I cinque film più emozionanti del 2017

Anche noi di Mangiatori di Cervello vogliamo dire la nostra sui migliori film usciti in Italia in questo 2017. Ho quindi selezionato cinque pellicole che, nel bene ma anche nel male (vedi il numero 5), hanno emozionalmente lasciato un segno.
Lasciando da parte i tecnicismi da critici cinematografici, vorrei sottolineare che il cinema è la settima arte e, in quanto espressione artistica, ha il potere (e anche il dovere) di smuovere, sconvolgere, far riflettere, talvolta far inorridire, registrare fedelmente la realtà ma anche alimentare speranze più o meno oniriche.
È in base a questi parametri che ho scelto i cinque film che ora vi presento.

1. Elle

di Paul Verhoeven. La protagonista è Michèle, attraente donna di mezza età al comando di un’azienda che produce videogiochi, la quale viene stuprata da uno sconosciuto in passamontagna che s’introduce in casa sua. Questa violenta intrusione però, a Michèle piace. Verhoeven ci accompagna per mano nell’oscuro passato della donna, dove giace un terribile delitto commesso da suo padre, fervente cattolico. Forse è stato proprio quel misfatto a creare in Michèle una pericolosa perversione. Lo spettatore è sballottato attraverso vicende grottesche e l’attenzione si sposta dallo stupratore a Michèle stessa. Elle costringe ad affrontare la scomodità dell’erotismo: situazioni moralmente inaccettabili possono eccitare – una verità che ci disturba, ma della quale siamo tutti a conoscenza.

2. L’altro volto della speranza

di Aki Kaurismäki. Wikström è un commerciante di vestiti di Helsinki che all’improvviso molla lavoro e moglie e, grazie a una cospicua vincita a carte, compra uno sgangherato ma colorito ristorante. Khaled è un ragazzo siriano scappato da Aleppo e giunto per caso in Finlandia; a causa della guerra ha perso casa e famiglia. Gli resta solo sua sorella, che purtroppo ha perso di vista in giro per l’Europa, mentre scappavano in cerca di un futuro migliore. Kaurismäki intreccia in modo bizzarro i destini di questi due personaggi, condendo il tutto con un umorismo surreale e a tratti grottesco. Indimenticabile il momento in cui Khaled, che chiede asilo politico alle autorità finlandesi, racconta la sua odissea: è una scena priva di pietismi, rappresentata con rigore verista, che però arriva dritta al cuore dello spettatore suscitando una sconfinata commozione. Una favola contemporanea dal sapore amaro che tratta il tema dell’immigrazione, il razzismo, la solidarietà e la fratellanza, senza scadere nel banale o nel retorico.

3. La tenerezza

di Gianni Amelio. Lorenzo, anziano avvocato napoletano (Renato Carpentieri), vive da solo dopo aver chiuso i rapporti con i suoi due figli. Sulle scale del suo condominio incontra Michela (Micaela Ramazzotti), donna solare e piena di vita, madre di due figli piccoli e moglie di Fabio (Elio Germano), uomo problematico e sofferente. Lorenzo è un burbero, ma ha bisogno di dare e ricevere amore, quindi s’affeziona a Michela e alla sua famiglia. Quando l’idilliaco quadretto viene sconvolto da un dramma, Lorenzo è costretto a riconsiderare i rapporti con i suoi figli (soprattutto con sua figlia, interpretata da Giovanna Mezzogiorno), ma anche i suoi errori passati e le sue mancanze. Il film è un pugno nello stomaco, ma termina con un inatteso gesto di tenerezza che riporta indietro, alla ricerca di ciò che davvero conta, alla ricerca della propria casa. La miseria e lo splendore dell’essere umano, raccontati con estrema delicatezza e con un messaggio di speranza.

4. Mal di pietre

di Nicole Garcia. Francia, anni ‘50. Gabrielle (Marion Cotillard) è una ragazza ribelle che i genitori decidono di maritare a José, uomo perbene, convinti che farà di lei una donna rispettabile. Gabrielle soffre di un problema alle vie urinarie (il mal di pietre) che le causa insopportabili dolori; suo marito decide quindi di mandarla in Svizzera presso una casa di cura. È lì che la donna incontra André (Louis Garrel), tenente in gravi condizioni di salute di ritorno dall’Indocina. Qualcosa in lei scatta, immediatamente. Gabrielle cerca l’avventura romantica e maledetta, la routine e la noia (incarnate dal suo matrimonio deciso a tavolino e quindi all’apparenza privo d’amore) la uccidono, così si rifugia in un mondo tutto suo, di cui André diviene il centro. Alla fine del film qualcosa vi si spezzerà dentro: Mal di pietre mostra quanto il desiderio, le illusioni e i sogni siano il carburante che ci permette di continuare a vivere. Ma questa storia ci schiaffeggia anche forte in faccia, dicendoci che spesso ciò che ci fa sopravvivere lo abbiamo già.

5. Mother!

di Darren Aronofsky. Uno scrittore in cerca d’ispirazione (Javier Bardem) vive in un’enorme casa con la sua eterea mogliettina (Jennifer Lawrence). Un giorno l’uomo accoglie nel loro nido una strana coppia, decisamente troppo intrusiva, destando le preoccupazioni della Lawrence. Da lì in poi tutto precipita e si corre a perdifiato verso una spirale di indicibile assurdità e inaudita violenza. “Perché?” vi starete chiedendo. Non posso dirvelo: dovete vederlo. Posso solo affermare che Mother! non è un horror, né propriamente un thriller, è un film senza genere o addirittura un film che non vorrebbe essere tale, concepito per essere odiato. Perché il cinema è anche questo. Mother! è una pellicola per stomaci forti, che disturba e violenta lo spettatore lasciandolo nudo, infreddolito, dolorante e delirante, ma soprattutto senza speranza (la cosa più tragica è che, se la speranza non c’è, è colpa dell’uomo stesso, inteso come razza). Ma il film è anche una metafora religiosa e biblica, un racconto pieno di simboli che spiega il rapporto tra l’essere umano e il pianeta Terra; in ultimo, è anche un’allegoria della relazione tra l’artista e la sua musa. Guardarlo è un’esperienza sconvolgente e perturbante che però vale la pena di fare – per smettere, ogni tanto, di chiudere gli occhi e vivere al calduccio nella nostra comfort zone.

Sull’Autore

Classe 1987. Sono nata e vivo a Gorizia, ho conseguito la laurea magistrale in Filosofia presso l’Università degli Studi di Trieste nel 2015. Collaboro con le riviste “Charta sporca” (per la quale scrivo recensioni di film e articoli su tematiche filosofiche), “Friuli Sera” (dove analizzo opere di Street Poetry e Street Art nella rubrica “Poesia di strada”) e con “La Chiave di Sophia”. In passato ho scritto per due quotidiani locali, “Il Piccolo” e “Il Messaggero Veneto” di Gorizia. A maggio 2017 la casa editrice Historica ha pubblicato il mio racconto “Imago” nell’antologia “Racconti friulani-giuliani” e di recente è stato pubblicato un mio saggio su “Esercizi filosofici”. Le mie passioni sono la scrittura, la filosofia, il cinema, i libri e l’insegnamento.

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