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#360pagine: Il Maestro e Margherita

Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov è il mio libro preferito. Senza “se” e senza “ma”. So che eleggere un classico come proprio libro preferito è da radical chic intellettuali, ma non ci posso fare nulla: primo, perché in fondo un po’ lo sono, secondo, questo romanzo è davvero bello.

Pubblicato postumo e per certi versi incompiuto, Il Maestro e Margherita è considerato uno dei maggiori capolavori della letteratura russa del Novecento a causa del suo carattere satirico e impegnato, ma non solo. Oltre a essere spettacolare da un punto di vista narrativo, originalissimo per i suoi tempi e per alcuni aspetti non ancora “superato”, Il Maestro e Margherita è invecchiato benissimo e risulta una lettura scorrevole e molto piacevole anche oggi.

Ambientato nella Mosca degli anni ’30 del Novecento, Il Maestro e Margherita ripercorre i temi principali della satira in modo non convenzionale, introducendo la presenza luciferina per dare un ulteriore elemento provocatorio al romanzo, ambientato nell’Unione Sovietica atea. La stesura è stata difficoltosa e ripresa più volte e per arrivare ad opera finita ci sono voluti più di dieci anni; la prima stesura venne bruciata in una stufa dopo aver informato Bulgakov che la censura non permetteva la diffusione di “una tale disgrazia cabalistica”. In molti considerano quest’opera come uno dei maggiori capolavori della letteratura russa e lo stesso Montale (una volta che il romanzo ebbe modo di raggiungere il pubblico italiano) la definì un miracolo. 

ll romanzo si divide in due libri: nel primo vengono introdotti i personaggi principali e si scopre la storia del Maestro, mentre Margherita fa la sua comparsa solamente nel secondo libro, del quale sarà la protagonista indiscussa. Tutta la trama si avvolge attorno a un gruppo di figuri particolarissimi, il cui capo è Woland (anche se preferisce farsi chiamare Satana dagli amici). Membri del gruppo sono Fagotto e il gatto Behemot, gatto antropomorfo, insieme ad altri.

Questo variegato gruppo esordisce portando scompiglio all’interno dell’associazione MASSOLIT, molto stimata negli ambienti altolocati di Mosca. Dopo averne preso il controllo con l’inganno, Woland convince i vertici del MASSOLIT ad affidargli la direzione di uno spettacolo, che egli consacra alla magia nera. Durante la prima succedono cose sconvolgenti e ben presto lo spettacolo diventa l’argomento di punta nelle conversazioni dei salotti di Mosca, riscuotendo un grandissimo successo.

Accanto a queste vicende, leggiamo della storia di Ponzio Pilato e del suo incontro con Jeshua Ha-Nozri (Gesù), brani tratti dal romanzo perduto del Maestro, amante di Margherita e nascosto in un manicomio per sfuggire alle persecuzioni del regime. Sono proprio le sezioni dedicate a Ponzio Pilato a risultare maggiormente incisive, dipingendo le scene con un realismo che raramente si rileva nelle narrazioni religiose.

Ma perché leggere Il Maestro e Margherita nel 2018? Ne vale ancora la pena, oppure dobbiamo arrenderci all’idea che le opere invecchino, perdendo di significato con il cambiare della società?
Assolutamente sì, ne vale la pena. E non lo dico solo perché stiamo parlando del mio libro preferito, ma perché quando un classico è immortale, lo si capisce subito dalle prime pagine, senza essere intralciati dalla sensazione di stantio che ogni tanto avvolge quando si ha a che fare con un testo “stagionato”.

 

Sull’Autore

Nata nel 1996 nelle fatate lande altoatesine, vivo a Verona e sogno Bologna. Amo il vino rosso, i cuccioli e i libri scontati. Studio Lingue e Culture per l'Editoria e in generale faccio troppe cose per riuscire a gestirle tutte. Da pochissimo è uscito "Neon", il mio romanzo d'esordio edito da Chiado Editore.

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