Autismo: per lo Stato guarisci a 18 anni

Per lo Stato italiano gli autistici  sono solo bambini. A 18 anni infatti guariscono da soli.
È l’unica spiegazione plausibile al perché di una legge che garantisce assistenza medica, sanitaria e terapeutica soltanto fino al compimento della maggiore età.

Certo, fu un gran successo quando finalmente nel 2015 si ebbe tra le mani la normativa “Disposizioni in materia di diagnosi, cura e abilitazione delle persone con disturbi dello spettro autistico e di assistenza alle famiglie“. L’Angsa (Associazione nazionale genitori soggetti autistici) si spezzò in due: da una parte l’entusiasmo per quello che fino ad allora era stato il primo vero passo in avanti statale e pubblico nel trattamento di tale disturbo, dall’altra l’amarezza per quel buco enorme che era stampato davanti ai loro occhi allo scadere dei 18 anni.

Quasi più un fatto politico che un problema sociale. Una specie di scaricabarile a lungo termine; un contentino, forse, come per dire “riconosciamo l’esistenza di ragazzi con problemi nelle relazioni sociali e ce ne prendiamo carico finché sono minorenni”.
Scusate la supponenza, ma questo non è un passo avanti: questo è un finanziare la minimizzazione di un problema molto più serio.

Partiamo dalle basi. Quante sono le persone autistiche in Italia? Bene. Sarete sorpresi di sapere che non c’è un dato preciso a riguardo. Nel 2015 girava voce di 36.000, poi di 60.000, per ultimo addirittura di 100.000. A oggi si conta che potrebbero essere incrementati quasi del 5%. Ma nessuno, nemmeno le associazioni “ufficiali” sanno fornirci un dato specifico. Questo perché metà dei soggetti autistici non sono censiti effettivamente e l’altra metà viene riconosciuta quando la malattia è già progredita.

            Importante nel trattamento tempestivo dell’autismo l’impiego di terapie di contatto come la pet therapy.

È stato Gianluca Nicoletti, giornalista e padre di un ragazzo autistico, uno dei primi a denunciare questo spaventoso buco legislativo. In un modo, per altro, estremamente provocatorio e originale. Nel suo film Tommy e gli altri, infatti, padre e figlio -ormai diciottenne e quindi “miracolosamente” guarito dall’autismo dalla legge stessa- intraprendono un viaggio per tutta Italia per andare a conoscere gli altri, tutti i non più bambini -ma sempre autistici- che non hanno ancora diritto a una reale integrazione all’interno della società, all’autonomia, all’accettazione e all’assistenza.

Ma, in pratica, cosa vuol dire essere “autistici”?
L’autismo di per sé, secondo Wikipedia, è un disturbo del neurosviluppo che va a compromettere fortemente capacità relazionali, di interazione e di comunicazione verbale. La varietà di sindromi e sintomi ha dato però vita al nuovo termine “disturbi dello spettro autistico“, abbreviato in ASD (Autistic Spectrum Disorder, in inglese).

Ora, chi ha avuto a che fare con casi di ASD, sa bene che l’autismo è molto di più di quanto un’asettica definizione presa dal web, per quanto accurata sia, possa anche lontanamente avvicinarsi a spiegare.

Le persone autistiche -perché di persone si deve parlare, non solo di bambini- non hanno, come molti pensano, ritardi cognitivi significativi. Anzi, spesso sono molto intelligenti e dotate di uno spiccato senso pratico nel risolvere i problemi. Ma, come dice il bambino nel trailer del film di Nicoletti, si spaventano facilmente per le piccole cose.
Una metafora -nemmeno troppo- vicina dalla realtà: ciò che bisognerebbe tenere a mente quando si ha a che fare con persone con ASD è semplicemente che ciò che a noi sembra normale, a loro può fare un sacco di paura. E il modo che ci sembra più naturale e “indolore” per entrare in contatto con loro è per loro spesso alquanto incomprensibile e “oscuro”.

Quasi quanto lo sia il fatto che per l’Italia gli autistici smettono di esserlo improvvisamente dopo i 18 anni. Come se dalla malattia si guarisse così, con l’avvento della capacità di andare a votare.

Sull’Autore

Classe '96, universitaria per caso e musicista per scelta, scrivo per non sentirmi eccessivamente fuori posto in questo mondo.

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