Polonia: perché si è arrivati al punto di realizzare una legge sull’Olocausto?

La Polonia ha pensato di realizzare una legge che vieti qualsiasi accostamento tra la nazione e l’Olocausto, punendolo anche con pene abbastanza severe. Cerchiamo di capire perché si è arrivato a questo e perché tutto ciò è molto grave per il mantenimento della memoria storica.

Dopo le polemiche riguardo alle stringenti limitazioni sulla legge sull’aborto, torniamo a parlare di Polonia. In queste settimane si discute di una legge ancor più particolare e grave proposta dallo stesso Governo e firmata dal presidente polacco Andrzej Duda il 6 febbraio: la legge sull’Olocausto. Questa legge è nata per vietare e punire la definizione dei campi della morte nazisti come “Lager polacchi” con una condanna fino a tre anni per chi non la rispetta, ma secondo i critici e la comunità ebraica nega anche la partecipazione di cittadini polacchi all’esecuzione dell’Olocausto.

In parole povere la Polonia sta cercando in tutti i modi di togliersi la responsabilità di ciò che accadde nel corso della Seconda Guerra Mondiale come a voler cancellare del tutto la memoria storica delle atrocità, anche da loro, commesse. Il presidente polacco Duda aveva, sì, firmato la legge, ma l’aveva inviata alla Corte costituzionale per un’esame di compatibilità, soprattutto per quanto riguarda il diritto alla libertà di espressione e in queste ultime ore pare che il premier polacco Mateusz Morawiecki si sia mostrato aperto alla possibilità di un cambiamento della controversa legge qualora lo decidesse la Corte. Questo dietrofront, però, è tanto piccolo quanto inutile e cerchiamo di capire il motivo analizzando la storia polacca.

La Polonia è stato da sempre un Paese fortemente nazionalista e patriottico. Dopo le sottomissioni da parte di Austria, Prussia e Russia, si fomentò sempre più un già crescente movimento nazionale adibito alla rinascita dello stato tanto che nel 1791 venne firmata la prima Costituzione scritta in Europa, la cosiddetta Costituzione Polacca di Maggio. Questo processo di riforme rese il Paese molto vulnerabile e causò un intervento esterno e una serie di spartizioni della Polonia fra i tre imperi di Austria, Russia e Prussia nel 1772, 1793 e 1795. Si arrivò al punto che la Polonia venne completamente cancellata dalle carte geografiche.

I polacchi risentirono pesantemente la mancanza di libertà e più volte si ribellarono contro gli oppressori, ma si dovette aspettare la Prima Guerra Mondiale affinché si prendesse la decisione di ricostituire la Polonia, ma solo come “Stato cuscinetto” tra la Germania e l’Unione Sovietica. Nel novembre 1918, la Polonia riguadagnò l’indipendenza come Seconda Repubblica Polacca, ma non mancarono le battaglie contro la Russia con relativi tira e molla sul controllo di alcuni territori come l’attuale Bielorussia e l’Alta Slesia.

Dopo aver praticamente ripreso quasi la totalità del territorio storicamente appartenuto alla Polonia, arrivò la mazzata definitiva con l’invasione da parte della Germania di Adolf Hitler. Non bisogna, inoltre, dimenticare che la Polonia fu anche il Paese che perse la percentuale maggiore di cittadini: più di 6 milioni morirono, metà dei quali ebrei polacchi giustiziati, però, non solo dai tedeschi, ma da stessi polacchi vicini al governo di Hitler.

Al termine della Seconda Guerra Mondiale, il territorio nazionale polacco fu totalmente rivisto geograficamente. Le frontiere della Polonia vennero spinte ad Ovest verso la Germania e lo spostamento delle frontiere causò anche la migrazione verso ovest di milioni di persone, polacchi e tedeschi in fuga dai territori amputati dai rispettivi paesi ed ucraini trasportati a ripopolare le terre conquistate.

La vittoria dell’Unione sovietica causò l’imposizione di un governo comunista. Dal 1948, quando una svolta verso lo Stalinismo rese ancor più opprimente il governo totalitario, inizia un altro pezzo di storia molto importante per la Polonia attuale. La Repubblica Popolare di Polonia venne ufficialmente proclamata nel 1952 e nel 1956, dopo una rivolta, il regime divenne meno oppressivo, liberando molte persone dalle prigioni ed espandendo in parte le libertà personali.

Nel 1978 venne eletto Papa il polacco Karol Józef Wojtyła e nel frattempo nel Paese gli scioperi dei lavoratori portarono alla formazione di un sindacato indipendente, Solidarność, che nel 1989 vinse le elezioni parlamentari e nel 1990 Lech Wałęsa divenne il primo Presidente eletto. Vennero riconosciuti diversi diritti civili e umani, tra cui la libertà di parola e la democrazia. Tuttavia, il sistema politico era molto instabile con continue elezioni e mancanza di sicurezza politica.

L’elezione di Papa Giovanni Paolo II e la vittoria del Solidarność non sono un caso. Wojtyla e il Solidarność erano tanto anticomunisti quanto moralmente religiosi. Le battaglie del Papa erano l’ateismo e il materialismo che spesso si rifacevano ad una visione marxista comunista e socialista. Il loro egualitarismo era tanto grave da accettare e tollerare governi totalitari filofascisti come dimostrano i rapporti col Cile di Pinochet, oppure la nomina a cardinale di Pio Laghi, compromesso con la dittatura argentina e infine la beatificazione mai portata a termine di Oscar Romero, arcivescovo di San Salvador, morto assassinato, e considerato vicino alla Teologia della Liberazione e all’opposizione salvadoregna.

Giovanni Paolo II considerava il fascismo e il capitalismo liberista nettamente più preferibili rispetto al comunismo e al marxismo, colpevoli ai suoi occhi di essere contrari alla fede cattolica e all’egemonia della Chiesa. Per questo motivo lo Stato polacco e la chiesa sono da sempre in grandi rapporti e vengono fatte delle scelte alquanto discutibili.

Inutile dire che dal 2005, anno della morte di Wojtyla, il governo della Polonia è correlato di vittorie da parte del partito Diritto e Giustizia di estrema destra con ispirazione conservatrice clericale e tendenzialmente euroscettica. Dopo aver mostrato il pugno duro nei confronti di organi statali come la magistratura, la Corte costituzionale o anche organi di stampa e invece strizzato l’occhio a gruppi dichiaratamente nazifascisti come Rinascita Nazionale Polacca nella manifestazione tenutasi il 12 novembre 2017 in occasione del giorno dell’Indipendenza, ecco che il governo di Mateusz Morawiecki si prepara a cancellare la Storia con la volontà di rivalsa e di rivendicazione patriottica polacca col rischio di ricadere proprio in quello che stanno cercando di eliminare con la forza. Non possono accettare di aver assecondato l’invasore, non possono accettare di essere co-esecutori di una strage, la loro memoria storica è stata già compromessa nel corso degli anni, meglio far dimenticare certi orrori.

Sull’Autore

Articoli Collegati