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Vaccini: prima la salute dei cittadini, poi la campagna elettorale

Negli ultimi anni i vaccini sono divenuti la chiave di volta di molti programmi politici e talk show. In vista delle elezioni politiche di marzo è più importante che mai dare priorità alla salute dei cittadini anziché agli interessi personali.

Il tema dei vaccini, oltre ad essere molto delicato, è al centro della campagna elettorale in vista delle elezioni politiche del 4 marzo 2018. Da un lato c’è chi appoggia l’obbligo vaccinale introdotto urgentemente dall’attuale governo e dall’altro c’è chi vorrebbe annullarlo perché lo ritiene inutile e dannoso. Quest’ultima categoria può essere a sua volta suddivisa in abolizionisti assoluti e “obbligo vaccinale sì, ma…” – che per certi versi sono i più dannosi perché creano più confusione che altro. Prima di tutto, però, dovrebbero essere tenuti in considerazione solo due aspetti importantissimi: la salute pubblica e la scienza.

Allora diamo voce a queste due colonne portanti della società che ultimamente vengono bistrattate e rovinate da agitatori di piazza e persone che purtroppo hanno perso, anche non per colpa loro, la giusta via e che analizzeremo più avanti. Partiamo con un primo dato: con 4.991 casi di morbillo nel 2017, siamo secondi in Europa solo dopo la Romania, i cui dati non sono certi: si è registrato, nel nostro Paese, un aumento di contagi del 600% dal 2016. I dati arrivano direttamente dal Ministero della Sanità e sono stati diffusi dall’Istituto superiore di Sanità. Sembrano numeri bassi in confronto alla popolazione italiana, ma non è così. Perché un aumento dei contagi di morbillo indica qualcosa di grave?

Il morbillo è una malattia infettiva altamente contagiosa di origine virale, che può essere facilmente prevenuta con la somministrazione del famoso vaccino MPR (Morbillo – Parotite – Rosolia). Un aumento dei casi di morbillo in un Paese denota una drastica diminuzione delle vaccinazioni MPR e, per proprietà transitiva, significa che c’è il rischio che possano diminuire anche altre vaccinazioni, con conseguente aumento di diffusione delle relative malattie. Questa paura non è remota, bensì più concreta di quanto si possa credere poiché molte delle persone che non si vaccinano contro il morbillo, pensano che sia inutile ricorrere a tutti quei vaccini consigliati ma non obbligatori. Il vaccino contro il morbillo, ad esempio, non era obbligatorio, ma se ne consigliava una prima dose prima del 24° mese di vita e un richiamo verso i 5-6 o 11-12 anni, per evitare l’insorgere della malattia in età adulta con alti rischi di mortalità. Perché siamo giunti al punto di rendere obbligatorio sia questo che altri cinque vaccini (oltre ai già quattro vaccini obbligatori da tempo)?

Andamento della copertura nazionale.
POL3 = vaccino poliomielitico
DT-DTP3 = difterite-tetano-pertosse
M-MPR1-MPRV = Morbillo – Parotite – Rosolia – Varicella
EpB3 = Epatite B
HIB3 = Haemophilus influenzae

Nessun complotto, nessun legame con i Big Pharma o con il famoso accordo di Washington del 29 settembre 2014: piuttosto una più seria e importante urgenza sanitaria nazionale e internazionale. Infatti, dopo aver assistito inermi alla morte di quattro persone per morbillo, ad un innalzamento vertiginoso dei casi di contagio di bambini e soprattutto di adulti e a una diminuzione delle vaccinazioni in quasi tutta Europa, si è dovuto correre immediatamente ai ripari. Le conseguenze positive sono, al momento, sotto gli occhi di tutti: per mantenere nella normalità la soglia della tanto famosa quanto fondamentale “immunità di gregge”, è necessario che almeno il 95% della popolazione sia vaccinata. Le prime buone notizie giungono dal Lazio, dove questa percentuale è stata superata nella popolazione infantile sotto i due anni, e in Puglia, dove la copertura vaccinale è passata dall’86,9% al 93%. Dati che smentiscono, di fatto, l’indagine del Vaccine Confidence Project, che dimostrava come non ci fosse correlazione tra l’obbligo di vaccinazione e il tasso di copertura della popolazione. È vero, però, che l’obbligo vaccinale non può essere l’unica soluzione al problema: serve soprattutto una divulgazione scientifica che permetta, progressivamente, di abolire l’obbligo mantenendo stabile la percentuale di vaccinazioni.

Per questo motivo sarebbe utile che in questa campagna elettorale, che ci accompagnerà fino alle elezioni del quattro marzo, non si speculasse sulla salute delle persone. L’ignoranza non è un reato, ma lo diventa quando, proprio per ignoranza, si prendono (o si invitano a prendere) delle decisioni che possono ledere altre persone. I vari movimenti No Vax o Free Vax hanno la colpa di aver condiviso false notizie e aver generato un terrore esagerato e insensato, ma i veri colpevoli sono tutti i vari, ormai ex, medici o esponenti politici che hanno sfruttato l’ignoranza delle persone per i propri scopi, consapevoli delle falsità che divulgavano. Dunque, quando saremo dentro la cabina elettorale, ricordiamoci che ci sono ancora tante malattie mortali o non curabili non totalmente debellate come la difterite e la poliomielite e che basterebbe veramente poco per vederle ritornare più forti che mai. Basti pensare che ogni anno ci sono 60 casi di tetano con circa 21 decessi evitabili con dei semplici richiami vaccinali. Non serve attendere l’insorgere di un’epidemia per correre ai ripari, come suggerisce qualche candidato alla Presidenza del Consiglio.

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