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Risate registrate? Ma anche no!

Le risate registrate nelle sit-com hanno ancora senso? O è il caso che il pubblico decida da solo se e quando ridere?

Quante volte rinunciamo a guardare una serie perché ci danno fastidio le risate registrate? Io, personalmente, mai. Ma conosco un sacco di persone che lo fanno e non posso biasimarle. Perché in effetti questa “scorciatoia” che molte sit-com continuano a utilizzare sta diventando lievemente ridicola. Specialmente nel caso dell’adattamento italiano, le risate rischiano in alcuni casi di non avere alcuna ragion d’essere: spesso capita che una battuta sia seguita dal silenzio, o che al contrario una frase “neutra” sia seguita dalle risate.

Le sit-com ricorrono a due differenti metodi: il primo, e più semplice, è la ripetizione quasi ossessiva di risate e applausi registrati; il secondo, più sofisticato (o meno ruffiano, se vogliamo), è il ricorso al pubblico in studio, che ride o applaude a un segnale convenuto. Non di rado capita che si ricorra a entrambi i metodi contemporaneamente.

applausi risate registrate

Il difetto principale delle risate registrate è quello di annullare, del tutto o in parte, la spontaneità dello spettatore: ridiamo perché la battuta è divertente o perché ci viene indirettamente detto di farlo? Non avendo più la responsabilità di decidere, ci precludiamo la formazione di un nostro personale senso dell’umorismo. In questo modo, rischiamo di uniformarlo a un modello preconfezionato e sempre uguale a se stesso. Un rischio che soprattutto in Italia, con la nostra comicità basata sui tormentoni, dovremmo evitare come la peste!

Questo espediente per accattivarsi il pubblico non è nulla di nuovo: già nell’antica Roma pare ci fossero spettatori incaricati di influenzare il pubblico del teatro facendo partire gli applausi. Alla fine del Settecento la claque aveva il potere, previo adeguato compenso, di provocare il successo o il fallimento di uno spettacolo. Diciamolo meglio: una parte di pubblico era pagata appositamente per influenzare il resto della sala. Insomma, le risate registrate non hanno origini particolarmente nobili!

Ma non sono soltanto le sit-com a “imbrogliare”: anche negli spettacoli di stand-up comedy il pubblico viene registrato e le sue reazioni opportunamente “pompate”. Lo spiega anche il comico Doug Stanhope nell’introduzione al suo spettacolo Oslo – Burning the Bridge to Nowhere. Stanhope si esibisce per l’appunto a Oslo e il suo pubblico non è di madrelingua inglese. Per quanto effettivamente ridano, non si sente affatto il calore che percepiamo guardando, ad esempio, uno special di Netflix.

doug-stanhope-oslo-burning-the-bridge-to-nowhere risate registrate

Quanti show sarebbero stati ugualmente godibili senza le risate registrate? Quanti sarebbero stati cancellati prima (magari meritatamente) senza di esse? È difficile da dire, anche a me sembra strano che un suono registrato possa influenzare così tanto il pubblico. Tuttavia, è innegabile che non siamo più negli anni ’90 e che questo “trucchetto” sia ormai antiquato. Per farla breve: smettete di dirci quando dobbiamo ridere!

Sull’Autore

Esisto dal 1993 e già mi sono stancato. Sono nato a Roma, ho studiato al DAMS di Roma Tre e nel tempo libero (cioè sempre) scrivo e guardo film o serie TV. Sarei anche uno stand-up comedian, ma molti dissentono da questa affermazione.

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