiare e catturare momenti per tradurli in parole e foto, mostrando il mondo da diverse angolazioni

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