“Il peso delle cose”: il primo libro di Er Pinto, poeta di strada romano

Er Pinto è un giovane poeta di strada romano del quartiere del Trullo – non a caso fa anche parte del collettivo di street poets Poeti der Trullo.
La sua vera identità non la conosciamo – ma non è importante: ciò che conta, per lui, è fare poesia. “Il poeta è solamente l’operaio, la macchina da scrivere vivente […]. Il poeta di oggi non è più il vecchio saggio intellettuale […] alle prese con le ‘sudate carte’ ma l’uomo comune” afferma Er Pinto nella prefazione del suo libro (autoprodotto) Il peso delle cose, pubblicato lo scorso dicembre.


Il poeta è da lui inteso come “uomo comune” poiché è capace di ritrovare la poesia nella quotidianità: “un gesto gentile, una carezza, un favore, un abbraccio, un bacio, una frase, una canzone, un muro colorato”. I colori delle cose hanno un ruolo fondamentale: essi possono aiutarci a comprendere quale sia il reale peso delle cose – spesso dimenticato, frainteso, ignorato a causa della frenesia insita nello stile di vita contemporaneo.

Come ovviare a tutto questo? Tramite la poesia, spazio che ognuno di noi può cercare di ritagliarsi nel caotico tran tran giornaliero, cercando di rallentare, assaporare, vivere.
La poesia di Er Pinto è immediata, familiare, casereccia, potente e grezza, ma capace anche di far raggiungere picchi di commozione e tenerezza. Una poesia dal sapore contemporaneo fatta di versi che Er Pinto, da ormai quasi otto anni, scrive in giro per la sua città: su saracinesche, sportelli dei contatori del gas e dell’elettricità, muri, porte a vetro, ponti – e ora anche fra le pagine di un libro che risulta davvero piacevole da leggere.

Il peso delle cose mostra al lettore, per mezzo di vivide e concrete immagini, la routine di un ragazzo romano che sceglie di fermarsi, nel corso della sua giornata, per dei pit stop riflessivi.
Nella poesia intitolata Di Er Pinto elenca le cose di cui ha bisogno: “Di giorni di mare/Di avere da fare/Di neve d’inverno/Di un nuovo quaderno”. Qui, come in altre liriche, scrittura e natura s’intrecciano, necessitano l’una dell’altra.

In La vita Er Pinto ricerca spiegazioni esistenziali con un linguaggio semplice ed evocativo, condito dal dialetto romanesco (utilizzato nella maggior parte delle sue poesie): “La vita in fonno è quarche litigata/Tre, quattro incazzature e du’ bucie/Due mezze verità, qualche scopata/Un pugno de sorrisi e tre poesie/‘Na festa grande, un lutto, ‘na magnata”.

C’è spazio anche per i suoi ricordi di bambino e di adolescente. In Lunapark riemergono i sabati pomeriggi passati con gli amici d’infanzia: “Eravamo spensierati/Se divertivamo ‘n monno/Pe’ ‘na giostra fomentati/L’amicizia come sfonno/De sabato l’uscita/L’aspettavamo ar varco/Gioventù ribelle e unita/Che se sfoga dentro a ‘n parco”. Riaffiorano anche, in Er futbol, i giochi col pallone e l’atmosfera di un tempo sospeso, quello della memoria: “Uscivo de casa cor pallone sotto braccio/‘E scarpe mezze rotte… «dopo me l’allaccio»/Alle quattro tutti ar prato, do’ c’avevamo ‘a punta/Le porte coi giacchetti e facevamo ‘a conta/Belli, forti, onesti e tutti ‘n po’ schierati”.

Non potevano mancare una serie di scorci della sua amata città, una Roma che ci appare, attraverso le sue parole, bella, feroce, commovente e nostalgica. Er Pinto prova a immaginarsela “quando nun c’ero/In un passato che sogno da vive”. Ce la racconta poi anche attraverso il personaggio di Gabriella Ferri, indimenticabile cantante popolare: “Leggera la musica, leggera so’ io/Non sono caduta dar settimo piano/Ma volo, ora volo, consolerò io/Chi piagne da solo su un disco mio/Illude la vita illude er successo/C’è ‘n core depresso dietro a ‘n pajaccio/Eterno il mio volo che è musica adesso/Volando su Roma ritorno a Testaccio”.

La poesia de Il peso delle cose è anche fortemente sensoriale: nella lirica L’odore delle cose Er Pinto esplora l’olfatto e le sue sfaccettature, “Quell’odore che fa male di qualcuno che non c’è”, un profumo o un puzzo che “Vive e muore in un istante e ci racconta la sua storia”, un odore che “è dipendenza, è un ricordo, una mania” e “ci sa fare, potente come il mare”.

Anche l’amore, potente e smaniosa forza, ha il suo posto in questa raccolta poetica. Si percepisce il desiderio d’amoreVojo che er còre mio cor tuo se ‘ncastra/Le menti nostre come in mare vele/Ar battito der còre parallele”, ma si legge la passione anche negli occhi di una ragazza amata, passione che scava nel passato di lei: “Gli occhi tuoi so’ la salvezza/ […] Se li fisso vedo tutto/Quello che hanno visto prima”.

Il peso delle cose è composto da otto capitoli: otto argomenti (Roma, Il peso delle cose, La poesia è donna, Sensibile, Rituali, Còre sincero, Sorrisi, Street Poetry) che sono otto pretesti per narrare una storia dal sapore dolceamaro, fatta di immagini ironiche e versi estremamente musicali.
Vale la pena ascoltare la voce di questo poeta pieno d’umiltà e sensibilità, che ha “rime nella testa/ner core ‘na tempesta”.


Per acquistare Il peso delle cosehttps://erpinto.it/i-miei-libri/

Sull’Autore

Classe 1987. Sono nata e vivo a Gorizia, ho conseguito la laurea magistrale in Filosofia presso l’Università degli Studi di Trieste nel 2015. Collaboro con le riviste “Charta sporca” (per la quale scrivo recensioni di film e articoli su tematiche filosofiche), “Friuli Sera” (dove analizzo opere di Street Poetry e Street Art nella rubrica “Poesia di strada”) e con “La Chiave di Sophia”. In passato ho scritto per due quotidiani locali, “Il Piccolo” e “Il Messaggero Veneto” di Gorizia. A maggio 2017 la casa editrice Historica ha pubblicato il mio racconto “Imago” nell’antologia “Racconti friulani-giuliani” e di recente è stato pubblicato un mio saggio su “Esercizi filosofici”. Le mie passioni sono la scrittura, la filosofia, il cinema, i libri e l’insegnamento.

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