Recensione di “Porno e libertà”, ovvero la libertà di essere porno

Secondo le statistiche pubblicate nel 2015 su Dailybest, le pagine pornografiche su Internet sono in tutto 420 milioni, mentre il numero delle ricerche online a sfondo pornografico, dall’inizio del 2014, è di 1 miliardo 862 milioni 504 mila 898. Di quanto sarebbero aumentati questi dati, se facessimo lo stesso sondaggio oggi, a soli due anni di distanza?
Queste informazioni parlano chiaro, eppure oggi ammettere di aver visto o guardare regolarmente film pornografici è elemento di vergogna, forse per paura del giudizio altrui. Fluttua intorno al sesso un’aura di terrore, di senso del proibito che fonda alcune delle sue più importanti radici nel pensiero bigotto e cattolico che si arroga il diritto di scindere le componenti naturalmente umane: anima e corpo, per cui ciò che è terreno è peccaminoso. 

La libertà dentro al porno

Porno e libertà, 2016

Ecco che nel 2016, a questo riguardo, arriva un documentario di carattere sociale e storico: Porn to be free – Porno e libertà che Bologna ha proiettato presso il Kinodromo lo scorso novembre. In questo ambito, si cerca di raccontare la grande rivoluzione della Pornografia in Italia tra gli anni Sessanta e Ottanta come mezzo politico e sociale di affermazione ideologica. Privo di alcun finanziamento, ma supportato solo dalla campagna di crowdfunding, il film è diretto da Carmine Amoroso, regista romano di Come mi vuoi, primo film italiano sui transessuali con Monica Bellucci e Vincent Cassel.

La libertà dentro al porno

Porn to be Free, di Carmine Amoroso

Il documentario fila le trame della Storia: è dall’ambiente ipocrita delle chiese cattocomuniste degli anni Sessanta che una banda di rivoltosi si muove contro la censura del porno per renderlo un gesto politico, di controcultura. Sono i tempi della censura di Ultimo tango a Parigi, quando Bartolucci dice:

“La libertà della pornografia è l’unico mezzo per vincere la pornografia”.

È il tempo della nascita di Sinè, di Charlie Hebdo, dell’affermazione di figure come Mario Mieli e vari intellettuali, pornografi, filosofi, femministe e pornostar. Ancora: Lasse Braun, inventore del cinema a luci rosse e re della Sex Revolution dal 1969, racconta il clima di terrore intorno alla pornografia in quegli anni. Ad esempio, se eri in possesso di riviste pornografiche potevi essere arrestato. Ci credete? Cosa accadrebbe oggi se controllassero le nostre cronologie?
Infine, Judith Malina, anima del Living Theatre, afferma:

“Siamo creature politiche e sessuali insieme, ma a volte cerchiamo stupidamente di separare le due cose”.

Il documentario cita inoltre figure come Elena Anna Staller nota al pubblico come Cicciolina, prima attrice pornografica a entrare in Parlamento con il Partito Radicale.
L’intento del regista sembra essere quello di mostrare come la libera fruizione della pornografia rappresentasse in quegli anni di fermento la riconosciuta presa di coscienza della sessualità e il mondo alle sue spalle.

Inevitabilmente, a fine visione, sorgono spontanee alcune domande: oggi, che senso ha parlare di sessualità? Come coniugarla con la pornografia? Chi lavora dietro questo sistema? Perché il sesso, nonostante questa fantomatica rivoluzione osannata da Amoroso, viene ancora percepito troppo spesso come un tabù? Perché non se ne parla nelle scuole? Davvero gli adolescenti devono avere il primo contatto con la sessualità tramite la pornografia, piuttosto che parlarne e prendere coscienza che è parte della vita e non qualcosa di inglobato in un emisfero lontano dalla realtà? Perché non ci scrolliamo di dosso quel senso del pudore figlio di un censura proibizionista in cui non crede più nessuno?

La libertà dentro al porno

Sessualità, amore e pornografia

Sull’Autore

Classe 1996. Sospesa tra le Marche e l'Emilia. Vive a Bologna, dove cerca risposte alle sue domande. Studia Lettere Moderne e collabora anche con il blog Parte del Discorso. Curiosa di tutto, esperta di niente.

Articoli Collegati