Cosa succede quando dici alla tua famiglia che non sei più vegetariano

Non è stata una scelta facile. Diventare vegetariano, intendo. Rinunciare alla carne, al pesce, al sapore, alla condivisione con gli amici e dover selezionare i bar dove poter mangiare qualcosa in più del solito, noioso, panino con formaggio e una singola striscia di zucchina, doverlo dire a tutti i parenti e amici e dover parare le loro frecciatine, le loro perplessità e le loro incomprensioni. Dover dire alla nonna che no, il prosciutto è carne come lo è il polpettone e non lo puoi mangiare. Dover sfidare il giudizio dei medici, le cattiverie lette sul web e i meme contro i vegetariani. Dover lottare per non essere associato a quegli estremisti che distruggono i laboratori, dover specificare che il latte e le uova le mangi e ricevere quindi la disapprovazione dei vegani. Insomma, la vita da vegetariano non è facile.

Ma provate ad essere vegetariani per anni e poi all’improvviso ricominciare a mangiare carne, lì sì che inizia l’inferno.

Vegetariano

Non ricordo nemmeno come sia successo di preciso; è come se la mia mente avesse offuscato quello che per il mio stomaco era un vero e proprio trauma e insieme una rivelazione. Ero al bar con alcuni colleghi e una di loro, con naturalezza, mi ha offerto la metà del suo toast al prosciutto e formaggio. L’ho osservata con stupore e stavo quasi per dirle “non posso, sono vegetariano”, quando una voce nella mia testa mi ha fermato dicendomi “lei non lo sa che sei vegetariano. In effetti, pensaci, non lo sa nessuno a questo tavolo. Non lo sa nessuno in ufficio e nessuno al lavoro, perché non avete mai mangiato insieme prima d’ora e l’argomento non è mai venuto fuori. Potresti provare a vivere una vita che non è la tua, con queste persone. Potresti provare a mangiarlo, e convincerti che, in fondo, non ti cambia niente e che sei convinto della tua scelta. Prova”. Io ho provato. Ho allungato la mano e con naturalezza mi sono offerto di aiutare una collega con lo stomaco da uccellino a finire il suo toast. L’ho mangiato con la tranquillità e la rilassatezza di una persona che mangia toast al prosciutto e formaggio da anni, almeno un paio di volte la settimana, con l’indifferenza di chi non fa assolutamente caso a quello che le sue mandibole macinano e spediscono giù fino allo stomaco. Erano dieci anni che non toccavo carne.

Eppure era come se non avessi mai smesso di mangiarla; la naturalezza e la tranquillità che ho continuato a provare dopo questo inusuale pasto mi hanno accompagnato per tutta la giornata e non mi sono minimamente interrogato sul perché l’avessi veramente fatto, su come mi aveva fatto sentire e se avrei voluto rifarlo. Dopo qualche giorno, sono uscito con un collega. Un vero rompiscatole, una di quelle persone che ti si attaccano piazzandoti sempre la battutina, il doppio senso, giocando sul fatto che, in quanto uomo, apprezzerai la bassezza di spirito di un tuo simile. Ma aveva voglia di parlare e l’ho assecondato, fiducioso del fatto che l’incontro non sarebbe andato più in là di qualche bicchiere di prosecco. Invece si è protratto. Siamo andati in una paninoteca, una di quelle in cui il cameriere, se ordini un burger vegano, ti guarda come se avessi chiesto della merda condita con aceto balsamico di Modena e lì, con la stessa naturalezza sfoggiata qualche giorno prima, ho ordinato un hamburger con carne di Angus. Non sono arrivato al punto di raccomandarmi che la cottura della carne fosse media, ma l’ho fatto sorridendo, come se lo facessi da una vita. E l’ho mangiato con altrettanta tranquillità, sbrodolandomi in una maniera tale da suscitare risa isteriche nel mio collega. Da lì la storia si è ripetuta talmente tante volte da spingermi a interrogarmi se fossi davvero ancora vegetariano: la risposta chiaramente era no, avevo mangiato carne consapevolmente e in modo reiterato, non potevo più definirmi tale. Ma lo ero ancora, dentro, in quella parte di me che sentivo esistere ancora, quella parte che si preoccupava per la sofferenza degli animali, per la sostenibilità ambientale, per la salute?

La risposta, agghiacciante nella sua semplicità, era che non me ne fregava più un cavolo.

Vegetariano

Non ero diventato di colpo un insensibile, uno di quelli che minimizza il maltrattamento degli animali, che ne gode, che sfotte gli animalisti, non ero un sadico o uno che non rimane colpito dalle stesse foto che avevano fatto scattare in me la scintilla anni fa. Semplicemente, quella scintilla si era spenta. Era bastato un semplice toast al prosciutto a far deflagrare una bomba che ora non sapevo più come disinnescare e la cosa peggiore era che non avevo la minima intenzione di farlo. Mi piaceva. Volevo continuare a mangiare carne ed, essendo i miei colleghi le uniche persone a me vicine a non sapere nulla, intensificai le uscite con loro per poter mangiare tutti i panini al prosciutto, il bacon, gli hamburger, le costicine arrosto che il mio stomaco desiderava. Mi preoccupavo che la mia doppia vita non uscisse allo scoperto: parallelamente, a casa, la mia famiglia rigidamente carnivora non sapeva nulla della mia conversione sulla via di Damasco e, se l’avessero saputo, se la vita parallela avesse incrociato quella ufficiale, sarebbe stato un casino. In realtà non ero davvero in grado di immaginarmelo, ma mi aspettavo terzi gradi, sequele infinite di domande sulla mia salute (“è perché hai delle carenze alimentari, vero? Lo sapevo che quel seitan non bastava a tenerti tu”), battute sarcastiche, pacche sulla spalla, “ora sei di nuovo parte della famiglia”, risatine, scherzi e una sfilza di prove psicologiche volte a piegarmi, a riportarmi sulla retta via, a togliermi quelle costine di maiale da sotto gli occhi perché quelle erano prerogativa loro e non mia. Io ero vegetariano, e sarei dovuto morire vegetariano. Non ero in grado di poter reggere quella pressione e non dissi niente per molti mesi.

