Geografia del 4 Marzo

Le elezioni politiche del 4 marzo hanno spaccato l’Italia in due. Molti sondaggi si aspettavano una partita a tre fra le coalizioni di centro-sinistra, di centro-destra e del M5S. Gli elettori, invece, hanno sancito una sorta di “bipolarismo geografico” tra le ultime due formazioni.

La Repubblica, nel numero del 6/3/2018, pubblica i dati delle coalizioni vincenti ai Collegi Uninominali

La coalizione a guida PD, infatti, è stata confermata nelle regioni “zoccolo duro” della sinistra; l’asse Firenze-Bologna ha retto, mediamente, con una percentuale che oscilla tra il 40 e il 45% delle preferenze. Nella p.a. di Bolzano invece, il centro-sinistra ha potuto contare sull’appoggio locale del SVP, partito autonomista sudtirolese, che, con una preferenza oscillante tra il 25% di Bolzano e il 55% di Bressanone, è stato determinante. L’emorragia di voti del centro-sinistra (2,6 milioni di voti) è un risultato, invece, nazionale e può e deve rispondere solo alle scelte politiche del PD e della sua leadership.

A sinistra, i comuni a maggioranza centro-sinistra, 2013; a destra la distribuzione del voto del 4 marzo. La fascia più scura indica una preferenza superiore al 40%.

La coalizione di centro-destra, invece, fa registrare il tutto esaurito in Veneto e Friuli, conquista tutte le regioni settentrionali e arriva persino a scalzare in numerosi collegi la sinistra dalla Toscana e dall’EmiliaRomagna (qui, per la prima volta dal dopoguerra, il centro-destra con il 33% supera il centro-sinistra di 3 punti). La Lega si conferma il primo partito in Veneto, oscillando tra il 22-23% di Venezia e Verona e il 35-40% del Vetus Venetus; strappa anche numerosi consensi in Lombardia dove scalza definitivamente il primato di FI, vincendo ora con il 30-35% (le Alpi Lombarde, il Cremonese) ora con il 25% (Mantova, Pavia, Brescia). Il risultato – di per sé previsto – nelle regioni settentrionali si somma poi a percentuali nuove nelle altre regioni d’Italia, con una fascia ampiamente oscillante del 3-15% ma con una capitalizzazione, comunque, di un milione di voti.

Dati YouTrend; al colore più scuro corrisponde una percentuale superiore al 15% dei votanti

Il M5S si erge ora a rappresentante non più del solo centro-sud, ma di tutte le Regioni meridionali e insulari – suscitando la fantasia di chi paragona la mappa dei collegi grillini a quella del Regno delle due Sicilie. Le percentuali di voti al Movimento qui variano dal 40 al 50%, con una media del 42% – che, più che la mappa dei potentati pre-unitari ricordano i consensi della DC durante gli anni della Prima Repubblica, per certi versi anche inferiori – con punte quasi plebiscitarie a Siracusa (57%) e ad Acerra (63%, dove però era candidato Di Maio).

L’evoluzione dei consensi pentastellati 2013-2018; confronto tra dati YouTrend

A un duro testa a testa si è assistito nel Lazio e nelle Marche: proprio queste regioni, più della solita Sicilia, si sono rivelate cartina di tornasole per il risultato nazionale. Il Lazio, in particolare, ha vissuto delle dinamiche ricorrenti nel nazionale: una provincia ad andamento bifase ma lievemente incline al centro-destra, una metropoli spaccata tra quartieri e borgate.

La divergenza dei voti tra i collegi cittadini è, infatti, un’altra caratteristica meno ricordata ma non meno importante: a Milano, a Roma, a Torino, a Genova, a Napoli si assiste al quasi-ricorrente schema di periferie a preferenza o tendenza pentastellata e centri storici con maggiori percentuali per il centro-sinistra (evidente a Milano, dove nella circoscrizione plurinominale della città il centro-sinistra ha raggiunto il 37%, poco meno del doppio del risultato nazionale) e, talvolta, anche per il centro-destra.

Preferenze per collegio, dati camera.it

Di difficile comprensione resta l’analisi nazionale. Non possiamo accontentarci di giudizi superficiali e lamentosi che paventano una “vittoria dei populisti”; giudizi indegni che rischiano di indebolire ogni possibile analisi e minare una grandissima opportunità storica: un generale riassetto dei partiti e degli elettorati del Bel Paese con la conseguente – ma sarebbe meglio dire necessaria – ricompilazione delle ideologie o degli ideali alla base degli stessi.

In tale contesto la geografia del voto è un fattore determinante; i contesti imprenditoriali settentrionali e i tessuti sociali lacerati del Mezzogiorno chiedono risposte decise e calcolate; prescindere da quest’evidenza significa prescindere da ogni tipo di impegno concreto di governo.

Sull’Autore

Sono il classico studente fuori-sede meridionale laureando in Storia presso la (S)Alma Mater di Bologna. Vent'anni di acume, cinismo, volgarità, schiettezza, presunzione, patriottismo e "trogloditismo". Ma ho anche dei difetti.

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