Fantapolitica: M5S? Addio

“Voglio solo fare un po’ di fantapolitica”

Fantapolitica: è questa la premessa necessaria a questo articolo. Non ho prove, non ho indizi, non ho gole profonde. Ho solo un cervello, tanta fantasia e una sfiducia immensa nella classe politica italiana. E forse ho visto troppe puntate di House of Cards. Ma andiamo per ordine.

Sembra passato un secolo dalle ultime elezioni generali. Siamo stati chiamati, nel lontano 2013, per scegliere i nostri rappresentati per la XVII legislatura. E mi domando chi di noi non sia stato tradito, in tutto o in parte, da questi. Chi ha votato il Partito Democratico, convinto di votare socialista, si è scoperto inconsapevole sostenitore di Matteo Renzi, che di sinistra ha solo la mano. Chi ha scelto la coalizione del Cavaliere, ha dato vita alla pattuglia alfaniana che da cinque anni a questa parte tiene in vita la fazione avversaria. Chi ha preferito, invece, il MoVimento, ha visto gente scappare dalle fila appena eletta per tenersi il lauto stipendio. Infine ci sono i montiani, che dal 10% sono passati allo 0% grazie alla lungimirante alleanza con il Rottamatore.

Chi non se l’è presa in quel posto dica “io”. Gli altri dicano “Ahia!”. Ahia!

Fatte queste premesse, possiamo catapultarci ai giorni nostri. Dopo cinque anni di intrighi, di “Enrico stai sereno”, di “Se perdo il referendum, lascio la politica”, di congiuntivi sbagliati, di suppliche all’UE, di panzane colossali, di “Presidenta, mi chiami Presidenta!” e di altri alti momenti politici, finalmente questa gigantesca carnevalata sta per finire. E fino a qualche mese fa, prima del Rosatellum 2.0, il ritorno delle coalizioni”, avrei detto che sarebbe finita in un solo modo: Di Maio Presidente del Consiglio grazie all’Italicum. Infatti il M5S ha perso solo una volta, al ballottaggio, in tutta la sua storia. Non è fantapolitica, è realtà.

Ma poi, appunto, è arrivata la giusta sentenza della Corte Costituzionale che ha cassato gran parte del progetto renziano. Non ho dubbi che la cosa sia stata fatta perché la legge elettorale era effettivamente anticostituzionale e non perché gli equilibri politici fossero completamente mutati. Chi fa fantapolitica vi direbbe che i sondaggi non erano più favorevoli al rignanese e che l’Italicum lo avrebbe fatto perdere. Che stolti. Che creduloni.

Va da sè, dunque, che le varie fazioni politiche dovessero trovare un accordo sulle nuove regole del gioco. Il circo è andato avanti qualche mese, tormentandoci con alcune parole chiave: governabilità, rispetto della volontà popolare, preferenze. E in men che non si dica eccolo il, il Rosatellum 2.0. Una legge che non darà mai governabilità, che non rispetterà mai la volontà popolare (nella parte dei collegi uninominali) e che non permettere di esprime preferenze (nella parte proporzionale). Un vero capolavoro.

Ed è ponendoci una semplice domanda che abbandoniamo la realtà per passare alla fantapolitica. Per quale diamine di motivo il PD ha proposto, promosso e votato una legge che, palesemente, li eliminerà dai giochi? E non lo dico io, ma lo dicono i sondaggi: il centrodestra vincerà le elezioni e il M5S avrà la maggioranza relativa degli eletti con il sistema proporzionale. Strano, dite voi; calcolato, dico io.

Il PD – e non escluderei dal piano anche gli altri schieramenti – ha proposto una legge che non permette la governabilità per far fuori i big del MoVimento Cinque Stelle. La prossima legislatura, la XVIII, durerà poco: sei mesi, un anno, giù di lì. Torneremo al voto, con una legge elettorale nuova, che magari preveda solo i collegi uninominali. A questo punto Di Maio, Fico e compagnia bella non saranno più candidabili per via del Non-Statuto. E il “non-partito” non avrà nomi validi. Fine dei giochi.

Nel frattempo – durante questa nuova festa dell’assurdo – ai partiti non resterà che attivare tutti gli strumenti di pressione sociale (Mediaset, Rai, i vari giornali sovvenzionati con i nostri soldi) per dire che se non si governa è solo colpa del grillino, non disposto a scendere a patti con loro, le forze responsabili che vogliono solo il bene del Paese. E ci guadagneranno tutti, perché fra gli elettori dei pentastellati trovi un po’ di tutto: ex piddini che odiano Renzi, leghisti troppo onesti per dimenticare la storia dei diamanti e arrabbiati in genere.

E a conferma di questa teoria fantapolitica, troviamo l’inaspettata mossa di Alessandro Di Battista. Ma come? Apprezzato, papabile ministro in caso di governo a Cinque Stelle e non si ricandida? O forse – e sottolineo forse – viene messo in salvo, come jolly, in caso in cui questo scenario diventi realtà? In fondo, esclusi quelli che verranno fatti fuori da questo meccanismo, chi altri ha l’autorità morale nel MoVimento per gestirne il futuro? 

Se questa teoria venisse mai confermata dai fatti, e lo sapremo fra un anno o poco più, ci troveremo di fronte ad uno scenario preoccupante. L’astensionismo aumenterà ancora e il malcontento popolare -inutilmente nascosto dalle finte notizie positive divulgate dai media- non troverà più nemmeno sfogo nel voto al MoVimento. Quello che ora è fastidio verso il sistema Italia e verso l’UE non potrà che trasformarsi in odio. E l’odio porta a vicoli bui che già abbiamo percorso.

Sull’Autore

Dopo la laurea in Storia e un Master dal nome troppo lungo, mi sono dedicato alla delicata quanto incompresa arte del Social Media Management. Ma l'amore per il dibattito politico non si dimentica, perciò eccomi qua.

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