Attenti ai fascisti!

Stando ad alcuni giorni nazionali (L’Espresso in prima linea) sembra che il ventennio fascista stia per tornare, i fascisti risultano essere un po’ ovunque. Il vero rischio, però, è che più che altro i fascisti la gente ce li abbia in testa.

Che il 2017 sia stato un anno dove si sono presentati rigurgiti fascisti o nazisti è la triste realtà. Lungi dal sottovalutare il pericolo di tali reminiscenze, il vero rischio è, invece, quello di sopravvalutarle, dando così visibilità (più che gradita) a movimenti che in realtà sono, per lo più, assembramenti di 3-4 coglioni annoiati.

Nell’ultimo anno si sono sicuramente susseguiti eventi che hanno destato scalpore: il proprietario di uno stabilimento balneare che ha trasformato il suo lido in una sorta di museo per nostalgici fascisti; manifestanti (che si contano sulle dita di una mano) che protestano e lanciano fumogeni sotto le redazioni di giornali di sinistra; carabinieri che mostrano (nel proprio alloggio della caserma) una supposta bandiera nazista. Senza dimenticare il caso di Anna Frank che indossa una maglia di una nota squadra calcistica nazionale, ma qui lo scandalo è stato semplicemente amplificato solamente perché si parlava, appunto, anche di calcio, droga nazionale.

Questi sono, per alcuni, i segnali premonitori di un ritorno al fascismo. Baggianate allarmiste!

Andiamo con ordine. In primo luogo bisognerebbe, sempre e comunque, seguire per intero le vicende processuali legate a una vicenda. Si scoprirebbe, infatti, che nel caso del lido fascista la Procura competente ha chiesto tout court l’archiviazione del caso; non si trattò di apologia del fascismo, né di propaganda, si trattò di un imbecille (ma l’imbellicità non è un reato).

Il caso del lido fascista dovrebbe insegnare a tanti supposti anti-fascisti che il cardine di un vero sistema liberale e democratico è la presenza di uno Stato di Diritto fondato sulla separazione dei Poteri e con una Magistratura che, in modo indipendente e con dei limiti ben stabiliti, esercita la sua funzione. Questa precisazione è fondamentale, perché nel 2017 abbiamo visto tanti supposti anti-fascisti partire alla carica di presunti casi di fascismo ancor prima delle Procure, dei Giudici e dei Tribunali, secondo il motto classico del “appendiamo il fascista”. Lasciatemelo dire, questo è esso stesso un comportamento altamente fascista e nel mondo reale, purtroppo o per fortuna non è rilevante, due torti non fanno una ragione.

Non aspettare la decisione degli organi competenti, o addirittura attaccare l’organo competente quando emette una sentenza che non ci piace (andate a leggervi i commenti della maggior parte degli utenti alla notizia della decisione della Procura di archiviare il caso del lido fascista) è un comportamento altamente fascista, proprio perché cancella i traguardi che dalla fine del regime ad oggi questo Paese ha conquistato.

L’anti-fascismo ha assunto poi, in parte, una strana inclinazione non solo nel voler aver ragione a tutti i costi, ma addirittura arrivare a stravolgere i fatti pur di aver ragione (le Fake News, lo ricordo, non conoscono colore politico e la post-verità è sempre esistita, la chiamavamo semplicemente in un altro modo). Così, quando un Carabiniere espone una certa bandiera nel suo alloggio nella Caserma dove presta servizio, prontamente politici e ministri partono all’attacco, spiegando all’opinione pubblica che quella era una bandiera nazista, dunque il carabiniere era sicuramente un nazista. Poi si è scoperto che la bandiera era sì appartenente a un Reich tedesco, ma non a quello di Hitler. Non importa, il dado era ormai tratto, si era identificato il carabiniere come sicuramente nazista, impossibile tornare indietro. Ecco allora che la bandiera (della marina imperiale tedesca, secondo Reich) è chiaramente un simbolo neonazista perché è risaputo che alcuni neonazisti la utilizzano come proprio simbolo e, guarda a caso, il carabiniere in questione è sicuramente un neonazista.

Al di là del partire subito all’attacco quando la Procura evidentemente era ancora impegnata ad allacciarsi le scarpe, è rilevante il sillogismo adottato da una certa mentalità. Qualcuno utilizza un simbolo con un determinato significato? Allora quel simbolo ha necessariamente quel significato. Un po’ come dire che poiché molti mafiosi portano con sé immagini sacre di Padre Pio, allora Padre Pio è chiaramente un simbolo della mafia.

La Sapienza, un campus universitario dall’architettura chiaramente fascista, dunque meritevole solo di essere abbattuto.

