E voi, ve lo ricordate Tumblr?

Ho passato su Tumblr i miei ultimi anni di adolescenza, e lo dico con orgoglio. Finestra sul mondo, per una poveraccia come me che vive(va) in provincia, la piattaforma di microblogging che impazzava agli inizi degli anni dieci del Duemila era diventata la mia droga, al punto che passavo a scorrere la dashboard (l’equivalente della timeline di Twitter e del news feed di Facebook, per intenderci) ogni briciola del mio tempo libero.

Illustrazione di prinsomnia

Dico “finestra sul mondo”, ma sarebbe più corretto parlare di “mondi”, al plurale, perché in effetti sono una miriade i gruppi e i sottogruppi a cui si aderisce quasi involontariamente una volta creato il proprio account. Per esempio, per un periodo seguivo principalmente blogger italiani che raccontavano la loro vita personale, mentre solo poco dopo sono finita nel circolo dei fandom blog, cedendo la mia sanità mentale all’universo delle fanfiction e delle fanart. Con il tempo mi sono data delle arie dedicandomi a qualcosa di più impegnato come le pagine su cui si discuteva di giustizia sociale, parità dei generi e realtà minoritarie, fino ad arrivare ai blog sull’arte, la letteratura e la musica, per completare poi questo mio viaggio nel web scegliendo di gustarmi quella che è la vera essenza dell’internet di oggi: il porno.

Tumblr è soprattutto la dimora delle teenager, probabilmente perché è difficile che sia frequentato dai genitori o da parenti adulti. In questo senso, la piattaforma si trasforma in una sorta di rifugio, in cui è facile dare sfogo ai turbamenti tipici di quell’età, in cui è possibile esternare aspetti della personalità che si è soliti nascondere agli occhi del mondo. Per la sua struttura, infatti, Tumblr permette di costruirsi una nicchia che funge da safety bubble, o da campana di vetro, se vogliamo, in cui ci si può muovere trovando l’appoggio di qualcuno. Certo, i rischi si corrono anche lì. Non solo c’è il cyberbullismo, che è sempre in agguato, ma questa sorta di simbiosi che si viene a creare con altri utenti con cui si condividono passioni, interessi ed esperienze, potrebbe, in un rovescio della medaglia, sfociare in un forte senso di straniamento.

David Karp, fondatore di Tumblr

Eppure nonostante la presenza di un certo fanbase, un cuore pulsante di sostenitrici che ancora oggi continuano ad utilizzarlo, Tumblr sembra essere ormai giunto al capolinea. E sebbene il destino di questa piattaforma sia ancora in fase di delineamento, il segno che i tempi d’oro sono ormai belli che andati lo rintracciamo nelle dimissioni di David Karp, creatore del social, che sono giunte qualche settimana fa, annunciate da un tweet in cui lo stesso Karp non dà spiegazioni esaustive in merito alla sua decisione.

Ma la storia di Tumblr da qualche anno a questa parte è stata travagliata, a partire dal 2013, quando fu acquistato da Yahoo al costo di 1.1 miliardo di dollari. Una scelta che già allora aveva generato del malcontento fra gli utenti, tanto che Marissa Mayer, l’allora CEO di Yahoo, aveva dichiarato We promise not to screw it up (“Promettiamo di non rovinarlo”). Il connubio però pare abbia portato soltanto ad un aumento di ads disseminate in ogni angolo della piattaforma, e non certo all’incremento di utenti che si auspicava. Dal 2014 al 2017, il numero di blog creati ogni giorno è passato da 240mila a 130mila, con una riduzione di circa il 45%, e persino la stessa Yahoo ha ammesso che le loro previsioni sul rendimento di Tumblr sono state eccessivamente positive, affermando in altre parole che la loro operazione non è stata che un buco nell’acqua.

L’ironia degli utenti di Tumblr dopo l’acquisizione da parte di Yahoo

Che ne sarà adesso, quindi, di Tumblr? Le dimissioni di David Karp, che era l’ultimo segno tangibile della gestione di Tumblr di un tempo, potrebbero dare la botta finale ad un social network che già di suo arranca. E se è vero che, almeno in Italia, è stato abbandonato in massa già da parecchio tempo in favore di social più intuitivi e veloci come Twitter, io onestamente mentre ne parlo sento già un pezzo di adolescenza che se ne va via.

Sull’Autore

Siciliana, appassionata di mille cose diverse, sono una contraddizione a forma di donna. Asociale fino al midollo, diffidente come un gatto. Scrivo perché questa vita non mi basta. Mi chiamano Vanessa, *shrug*

Articoli Collegati