The End Of The F***ing World: un assurdo, indimenticabile trip

Il primo aggettivo che mi viene in mente per descrivere The End Of The F***ing World è: irriverente. Ma anche: originale, sfiziosospassoso, crudo. La serie – una delle ultime novità rese disponibili da Netflix il 5 gennaio, anche se è una produzione britannica uscita già qualche mese fa su Channel 4 – è tratta da un fumetto dall’omonimo titolo creato da Charles Forsman.

Si avverte, in effetti, un’atmosfera “vignettistica”; non mancano, inoltre, svariati primi piani dei due protagonisti, che paiono fermo immagini a cui si potrebbe affiancare una nuvoletta con i loro pensieri.
Ma parliamo appunto dei due personaggi principali: James e Alyssa, due 17enni alle prese con delle vite alquanto deliranti. James vive con suo padre e ha passatempi fuori dal comune, come per esempio ammazzare animali per svago. Egli è convinto di essere uno psicopatico e sente il bisogno di uccidere un essere umano. Guarda caso nel suo radar entra Alyssa, sua compagna di scuola.

Neppure lei se la passa bene: il suo amato padre l’ha abbandonata quando era solo una bambina e vive con sua madre, risposatasi con un uomo viscido, con il quale ha avuto due gemelli. In questo quadretto familiare Alyssa è una nota stonata, una outsideranche James lo è, ma in modo differente.

La ragazza stramba avvicina il ragazzo strambo ed è così che tutto ha inizio. James decide che sarà lei la sua prima vittima, Alyssa invece lo sceglie per la sua aria inquietante, perché James è diverso da tutti gli altri ed è proprio questo ciò che la ragazza cerca: qualcuno che possa rompere gli schemi e le convenzioni insieme a lei, qualcuno che la porti via da quel mondo piatto, dolente e ordinario al quale lei non appartiene.

È Alyssa a decidere per entrambi: “Scappiamo, andiamocene di qui”, suggerisce. James esegue, soggiogato e affascinato da lei e dalla sua intraprendenza; ruba la macchina di suo padre dopo avergli assestato un bel pugno in faccia e il loro folle, rocambolesco, pericoloso e meraviglioso viaggio comincia.

The End Of The F***ing World è l’avverarsi dei sogni di ogni adolescente che mal sopporta la propria esistenza, ma è anche una mirabolante rappresentazione di un disagio molto profondo, arricchito da una buona dose di humor nero.
James e Alyssa sono dei Bonnie e Clyde contemporanei che brancolano nel buio procedendo, più che a tentoni, allo sbaraglio. Cercano qualcosa di nuovo che dia loro un po’ di respiro (perché la realtà “normale”, casalinga e scolastica, li soffoca), ma allo stesso tempo compiono questo pazzo itinerario per riscoprire qualcosa del loro passato che entrambi non hanno ancora mai avuto il coraggio di riesumare e affrontare. E, nel farlo, si spalleggiano a vicenda, si sostengono – in un modo che non è affatto da adolescenti. Inutile dire che tra loro nasce un legame davvero speciale, un misto di morbosità e tenerezza, qualcosa di raro e unico che li rende irresistibili agli occhi degli spettatori.

The End Of the F***ing World si gusta tutta d’un fiato – è composta da otto episodi che durano all’incirca una ventina di minuti ciascuno; il ritmo è veloce, incalzante, lo stile è pop, la colonna sonora è stata scelta con perizia e intelligenza per far emozionare, sussultare, empatizzare.

Se ancora non vi ho convinto a guardare questa serie, fatemi dire un’ultima cosa: c’è una scena fantastica in cui James e Alyssa ballano a occhi chiusi, lei spavalda e a suo agio, lui timido, insicuro, goffo. È strabiliante vederlo sciogliersi a causa della vicinanza di lei: quel momento racchiude l’incontro di due vite problematiche che mescolate insieme peggiorano la loro problematicità diventando esplosive, ma diventando anche un indimenticabile tutt’uno.

Sull’Autore

Classe 1987. Sono nata e vivo a Gorizia, ho conseguito la laurea magistrale in Filosofia presso l’Università degli Studi di Trieste nel 2015. Collaboro con le riviste “Charta sporca” (per la quale scrivo recensioni di film e articoli su tematiche filosofiche), “Friuli Sera” (dove analizzo opere di Street Poetry e Street Art nella rubrica “Poesia di strada”) e con “La Chiave di Sophia”. In passato ho scritto per due quotidiani locali, “Il Piccolo” e “Il Messaggero Veneto” di Gorizia. A maggio 2017 la casa editrice Historica ha pubblicato il mio racconto “Imago” nell’antologia “Racconti friulani-giuliani” e di recente è stato pubblicato un mio saggio su “Esercizi filosofici”. Le mie passioni sono la scrittura, la filosofia, il cinema, i libri e l’insegnamento.

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