La politica italiana è noiosa

Ma potrebbe essere molto più interessante di così.

Questo doveva essere un articolo in cui parlavo di politica interna analizzando sondaggi relativi alle prossime elezioni  -  ormai sempre più vicine  – e  commentando qualche vicenda di contorno come il caso Banca Etruria e il sistema elettorale che penalizza le nuove formazioni a discapito di quelle già presenti in Parlamento, ma la verità è che scrivere un articolo del genere mi avrebbe annoiato a morte.

Il dibattito politico italiano non è interessante, neanche come argomento di discussione al bar mentre si beve un caffè. Parlando delle vicende legate alla Boschi non si rimorchia nemmeno in un circolo GD e a me allora cosa dovrebbe importarmene? Okay, forse  - forse, eh -  è il suicido politico del PD, ma la verità è che è tutto già scritto.

In Italia c’è un sistema tripolare e nessun partito o coalizione riuscirà a governare, salvo intercessione divina. Se ci va male ci sarà un governo di minoranza, se ci andrà malissimo si tornerà alle elezioni dopo pochi mesi. Non ha neanche troppo senso sperare che Mattarella dia l’incarico a una figura neutrale che possa tirare avanti il carro, dato che due su tre delle figure papabili sono entrate nella neonata coalizione di sinistra radicale  - Grasso e la Boldrini, rispettivamente presidenti di Senato e Camera —- e che Mario Draghi ha un mandato alla BCE con scadenza nel 2019.

Ma possibile non ci sia nulla di cui parlare, da inserire nei programmi? L’economia riparte con timidezza, trainata a sorpresa dalla Campania con un +2,4% del PIL, ma è proprio al Sud che abbiamo il maggior numero di persone a rischio povertà. Parlare di Questione Meridionale è così tanto fuori moda? Neanche a sinistra c’è qualcuno che vuole citarla sedendo nei salotti dei talk show televisivi? E non parlo di maccheronici tentativi di risveglio di un orgoglio meridionale assopito  - o inesistente, chissà - impersonati da De Luca e Emiliano, che dopo il no della Raggi fantasticavano di organizzare un’Olimpiade diffusa tra Bari e Napoli, tra l’altro in assenza di un collegamento diretto decente tra le due città.

Immagino sia noioso anche parlare di infrastrutture, del fatto che l’Alta Velocità si fermi a Salerno richiamando l’Opera di Carlo Levi o di come valorizzare il porto di Trieste, inserito nel grande progetto cinese di una nuova Via della Seta  –  anzi, due: una su rotaia e l’altra via mare. Gli spunti abbondano, basterebbe aprire la finestra di casa e affacciarsi in Europa, l’Europa che pare si sia illusa di aver retto a Brexit, anche se ISPI nel suo ultimo dossier del 2017 avverte: ci sono troppe spaccature tra Paesi membri e ci si accorda solamente su ciò che è negli interessi di tutti”. Con tanti saluti alla deriva autoritaria polacca e al no compatto dei Paesi dell’est alle quote di accoglienza migranti.

La luce sembra arrivare dalla sponda sud dove, su una nave in mezzo al Mediterraneo, il premier Gentiloni annuncia che sottoporrà alle camere la possibilità di un intervento militare in Niger in contrasto al traffico di esseri umani e al terrorismo nel Sahel. Cavolo, sembra proprio uno di quegli argomenti su cui discutere per mesi, e invece no. Risultano più interessanti le vicende di qualche partitino a sinistra o il cambio di logo della Lega  – che non sarà più Lega Nord -  che okay, ha un suo valore e può essere interessante sul piano della comunicazione politica, ma arriva in ritardo di anni sulla svolta nazionalista del partito e sull’ascesa di Salvini.

Alla fine la domanda sorge spontanea, più una provocazione che un moralismo: ma non è che siamo noi a essere noiosi? Io torno a guardare documentari degli anni ’60 sul Piano Marshall e i cambiamenti sociali di quel periodo. Ah, e buon anno!

Sull’Autore

Laureando in Sviluppo e Cooperazione Internazionale con la passione per l'attualità politica e il cazzeggio. Il mio sogno nel cassetto è scrivere per Vice, ma ogni tanto so essere anche serio.

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