Ma in nome dell’anti-fascismo (e più in generale di tutti quei comportamenti che possono portare odio e disarmonia) si è fatto ben peggio. Ne è un esempio il disegno di legge Fiano (PD), nato proprio sull’ondata emotiva dei fatti del lido fascista. Un disegno di legge che sin dalle prime fasi è stato pesantemente criticato in quanto scritto con i piedi e che poteva avere dei risvolti quasi comici (ve lo immaginate un ambulante di Roma arrestato per propaganda fascista perché tenta di vendere a dei turisti tedeschi un modellino dell’obelisco al Foro Italico?).

L’idea di Fiano ben si affiancava, tuttavia, con l’idea di un’altra figura politica (ma non per questo necessariamente politicante) del Paese. Un presidente, pardon, una Presidentessa della Camera dei Deputati che arrivò a suggerire, senza troppe remore, che si poteva ipotizzare l’abbattimento di alcuni monumenti storici fascisti in modo che questi non turbassero le sensibilità di alcuni. Fermo restando che un Paese che rinnega e/o dimentica la sua Storia (bella o brutta che sia) non è degno di essere chiamato tale, anche quest’idea era semplicemente ridicola. Applicando la logica della Presidentessa della Camera, logica che di per sé non fa una piega, il campus universitario della Sapienza (uno dei più grandi d’Europa) sarebbe da radere al suolo.

Questa mentalità di eliminare la Storia che non ci piace è, essa stessa, assai fascista in quanto non dissimile dai grandi roghi di libri che i fascisti portarono avanti per tutte quelle opere che non piacevano in quanto non conformi al regime. Il disconoscimento degli edifici costruiti in epoca fascista è, tuttavia, dilagante e sintomo spesso di un odio talmente viscerale nei confronti non tanto del fascismo, ma di quello che questo ha generato, che si superano semplici calcoli di opportunità e di puro e semplice pragmatismo. Così, ad esempio, la recente decisione di abbattere l’aviorimessa di Linate, uno spazio storico e ancora utile, il cui unico peccato è esser stato costruito in epoca fascista.

Ma in nome non tanto dell’anti-fascismo, ma piuttosto del ben più pericoloso “politicamente corretto”, la decisione di intervenire sulle cosiddette Fake News online raggiunge l’apice di insensatezza, ammettendo che autorità extraterritoriali e extragiudiziali valutino la “correttezza etica” dei post pubblicati sulle piattaforme social. Invece di delegare ad autorità giudiziarie il compito sicuramente gravoso, ma retribuito, si chiede ad “altri” di fare da giudici del contenuto.

Non so affidare ad autorità esterne il trattamento della libertà dell’espressione possa essere considerato fascista, ma dubbi sulla sua conformità allo Stato di Diritto mi vengono, specie considerando che nel disegno di legge la soluzione all’eterno problema del “chi controlla i controllori” è appena accennata e sicuramente verrà delegata a decreti attuativi successivi. Insomma, un’altra proposta molto sensazionalistica, poco chiara e soprattutto scritta senza l’apporto delle forze politiche di minoranza, un vero must quando si toccano tematiche così delicate.

Tom Walker, in arte Jonathan Pie, ha ben chiarito (nel caso dell’elezione di Trump) come la supposta vittoria culturale della Sinistra è la vera causa della mancanza di comunicazione e discussione.

E rispondo anticipatamente a una critica che sento così spesso da averne ormai la nausea. No, l’utilizzo di comportamenti che limitano le libertà fondamentali e travisano la realtà non è giustificabile solo perché si tratta di lottare contro il fascismo. L’idea che la democrazia sia giustificata ad adottare simili comportamenti anti-democratici per difendersi è ormai superata. Misure illiberali non fanno altro che dar ancor più forza ai veri fascisti che si sentono ancor più minacciati, ancor più oppressi da una cospirazione creata contro di loro e che dunque non cessano le loro attività, ma le fanno semplicemente più di nascosto.

Il vero anti-fascismo lo si fa nelle scuole, con l’educazione e la discussione, il confronto delle idee. Quello che noi invece stiamo insegnando alle future generazioni è che solo certe idee sono giuste, mentre le altre sono semplicemente e direttamente sbagliate; come disse un comico (ma mai parole più giuste furono pronunciate) il problema è che viviamo in un’epoca storica in cui una certa parte politica (tendenzialmente di sinistra) si ritiene la vincitrice di una guerra culturale, per la quale se non pensi come lei sei automaticamente un fascista, uno xenofobo, un bigotto. Questo è l’elemento più preoccupante e, lasciatemelo dire, più fascista di tutti. In Italia l’essere anti-fascisti sta diventando una cosa “di sinistra”, mentre tutti dovremmo essere anti-fascisti.

Sull’Autore

Nato in uno sperduto comune della provincia pavese nel 1991, ho terminato gli studi magistrali in Economia, Politica ed Istituzioni Internazionali all'Università di Pavia. Mi occupo principalmente di Politica Internazionale e tematiche legate alla Sicurezza internazionale con attenzione particolare al contesto dell'estremo oriente.

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