Nasi colanti e cuori infranti

È un giorno come un altro a Jinan, nella regione dello Shandong, nella lontana Cina. Spalanco le palpebre, ma non fosse per la sveglia che suona incessantemente, non si direbbe mai che sia passata la notte. Da quelle terribili tende dalla fantasia a natura morta che oscurano i vetri ricoperti di polveri sottili penetra una luce fioca, quasi impercettibile.

Pigramente lancio le coperte, mi faccio coraggio, tiro le tende ed eccola: la bellissima immagine della città sepolta sotto la coltre dello smog. Le montagne che circondano la città sono invisibili, così come i palazzi che distano pochi metri dal mio appartamento. Quella meravigliosa vista dal ventitreesimo piano non è che una finestra sulla cruda realtà. Controllo il sito web per vedere l’indice AQI (Air Quality Index), ovvero la qualità dell’aria che andrò a respirare (risultato di un calcolo sulla quantità di microgrammi di sostanze inquinanti, in particolare PM 2,5 per metro cubo) e già il colore che mi si presenta non fa ben sperare: MARRONE, il peggiore in assoluto.

La dicitura “HAZARDOUS” mi spaventa. La descrizione degli effetti sulla salute “Health warnings of emergency conditions. The entire population is more likely to be affected” “Extremely High Levels of PM2.5: Steps to Reduce Your Exposure” mi fa accapponare la pelle. Ma il numero 668, tenendo conto che il valore massimo della lista di riferimento è 500, mi fa davvero fermare per un secondo a riflettere su quello che significherà per me affrontare la giornata.

Cara Fabiana, oggi uscirai e respirerai piccole particelle di sostanze nocive che, veloci come dei razzi, penetreranno nei tuoi polmoni, ti provocheranno un bruciore alla gola, quello stesso dolore che provi dopo aver gridato a squarciagola tutte le canzoni del tuo cantante preferito al suo concerto. Oggi uscirai di casa e i tuoi occhi, nonostante  gli occhiali, lacrimeranno, colpiti da quel vento gelido che, al posto di soffiare via lo smog, te lo scaraventa violentemente addosso. Oggi uscirai di casa e noterai che sei l’unica persona arrabbiata, sconcertata, completamente incredula per questa condizione in cui sei costretta a vivere. Oggi uscirai di casa indossando la mascherina che hai acquistato in farmacia, che ipoteticamente dovrebbe proteggerti dalle particelle più piccole e insidiose.

La indosserai e portando gli occhiali, questi ultimi cominceranno ad appannarsi, rendendoti completamente ridicola e ancora più ipovedente di quello che già sei. Essendo il tuo naso sotto la morsa della mascherina, ti comincerà a colare, così che dovrai togliertela per evitare un attacco di panico da totale offuscamento della vista dovuto al vapore acqueo del tuo stesso fiato, unito a naso colante.

Oggi uscirai di casa e l’unica differenza dal giorno precedente sarà forse qualche persona in più con indosso una mascherina, ma la vecchia zia che vende le castagne arrosto sul ciglio della strada sarà lì, al solito posto, a vendere le solite castagne, sfoggiando il suo solito sorriso, facendoti le solite domande di sempre.


Lo stesso varrà per i tuoi vicini di casa che con 45 gradi in estate e con -11 gradi in inverno, porteranno i loro sgabellini e chiacchiereranno di fronte al cancello del tuo condominio. Venderanno i loro fiori di loto e le loro squisite verdure fritte, in maniera del tutto illegale e abusiva, come nulla fosse. Al vedere me e il mio ragazzo rientrare a casa esclameranno:你们回来了!”, (“Siete tornati!”) come un giorno qualunque, come se nulla fosse cambiato dal giorno precedente. Come se non fossimo immersi in una nube tossica dal colore grigiastro e dall’odore acre.

Lo stesso varrà per le nonne con i bambini, che continueranno a spintonare tutti per salire sull’autobus per prime, continueranno a fissare i tuoi occhi tondi, continueranno ad attendere la reazione dei loro nipotini di fronte a uno straniero, continueranno ad esortarli a dire “Dì ciao alla zia!” e poi magari gireranno il busto di trenta gradi per espettorare un bello sputacchio preceduto da un energetico gorgoglio mucoso.

I tuoi studenti entreranno in aula come se nulla fosse, diranno che sono felici e alla mia domanda su che tempo faccia, risponderanno che fa freddo. Non parleranno di che fine abbia fatto il sole, che in realtà c’è, ma è solo nascosto da una barriera di sostanze tossiche. Non diranno nulla di nulla, fa solo freddo. E così farà il tuo capo cinese che descriverà la giornata come “nebbiosa”. Al sentire le sue parole, strabuzzerò gli occhi, i muscoli del viso mi si contorceranno, la bocca mi si torcerà e quella dello stomaco farà altrettanto.

Nebbia.

Quello che più mi sconvolgerà sarà la totale ingenuità con cui queste sue parole verranno pronunciate, che non mi renderanno chiaro se creda per davvero che quella sia nebbia, o se cerchi di sminuire una situazione alquanto grave e imbarazzante.

Quello che ho imparato da questa lezione di inquinamento è la totale accettazione e sottovalutazione del problema. Non di certo da parte del governo cinese che con il suo leader Xi Jinping ha messo tra le priorità la lotta all’inquinamento, vincendo la sfida di ridurre le emissioni rispetto agli scorsi anni, ma quell’accettazione da parte di quelli come noi, delle persone “normali”, delle nonne, delle mamme, dei ragazzi della nostra età, di tutti coloro che dell’inquinamento hanno fatto qualcosa di normale.

Io, da parte mia, non posso che continuare ad indossare la mia mascherina che mi farà appannare gli occhiali, mi farà colare il naso e mi farà sognare quel meraviglioso profumo dell’aria tersa e fresca che ti coccola la trachea delle mie montagne in Cadore, e quell’incantevole blu del cielo da cui non riesci a staccare gli occhi. Quel profumo e quel blu che sogno in silenzio, ad occhi chiusi, prima di tirare la tenda un giorno come un altro a Jinan.

Sull’Autore

Sono una venticinquenne nata tra le fenomenali montagne del Cadore, cresciuta tra le magiche calli di Venezia, e divenuta una donna tra le microscopiche particelle di particolato 2.5 di Jinan, una metropoli cinese. In Cina ci sono arrivata dopo aver fatto la scelta più importante della mia vita, ovvero scoprire quel mondo tanto misterioso quanto affascinante che è l’Oriente. Dopo cinque anni di università, di Spritz, di sudore, di Erasmus, di ragazzi sbagliati, di alti e di bassi, il sogno di trasferirmi in Cina si è finalmente realizzato. E proprio dal Celeste Impero sarò per voi una cantastorie.

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