Controllo fuori controllo?

Ti svegli la mattina con il viso stropicciato e occhiaie chilometriche, sorseggi un buon caffè fatto con la tua sacra moca, ingerisci qualche boccone di presunti biscotti al burro, ti infili in vestiti più o meno pesanti ed esci alla volta del tuo posto di lavoro. Dal momento in cui metti il naso fuori dal portone di casa, vieni osservato.
È forse una citazione arraffata dal romanzo 1984? No, assolutamente no. È la Cina, la Cina oggi.

Dal momento in cui metti il naso fuori dal portone di casa, ti osservano le telecamere all’angolo della tua via, quelle della fermata dell’autobus, quelle all’interno dell’autobus, quelle che non distolgono mai il loro sguardo su di te nel tuo ufficio e quelle all’interno dell’aula in cui tieni la lezione. Se non ci sono le telecamere è il GPS che ti tocca tenere attivo per l’applicazione che usi per “timbrare il cartellino”, che informa costantemente a proposito della tua posizione.

Se non è il GPS, è l’applicazione WeChat che utilizzi per pagare anche un pacchetto di caramelle che dà delle informazioni sul luogo in cui ti trovi, i tuoi gusti, quanti renminbi ci sono nel tuo conto corrente. WeChat, una sorta di mega applicazione fondata nel 2011 e con la bellezza di 902 milioni di utenti, è una sorta di surrogato tra Facebook (vietato in Cina), Whatsapp (vietato in Cina), Skype (non più scaricabile in Cina dallo scorso autunno), Instagram (vietato in Cina) e PayPal, per pagare senza bisogno di contanti, semplicemente attraverso la scansione di un codice QR.

Fighissimo, direte voi. Di certo ha numerosissimi vantaggi. Ci si può tranquillamente dimenticare a casa il portafoglio senza morire di fame, ma nello stesso momento, per un po’ di comodità si decide di rinunciare alla propria privacy.

Ma di privacy di certo non si può parlare in un paese dove le telecamere non solo ti osservano costantemente, al contrario ti scrutano, ti riconoscono, immagazzinano dati su di te, registrano le tue azioni. È quello che succede per esempio nella città dove vivo, Jinan, prima città in Cina ad aver sperimentato gli “schermi della vergogna”. Il loro funzionamento è molto semplice, posti in incroci particolarmente trafficati, nel momento in cui qualche pedone, moto, bicicletta o e-bike, osi passare con il rosso, contravvenendo all’obbligo di contribuire alla realizzazione di una 文明城市 wenming chengshi, letteralmente  “città civile”, la scena del suo gravissimo peccato viene trasmessa sul giga schermo per una quindicina di secondi. Oltre ad essere diffamato di fronte alle centinaia di persone che nel frattempo volgono il loro sguardo verso “la scena del delitto”, la polizia compara l’immagine del “criminale” con il database in proprio possesso, e in una ventina di minuti si scova l’identità del colpevole.

Per quanto le pene non siano particolarmente severe, per esempio pagare una esigua multa, o seguire un mini-corso della durata di mezz’ora sul codice della strada o collaborare venti minuti con la polizia municipale per dirigere il traffico, essere messi alla gogna a livello pubblico è un fatto davvero gravissimo. Nella cultura cinese, infatti, il concetto di 面子 miànzi, letteralmente “faccia”, è qualcosa di complesso in cui confluiscono la dignità, il prestigio, l’autostima, la credibilità e il rispetto di cui l’individuo gode. Si può “perdere la faccia” (丢面子 , di miànzi) in mille modi diversi, per esempio non rispettando l’etichetta a una cena, rifiutando un invito con un secco “no!”, interrompendo qualcuno che sta parlando, criticando qualcuno in pubblico, tra le altre cose. Immaginiamoci vedere il proprio volto preso come ottimo esempio di “cittadino incivile”!

Ma se in qualche modo scampare dagli schermi della vergogna è possibile, rispettando le regole della strada, il passo oltre del governo è stata la creazione di una sistema di voto del cittadino, il cosiddetto “social credit system”.  Il progetto risale al 2014, nonostante dovesse entrare in vigore nel 2020, in realtà è già in uso dal 2016. L’obiettivo del sistema di credito sociale è quello di dare un voto ad ogni cittadino sulla base dello stato sociale ed economico su una scala che va da 350 a 950 punti.

I quattro elementi in particolare che vengono tenuti in conto sono : “onestà negli affari governativi” (政务诚信), “integrità commerciale” (商务诚信), “integrità sociale” (社会诚信), e “credibilità giudiziaria” (司法公信).

In poche parole se si parla male di un ufficiale del governo, se si fanno dei commenti controversi nei social network, se si imbrattata un bene pubblico, se non si pagano in tempo le bollette, le tasse, le multe, o si viene portati a processo per qualsiasi accusa, il proprio punteggio sociale scende e assieme a lui, il nostro accesso ad alcuni servizi. In particolare a partire dal 1° maggio 2018, se si divulgano false informazioni legate al terrorismo, se si creano problemi in volo, se si utilizzano biglietti del treno già utilizzati o se si fuma su un vagone di un treno, non si potrà prendere un treno o un aereo per un anno.

Questo è quanto successo all’avvocato Li Xiaolin, tra gli altri. Dopo essere stato accusato di diffamazione nel 2014, per un anno non poté acquistare biglietti di treni o aerei e addirittura, a distanza di due anni dal fatto, non gli fu permesso di ottenere un conto corrente. Quello che è certo è che il social credit system non dovrà di certo aspettare il primo del prossimo mese per entrare in vigore. Secondo la Corte Suprema del Popolo in una conferenza dei primi mesi del 2017 ha infatti affermato che 6 milioni 150mila persone sono già state affette da questo “provvedimento”.

Cosa c’è d’aspettarsi nel futuro? Quali saranno le punizioni inflitte a chi è incapace di pagare una multa in tempo? A quali servizi si vedrà negato l’accesso? Si dovrà comporre un codice per poter esprimere quello che si pensa senza passare dei guai? O si dovrà semplicemente tacere, venerando in silenzio l’Imperatore?

Ad oggi si può solo sperare che tutto ciò non accada e si può solo ricordare che BIG BROTHER IS WATCHING YOU.

Sull’Autore

Sono una venticinquenne nata tra le fenomenali montagne del Cadore, cresciuta tra le magiche calli di Venezia, e divenuta una donna tra le microscopiche particelle di particolato 2.5 di Jinan, una metropoli cinese. In Cina ci sono arrivata dopo aver fatto la scelta più importante della mia vita, ovvero scoprire quel mondo tanto misterioso quanto affascinante che è l’Oriente. Dopo cinque anni di università, di Spritz, di sudore, di Erasmus, di ragazzi sbagliati, di alti e di bassi, il sogno di trasferirmi in Cina si è finalmente realizzato. E proprio dal Celeste Impero sarò per voi una cantastorie.

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