Elezioni e-lezioni: il giorno dopo

Prima di gettarci a capofitto verso la fantapolitica delle coalizioni, è doveroso fermarci un attimo e fare un paio di brevi considerazioni sui risultati delle elezioni politiche sull’italico suolo.

Credits: corrieredellasera.it

Dopo una discutibile campagna elettorale, il Pd è il vero grande sconfitto di questo round: il 30% del 2013 di Bersani sembra essere ormai un mito, Berlusconi ha fatto in tempo a tornare per riunire una destra che sembrava definitivamente tramontata e il Movimento 5 Stelle ha completato la sua ascesa come primo partito politico del paese. La purga renziana ha sortito il suo effetto: la ragion d’essere del partito è arrivata a coincidere col suo magnifico leader, la fusione è terminata. La perdita di una chiara linea ideologica ha comportato la disfatta di quello che era l’erede della sinistra italiana – era, sì, in virtù della linea del partito-Renzi non coerente coi valori originari del Pd: basti pensare all’abolizione dell’articolo 18 e ai voucher. Non è bastato evitare i gufi e seminare ottanta euro, come nemmeno andare in bicicletta.

Resta solo da capire quali mosse farà il supremo Leader, probabilmente relegato alla minoranza: un po’ perché, essendo diventato il capro espiatorio di tutti gli oppositori, non converrebbe a nessuno allearcisi. Ma anche, e soprattutto, perché siamo abituati al Renzi cavallo-da-elezioni, al comando e con le redini della situazione. Adesso, privo di un chiaro e distinto orientamento politico di partito a supporto, che non si sa se sia ancora di sinistra o forse già più di destra, non si capisce se riuscirà a mantenere per molto quella parte di elettorato che ha deciso di dargli fiducia anche questa volta. Non dimentichiamoci che, per una questione più umana che politica, il tripartitismo finisce sempre con un vincitore e due sconfitti; e tra questi, uno è destinato all’estinzione.

Presidente, siamo con te!

Si temeva il ritorno di Berlusconi e tuttavia, se di un vero e proprio ritorno si può parlare, è stato molto, molto stanco. Il leader attempato ha perso lucidità, zoppica nelle trasmissioni televisive e perde le staffe facilmente, proprio come un anziano che non ha più voglia di essere contraddetto. Le gaffe non si contano, i numeri non sono più il suo forte, ha bisogno di cartelli e grafici quando è in difficoltà e la retorica è la stessa, trita e ritrita. È fuori dal parlamento e, in termini di percentuali e quindi di potere politico, è stato ufficialmente sorpassato dalla Lega: se prima era tornato per ridare forma alla matassa inferocita del populismo di destra, adesso è questa a dettare le regole del gioco. Game over (?).

Liberi e… a momenti rimaniamo fuori!

La vecchia sinistra, caduta sotto i colpi del potente rottamatore, dopo esser stata cacciati dal suo stesso partito e aver avuto l’ardire di crearne uno tutto nuovo, si è accorta di aver fatto male i conti. Si vede, è in buona fede, ma soccombe facilmente dinanzi alle macchine da talk show come Salvini, Renzi o Di Battista, non riuscendo mai ad adottare un linguaggio semplice e ad adattarsi all’elettorato. Avrebbero avuto tutto lo spazio elettorale, se solo ci avessero creduto davvero: serviva un cambio nella sinistra, una svolta che richiamasse il consenso disperso. Meglio rimanere sottocoperta e incrociare le dita! Si allineano anche loro alle fila delle sinistre europee in declino. Questo è un mondo che oramai non capiscono più: è bastato un ragazzo venuto fuori dal nulla per buttarli fuori a calci dalla loro creazione. Il risultato elettorale parla da sé e magari questa volta, dati alla mano, capiranno che qualcosa deve cambiare, cominciando da loro stessi.

Credits: lastampa.it

Onestah! Onestah!