Poi una sera decisi che non potevo più fare quella vita: ero finito per fidanzarmi con una delle mie colleghe (no, non quella del toast al prosciutto) e avevo deciso di presentarla ai miei. Ovviamente non si poteva certo organizzare un aperitivo per un evento simile e la cena incombeva su di me come una minaccia alle basi stesse della mia esistenza. Per giorni avevo sudato freddo all’idea di essere sbugiardato prima di riuscire a raccogliere le forze e dire la verità, al momento di confrontarmi con la mia famiglia ero ridotto a uno straccio: sudavo, le mie mani tremavano spruzzando getti di sudore dai polpastrelli, il mio colorito era tra il verdastro e il marmo, la voce mi tremava. Quando chiesi a mia madre di sedersi mi guardò come se si trovasse di fronte a un fantasma: “non avrai mica ammazzato qualcuno?” disse dopo un interminabile minuto passato a guardare quella larva di suo figlio che, in un angolo, piangeva e sudava e tremava come un porco al macello. La metafora mi passò nella testa veloce come un lampo e fu quell’immagine a spingere le parole fuori dalla gola: “mamma, papà, non sono più vegetariano. Ho ricominciato a mangiare carne” dissi di getto. “Come voi” aggiunsi dopo qualche attimo, forse cercando comprensione, vicinanza, senso di comunanza con la mia famiglia, abitudinaria ed esperta artigiana dei barbeque. Mia madre e mio padre si guardarono perplessi e forse non capirono subito le mie parole, pensando forse che avessi messo sotto qualche disgraziato con la macchina, ma non appena mi videro scoppiare a piangere come un disperato mi abbracciarono, piangendo anche loro, sussurrando che mi avrebbero amato come prima e che dalla loro tavola non sarebbero mai mancate le bistecche per me. Neanche a dirlo, la cena andò splendidamente, e la mia fidanzata non seppe mai della mia doppia vita. I miei genitori mi ressero il gioco splendidamente, scambiandosi occhiate orgogliose a ogni mia masticata di manzo.

Vegetariano

Con i miei amici fu più difficile. Alcuni smisero di parlarmi (i vegani). Altri, dopo l’iniziale sfottò, a base di foto di suini via WhatsApp, tornarono quelli di sempre e smisero di grigliare le verdure a parte per me ai barbeque estivi. Andò tutto a meraviglia per un anno. Un anno di abbuffate, di saltuarie giornate detox a base di verdura e qualche frullato per non smettere del tutto le buone abitudini, di pranzi di lavoro coi colleghi, di cene di Natale in totale trasparenza con la famiglia (nonna fu felicissima, ovviamente).

Qualche settimana dopo l’anniversario della mia riconversione al regime onnivoro, la mia fidanzata mi annunciò che avrebbe smesso di mangiare carne. Aveva visto Super Size Me e l’aveva sconvolta nel profondo. Nemmeno un singolo grammo di carne sarebbe più passato per il suo organismo e questa decisione venne incisa nella pietra quando cominciò a guardare documentari sui macelli, sullo sfruttamento intensivo delle coltivazioni da foraggio, sullo stile di vita vegano, insieme a un suo collega, di incrollabile fede vegan. A nulla valsero i miei tentativi di farla ragionare, di sdrammatizzare, di buttare su un film Netflix per farla distrarre: la sua fede incrollabile incrinò il nostro rapporto e dopo poche settimane ci lasciammo.

Venni a sapere, qualche mese dopo, che si era messa con il collega vegano integralista e che stavano per lanciare un forum web per carnivori redenti. Il suo fidanzato, tramite militanti vegan infiltrati tra le mie conoscenze, aveva scoperto la mia doppia vita e aveva l’intenzione di usare la mia storia come monito, di usarmi come esempio negativo sul suo sito web. Non potevo permetterlo. Scappai. Abbandonai tutto, lavoro, famiglia, amici e scappai in Argentina. La scelsi perché è il massimo produttore di carne al mondo. Ora vivo recluso in casa, con la paura che i pasdaran vegani siano alla mia porta, intenzionati a farmi la pelle (si fa per dire). Sto per finire le scorte e non so quanto tempo mi resta, ma so che vivrò almeno fino a quando dureranno le braciole di Angus. Sono una vera specialità.

Sull’Autore

Laureata in Istituzioni di Regia, vivo a Venezia. Per vivere gestisco i soldi della gente, scrivo, ballo e mi occupo di pubbliche relazioni pur mantenendo alta la mia misantropia. Preferisco un'ora di bingewatching ad un'ora d'amore e quando ho bisogno di stare da sola vado a ballare.

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