I Rivoluzionari del 900: i regali di Bologna

Da ottobre 2017 a febbraio 2018, Palazzo Albergati ospita a Bologna la mostra Duchamp, Magritte, Dalì, I Rivoluzionari del ‘900, dove troviamo, oltre a questi, altri mostri sacri come Ernst, TanguyMan RayCalder, Picabia… 
Organizzata da Arthemisia in collaborazione con l’Israel Museum da cui provengono le duecento opere esposte, l’esposizione è stata allestita dall’architetto spagnolo Oscar Tusquets Blanca (vecchio amico di Dalì).
Dal movimento dadaista al surrealista, noto a Parigi dopo il 1919 e con il Manifesto del 1924, si punta a una rivoluzione spirituale partendo dalla scoperta dell’inconscio e dalla psicoanalisi freudiana.
Sulla scorta di questa ricerca, il percorso è diviso in base a cinque tematiche: Accostamenti Sorprendenti; Automatismo e Subconscio; Biomorfismo e metamorfosi; Desiderio: musa e abuso e Paesaggio Onirico.

I Rivoluzionari del 900

Magritte e il Surrealismo

Dunque, nella prima sala i ready-made di Duchamp (Scolapasta e Ruota di bicicletta) catturano l’attenzione dell’osservatore per poi procedere con Man Ray, Dalì e la riproduzione della sua Sala Maes West, dove un divano a forma di labbra e altri elementi di arredo nel loro complesso creano il viso dell’attrice Maes West.

I Rivoluzionari del 900

Sala Maes West, Dalì

Ancora, In Voluptas Mors di Dalì e altri grandi capolavori celebrano la donna nella sua molteplicità e seducente bellezza, l’inconscio, il senso del torbido e del perturbante.

Al piano superiore, tra gli altri, viene ripresa l’Esposizione Universale Surrealista del 1936. Qui, sono rappresentati i filamenti con cui Duchamp aveva riempito da parete a parete tutta la terza sezione dell’esposizione affidatagli da André Breton. Per poter usufruire delle opere d’arte, dunque, bisognava necessariamente farsi spazio in questa intricata rete di fili bianchi. A comunicare cosa? Forse che il godimento della bellezza non è gratuito, ma va conquistato facendosi spazio e strada attivamente, attraversando vie complesse e faticose: peccato che questo aspetto non sia stato reso in toto in questo allestimento, dove invece troviamo soltanto teche rettangolari alte fino al soffitto che riproducono i filami intrecciati.

I Rivoluzionari del 900

Duchamp a Palazzo Albergati

Le sale si diramano fino ad arrivare all’ultima dedicata a Magritte e, infine, a uno stretto corridoio con il soffitto ricoperto di sacchi di tela, ancora una volta in ripresa dell’Esposizione del ’36, che ci riporta al punto di partenza.

La sensazione che il pubblico porta a casa, però, è di parzialità, come di non aver visto o fatto tutto. Forse a porre le distanze è l’ostica istanza museale in cui l’elemento della condivisione attiva e della partecipazione viene meno; forse, in quanto osservatori esterni, manca l’immersione nell’altrove.

Nonostante questa considerazione, che tra l’altro non è propria soltanto di questa mostra, ma della fruibilità concessa da questo mezzo, le opere d’arte e il curato allestimento disegnano un panorama ampio e chiaro dei valori portanti del secolo e delle sue avanguardie rivoluzionarie, conducendoci, passo dopo passo, alla scoperta di un mondo senza il quale, oggi, l’Arte Contemporanea non avrebbe linfa vitale.

Sull’Autore

Classe 1996. Sospesa tra le Marche e l'Emilia. Vive a Bologna, dove cerca risposte alle sue domande. Studia Lettere Moderne e collabora anche con il blog Parte del Discorso. Curiosa di tutto, esperta di niente.

Articoli Collegati