Siamo tutti Lady Bird

Sono andata a vedere Lady Bird di Greta Gerwig piena di aspettative positive. Qualcosa nella trama e nel trailer mi ha attirata, conquistata. Il film è stato molto osannato dalla critica (stando a Wikipedia “Sul sito Rotten Tomatoes la pellicola ottiene il 100% delle recensioni professionali positive con un voto medio di 8,9 su 10 basato su 187 critiche, stabilendo il nuovo record del ‘film con il più alto numero di recensioni completamente positive’ su Rotten Tomatoes”), ha vinto due Golden Globes (miglior film commedia o musicale e migliore attrice alla giovane protagonista Saoirse Ronan) ed è stato candidato a ben cinque premi Oscar (miglior film, miglior regia, migliore attrice protagonista e non protagonista e miglior sceneggiatura originale), senza però vincerne nessuno.

Sono rimasta delusa dalla pellicola?

Forse mi aspettavo qualcosa di eclatante, una storia totalmente fuori dalle righe, rivelazioni, epifanie, colpi di scena. Ma no, in Lady Bird non c’è nulla di tutto questo – e allo stesso tempo c’è eccome. Com’è possibile?

È possibile perché la Gerwig ha messo in scena, scrivendo lei stessa la sceneggiatura del film, una storia in cui moltissime persone possono ritrovarsi. Una storia per così dire comune, di una liceale di Sacramento, California, che desidera ardentemente andare in un college newyorkese dove potersi immergere nella cultura, nella vita vera. In poche parole, quasi la storia della stessa Gerwig – anche se la regista ha raccontato che il personaggio di Lady Bird è basato solo in parte sulla sua infanzia e adolescenza, ma non è letteralmente lei (ecco il link di una sua breve intervista a The Late Show with Stephen Colbert: https://www.youtube.com/watch?v=HqcyKI6FNPc ).

La protagonista del film ha scelto per sé stessa il curioso nome Lady Bird, ma si chiama in realtà Christine e frequenta un liceo cattolico. Ha un rapporto molto controverso e sofferto con sua madre Marion (Laurie Metcalf), un’infermiera che si ammazza di doppi turni in ospedale per mandare avanti la famiglia, dal momento che suo marito ha perso il lavoro ed è in depressione da anni. Il nodo centrale della storia è proprio la relazione tra Lady Bird e sua madre.

Marion è una donna apparentemente fredda ed estremamente severa. Tiene molto alle apparenze: rimprovera duramente la figlia perché lascia i suoi vestiti sparsi in giro per la sua camera poiché non vuole che lei appaia come una stracciona – ma ciò che preoccupa la donna, in realtà, è il fatto che nella loro strampalata famiglia manchino i soldi. Le sta quindi a cuore che la figlia mantenga sempre un comportamento dignitoso e soprattutto non manca mai di ricordarle che deve restare con i piedi per terra. Lady Bird vorrebbe entrare in un college prestigioso, ma a scuola non brilla particolarmente e, come già detto, le finanze in casa scarseggiano.

Durante questo suo ultimo anno di liceo, Lady Bird inizia a frequentare un corso di recitazione, delude la sua migliore amica facendo comunella con una ragazza popolare ma superficiale, s’innamora (o crede d’essersi innamorata) per ben due volte, resta scottata da queste due esperienze sentimentali, va al ballo di fine anno e attende con ansia le famose lettere di risposta dai college… insomma, descritto così Lady Bird non sembra nulla più di una commediola americana banale e stereotipata.

Ma non preoccupatevi: non lo è affatto.

Quel qualcosa di cui parlavo prima, ciò che ha creato in me tanta aspettativa, l’ho poi rinvenuto nel film. L’ho ritrovato, più precisamente, nelle mie stesse emozioni, in ciò che ho provato durante la visione. Ho riso molto, in più di un’occasione. Ho detestato il personaggio di Marion, l’ho trovata eccessivamente ottusa e decisamente insostenibile, ma l’ho anche compatita e le ho voluto bene. Ho provato pena per Lady Bird, specie nella scena in cui scongiura la madre, in lacrime, di parlarle, ascoltarla, perdonarla – “Sono cattiva lo so, ma ti prego mamma, ti prego, parlami!”.

Ma se Lady Bird non è cattiva, bensì è solo una ragazzina piena di voglia di vivere e sperimentare, allo stesso tempo Marion è molto più di un’intransigente madre incapace di fare un complimento a sua figlia. Marion è una donna dura e arcigna perché la vita l’ha resa così. Quando Lady Bird le chiede: “Non sei mai andata a letto senza prima ripiegare i tuoi vestiti? E non hai mai desiderato che tua madre non si arrabbiasse con te?” lei le risponde laconica: “Mia madre era un’alcolizzata”.

Marion non sa come dimostrare alla figlia il suo affetto – ma non significa che non la ami incredibilmente. La ama cercando di risparmiarle inutili delusioni, la cresce senza illuderla, tentando di renderla responsabile e indipendente.

Lady Bird, però, è nel pieno dell’adolescenza e, seppure (come scoprirà) lei sia incredibilmente simile a sua madre, non riesce ad accettarla. Le due si incontrano su un terreno d’aggressività e d’odio, ma in fondo ciò che entrambe vogliono è solo piacere all’altra.

Lady Bird sogna di spiccare il volo, ma sarà pronta a lasciare il suo nido? Sua madre glielo permetterà?

In conclusione: no, Lady Bird non mi ha delusa. Perché parla di una storia concreta, reale, di legami e aspirazioni, di un tempo magico e pieno di farfalle nello stomaco che ho salutato ormai da svariati anni, l’adolescenza. Il film non ha la pretesa di stupire, rivelare chissà quale segreto o rivoluzionare. Semplicemente racconta una storia, riuscendo a smuovere quel qualcosa che tutti abbiamo dentro, toccando corde emozionali – ricordandoci che non è rinunciando ai nostri sogni che eviteremo di restare delusi.

Sull’Autore

Classe 1987. Sono nata e vivo a Gorizia, ho conseguito la laurea magistrale in Filosofia presso l’Università degli Studi di Trieste nel 2015. Collaboro con le riviste “Charta sporca” (per la quale scrivo recensioni di film e articoli su tematiche filosofiche), “Friuli Sera” (dove analizzo opere di Street Poetry e Street Art nella rubrica “Poesia di strada”) e con “La Chiave di Sophia”. In passato ho scritto per due quotidiani locali, “Il Piccolo” e “Il Messaggero Veneto” di Gorizia. A maggio 2017 la casa editrice Historica ha pubblicato il mio racconto “Imago” nell’antologia “Racconti friulani-giuliani” e di recente è stato pubblicato un mio saggio su “Esercizi filosofici”. Le mie passioni sono la scrittura, la filosofia, il cinema, i libri e l’insegnamento.

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