#AgendaSetting: qualità, a prescindere dall’algoritmo

Ben ritrovati su #AgendaSetting, la rubrica che non teme il cambio dell’algoritmo di Facebook, ma non può esimersi dal parlarne.

Con un post datato 12 gennaio Mark Zuckerberg ha lanciato il nuovo algoritmo che ordinerà i contenuti delle nostre bacheche. In estrema sintesi l’algoritmo favorirà i contenuti della nostra cerchia di amici declassando quelli di marchi, aziende e media. Perché? Il tentativo è quello di aumentare la connessione tra gli utenti insieme alla crescita del dibattito, che dovrebbe essere maggiore su quei post che vengono dalla nostra cerchia personale.

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A livello concettuale questa scelta potrebbe generare una “ghettizzazione” dei vari network creati all’interno del social, piccole isole che auto-soddisfano il loro fabbisogno di informazione tramite i soliti canali (non a caso abbiamo già definito in altra sede la nuova news feed  “un gigantesco gruppo WhatsApp“). Nell’immediato la diminuzione repentina del traffico rappresenta un problema, se non un dramma, per quelle realtà che utilizzavano Facebook come vetrina per i propri contenuti o come canale di diffusione del proprio marketing.

Abbiamo spesso ripetuto che il colosso di Menlo Park è anche il principale editore al mondo e non uno strumento creato ad hoc per l’editoria, ergo ogni polemica a riguardo risulta sterile di fronte all’ineluttabilità di questo cambiamento. È da sottolineare invece che quelle realtà che possono vantare un forte legame con la propria utenza potranno continuare a coltivarlo con maggiore efficacia, se l’utenza stessa deciderà di premiare quei contenuti utilizzando l’opzione “mostra per primi”.

Insomma, chi ha una base di seguaci forte e “fedele” non dovrebbe correre rischi, chi invece ha ancora bisogno di farsi conoscere dovrà conquistare il suo pubblico a suon di post interessanti. Stavolta sembra non si possa sfuggire al vaglio della qualità, almeno quella riconosciuta dal popolo di Facebook. Citando Arianna Ciccone, fondatrice di Valigia Blu:

 “Il giornalismo progettato per essere virale non è giornalismo, è marketing”.

Si aprono nuovi scenari, ma quali si concretizzeranno non è possibile saperlo. L’algoritmo continuerà ad essere una realtà cangiante, cui adeguarsi di volta in volta, e la pratica del click-bait sarà sempre più da evitare, questo sembra pacifico. Diverso il discorso per le fake news, problema a cui questo nuovo algoritmo non sembra porre rimedio. Per immaginare il futuro diamo uno sguardo al passato ricordando un articolo pubblicato su ninja marketing su Bored Panda, un blog che ha attraversato i primi cambi di Facebook uscendone rinforzato, così come spiegato dal fondatore Tomas Banisauskas:

Quando gli editori virali hanno iniziato a inondare Facebook con la pessima abitudine del clickbait, Banisauskas afferma che il suo team discusse se seguire o meno il loro esempio. “Questi ragazzi stavano davvero crescendo e hackerando l’algoritmo”, dice. La redazione di Vilnius ha deciso di non usare le stesse tattiche. “Il vecchio clickbait consisteva nel cercare di invitare qualcuno a leggere l’articolo fomentando curiosità- con promesse che non sarebbero state mantenute- e non avrebbe funzionato”.  Da qui, l’inversione di rotta. Dall’algoritmo di Facebook, il successo.

Un unicum, certo, un esempio virtuoso che pare difficilmente replicabile, certo anche questo, ma la lezione è sempre quella: la qualità e le buone pratiche possono solo generare risultati virtuosi.

 

 

Sull’Autore

Napoletano, emigrato a Roma. Scrittore per passione, giornalista per devozione. Nella valigia di cartone gli opendata, i tweet di Gasparri e altre cose più o meno serie. Articolista per Mangiatori di Cervello, vincitore dell'Amazon Scholarship 2016, autore del blog CrocifissoInvano.

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