TOMMI: gamification a sostengo dei piccoli pazienti oncologici

Softcare Studios è la startup italiana ideatrice di TOMMI, il videogioco realizzato per migliorare la qualità della vita dei bambini malati di cancro attraverso la realtà virtuale.
Intraprendete e caparbio, il team di Softcare Studios sta conquistando in questi giorni anche il Texas Medical Center di Houston in USA. 
Abbiamo intervistato per voi Valentino Megale, CEO di Softcare Studios. 
TOMMI è un videogioco che ha a cuore i piccoli pazienti oncologici. Come nasce l’idea? Cosa vi ha ispirato maggiormente?
L’idea nasce dalla consapevolezza che il tumore non è solo una sfida clinica, ma una condizione estrema in cui tutti gli aspetti della vita dei giovani pazienti è sconvolta. Per migliorare la qualità della loro vita durante la terapia è perciò fondamentale innovare l’approccio ai pazienti supportandoli anche nelle loro necessità psicologiche, emotive e sociali in questo difficile percorso. Quando i bambini oncologici iniziano il loro viaggio contro la malattia, nella loro quotidianità compaiono dovunque limiti e confine: le mura dell’ospedale, il corpo che non risponde più come dovrebbe, il tempo più stretto che mai. Forse non sempre è possibile superare questi confini con il corpo, ma oggi abbiamo a disposizione degli strumenti capaci di portare la mente dei pazienti fuori dall’ospedale. Fin dall’inizio abbiamo visto questa potenzialità nella realtà virtuale e abbiamo capito che il modo migliore per proporla ai bambini sarebbe stato ispirandoci alla soluzione più naturale che essi usano per affrontare i loro problemi: il gioco. Ecco come è nato TOMMI e da lì la nostra startup, Softcare Studios.
In cosa consiste TOMMI? Come può aiutare i pazienti oncologici in età pediatrica? 

TOMMI è un gioco sviluppato in realtà virtuale con l’obiettivo di ridurre stati di ansia e la percezione del dolore nei bambini malati di cancro. Il gioco consiste in un’esperienza di ambientazione fantasy in cui il bambino si confronta con una serie di attività progettate in modo da distrarlo dalle emozioni negative della terapia, riducendo la sensibilità al dolore fisico e rafforzando in lui il senso di controllo che la malattia sembra avergli strappato via. Ogni dettaglio audiovisivo dell’ambientazione viene opportunamente dosato per avere un effetto positivo sulla mente del bambino, un effetto che non rimane “astratto”, ma che diventa uno strumento concreto formidabile con cui il paziente può affrontare meglio la malattia, migliorando la sua aderenza alla terapia e collaborando più serenamente con il personale medico.
Allo stesso tempo puntiamo a coinvolgere anche i genitori, progettando sessioni di gioco collaborative, offrendo loro un ruolo più attivo durante la terapia. Infine, ma non per ultimo, il gioco permette di raccogliere e analizzare dati sulle performance psicomotorie dei bambini, fornendo queste informazioni al personale medico che acquisisce così un innovativo strumento di monitoraggio in grado di supportarli nel processo decisionale della terapia.
TOMMI ha trovato approvazione sin da subito nella comunità scientifica?  
La realtà virtuale in ambito medico non è una novità, è la tecnologia ad aver finalmente raggiunto una forma sufficientemente matura e accessibile da rendere tali soluzioni finalmente pronte a sbarcare sul mercato. La sfida attuale si gioca soprattutto sui contenuti e sulla finezza con cui vengono sviluppati per adattarli a condizioni e necessità specifiche come quelle dei pazienti in ospedale. La comunità scientifica da questo punto di vista è meno chiusa di quanto si possa pensare e molti, soprattutto psicologi, sono profondamente consapevoli delle potenzialità della VR. Uno dei primi centri che abbiamo visitato e con cui siamo in stretta collaborazione (stiamo iniziando i test di validazione scientifica di TOMMI) è l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù che si è mostrato straordinariamente aperto e voglioso di introdurre innovazione nei propri reparti, tra cui il nostro progetto.
La sfida di TOMMI ha avuto inizio all’hackathon organizzato da Merck nel 2016, ormai due anni fa. Chi ha sostenuto e creduto maggiormente in TOMMI? E cosa è cambiato da allora?

Fin dall’inizio uno dei nostri partner fondamentali è stata l’azienda tedesca Merck, che non solo ci ha selezionati al suo hackathon a Roma, ma ci ha accelerati nel suo percorso di accelerazione a Darmstadt durante il 2017, iniziando una fitta agenda di eventi e incontri organizzati, coinvolgendoci sempre in prima fila tra cui il recente CES di Las Vegas. Durante i mesi successivi abbiamo presentato il nostro progetto a numerosi eventi e persone, vincendo premi quali il Web Marketing Festival di Rimini, la Pfizer Healthcare Challenge a Berlino e la selezione italiana degli Startup Europe Awards, grazie a cui rappresenteremo l’Italia a Bruxelles nelle competizioni europee del 2018. A Novembre abbiamo inoltre vinto il premio NIDI organizzato dall’organizzazione non-profit Innovami di Imola, con cui recentemente abbiamo stretto una importante collaborazione. Da diversi mesi lavoriamo inoltre a stretto contatto con l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, mentre nuovi progetti si stanno affacciando sul nostro orizzonte, realizzati con il CNR di Milano e iniziative di Torino.
In poco più di un anno abbiamo fatto passi davvero importanti, profondamente maturati come imprenditori e professionisti. Ma soprattutto abbiamo imparato ad ascoltare tantissimo e a non avere mai paura di cambiare, eccetto una cosa: la nostra visione.
TOMMI ha fatto entrare la realtà virtuale negli ospedali trasformando la terapia in gioco e al tempo stesso fornendo dati sulle capacità psicomotorie dei pazienti ai medici. Chi sono gli autori? 

Il progetto nasce da cinque cofondatori che avevano già collaborato insieme su altri progetti innovativi: Valentino Megale, Cristian Currò, Bruno Lenzi, Gianfranco Damato e Chiara Aielli. È dal 2014 che lavoriamo assiduamente insieme su iniziative come la non-profit Open BioMedical Initiative, e ci confrontiamo con le frontiere delle nuove tecnologie in grado di avere un impatto sociale. Dopo un anno, è magnifico vedere come gli sforzi fatti ci stanno permettendo di ampliare il team con nuovi membri soprattutto in ambito sviluppo e business.
Quali sono i prossimi progetti e obiettivi? TOMMI è già presente negli ospedali? 

TOMMI è al momento in fase di validazione scientifica presso il Bambino Gesù di Roma. Allo stesso tempo stiamo iniziando a valutare la possibilità di nuove collaborazioni con altri ospedali, nazionali ed esteri. Uno dei prossimi passi sarà, letteralmente tra qualche giorno, l’inizio di un nuovo percorso di accelerazione, stavolta a Houston in USA, presso il Texas Medical Center. Lì avremo la possibilità di entrare in alcuni degli ospedali più avanzati al mondo oltre che confrontarci con un ecosistema imprenditoriale estremamente competitivo e creativo in ambito digital health. Una grande opportunità per fare crescere la nostra startup Softcare Studios e far maturare definitivamente il nostro progetto TOMMI.

Sull’Autore

Social Media Manager e Copywriter, amo scrivere e non mi stanco mai di conoscere e di mettermi alla prova. Da grande mi immagino al fianco di Kylo Ren al governo della galassia.

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