Il Movimento 5 Stelle è il vero vincitore alle urne: ha saputo cavalcare il malcontento, armonizzare le varie correnti di pensiero interne al suo elettorato variopinto e, soprattutto, condurre una campagna elettorale ben congegnata in cui, sempre con il classico spirito demagogico e anti-sistema, ha saputo dare sicurezza e ispirare fiducia. Il loro vero punto di forza è stato saper indirizzare il desiderio di cambiamento e la nausea per la classe politica dirigente: attraverso loro il ricambio generazionale dei politici, seppur violentemente, è avvenuto. Molti si chiedono cosa ci sia nella testa di chi affiderebbe ad un poco più che trentenne, in fede, la carica di Presidente del Consiglio. A questi si aggiungono poi quelli che non riescono a capire come sia possibile che possa riscuotere così tanti consensi uno che la laurea non l’ha mai vista, se non in foto. Forse è perché la percentuale di italiani che non ha proseguito gli studi, come Di Maio, è circa uguale alla percentuale di voti che ha ricevuto il Movimento in queste elezioni. Questione di prospettiva.

In verità si sa che la classe dirigente non piace agli italiani proprio in generale, chiunque ci sia al comando. Quindi meglio votare chi è incapace, ma pur sempre onesto? Forse no, viste Roma e Torino. E comunque è meglio uno onesto di un corrotto, no? Si, certo, senza contare tutti gli scandali di rimborsi spese o quelli riguardanti le “mele marce”. In ogni caso, è meglio la democrazia diretta! Certo, poi arriva Grillo e decide lui. Sulla fiducia. Vediamo se si sapranno muovere nel panorama politico: per ora analfabetismo funzionale e fake news sono stati ottimi alleati.

Verde speranz… Ah, no!

Per la Lega si chiude finalmente la più grande campagna elettorale di sempre, durata ben 4 anni, in cui ne abbiamo viste di tutti i colori: le speranze di Salvini non sono state disilluse e, tutto sommato, è bastato togliere il “nord” dal nome per far dimenticare il periodo padano di Bossi, dare nuovo lustro e internazionalizzare il brand. In effetti il buon vecchio Matteo si è venduto bene: ha puntato moltissimo sul web, è apparso molte ore in televisione e ha saputo ripetere bene la filastrocca a memoria. È degna di lode la pacatezza con cui affronta lo schermo nella settimana prima delle elezioni, contrapposto al suo solito carattere burbero e razzista che conosciamo. La campana populista ha rintoccato per l’ultima volta e l’orologio dell’odio ha suonato la mezzanotte: finalmente possiamo decretare senza remore che il 18% degli italiani si riconosce in un partito razzista e xenofobo, con qualche riflesso fascista qui e là. Almeno non ci sono più dubbi.

Qualche nota a margine: è molto interessante vedere come, per pura coincidenza, la percentuale dei voti ai due partiti populisti, ovvero Lega e M5S, che si aggira attorno al 49%, è uguale alla percentuale di analfabeti funzionali in Italia. Inoltre, a guardar bene e, beninteso, sempre per coincidenza fortuita, questi due dati si sovrappongono quasi alla perfezione con la percentuale di italiani in possesso di un diploma della durata pari o inferiore a 2-3 anni, ovvero il 47%. Più che una dittatura della maggioranza, sembra è una dittatura dell’ignoranza.

Altra nota dolente di questa campagna elettorale, tanto da essere oggetto di indagine dalla testata El Paìs, è stata l’ampia manipolazione di internet e dei social network come strumento capillare di disinformazione e fake news: basti pensare che il secondo media internazionale più influente nel dibattito politico italiano è Sputnik, sito controllato dal Cremlino, che ha pubblicato titoli anti-immigrazione come Immigrazione, è meglio vivere senza un cuore che perdere il proprio paese”. 

Questo è davvero il paese più bello del mondo.

Sull’Autore

Nato e cresciuto a Bologna, cervellotico e scettico fino al midollo. Viaggio con la mente per comprendere, credendo in un'umanità sempre migliore. Anche solo un poco, poco davvero, dai.

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