Afterhours: trent’anni tra rock e magia

Antologia 1987-2017 Foto di pura gioia: questo è il titolo del regalo che gli Afterhours, band storica della scena alternative rock italiana, hanno fatto ai propri fan. Da festeggiare ci sono trent’anni di carriera: un percorso musicale portato avanti con coerenza, impegno e una grinta mai persa.


Quattro cd
per un totale di 76 tracce audio e, nella versione deluxe, un libro a cura del giornalista Federico Fiume, raccontano questi tre decenni vissuti in musica e per la musica. Fotografie rubate dagli album di famiglia, incisioni home-made recuperate da vecchie musicassette e pezzi inediti registrati in presa diretta, insieme ai brani più significativi di ogni album: una vera delizia per i fans di vecchia data, un tesoro da scoprire per quelli di nuova.

Gli Afterhours hanno vestito molte sonorità (e cambiato varie formazioni) dal 1987 a oggi, nel loro “naturale processo“ di crescita ed evoluzione, distinguendosi sin da subito per la loro identità marcata e riconoscibile: sono passati per il punk e la dark music inglese, hanno assorbito l’ondata grunge d’oltreoceano, sono stati “pop” quanto basta. E tutto questo lo sono ancora, in una sorta di magia che incanta e sorprende, sotto l’egida del leader storico Manuel Agnelli (oggi anche giudice da talent show molto apprezzato, con buona pace degli integralisti musicali).

In copertina c’è proprio lui, Manuel, a dieci anni o poco meno, con lo sguardo verso l’obiettivo e la mano su una pistola giocattolo. Nel retro copertina, la pistola ce la punta contro, in uno scatto risalente a Germi, quarto album in studio della band, uscito nel 1995.
Di brani, foto e aneddoti ce ne sono molti in questa summa antologica, in parte realizzata con materiali sottratti a un piccolo incendio che mesi fa investì la sala prove.

Questa è la cronaca.

Oltre, c’è una storia che riguarda tutti coloro che con gli Afterhours sono cresciuti, quelli che conoscevano a memoria Dentro Marylin nella primissima versione in inglese (1990) e che già li seguivano per concerti, quando erano pressoché sconosciuti. Una storia collettiva e individuale allo stesso tempo, comune e assolutamente privata, che oggi appartiene anche ai nuovi affezionati, quelli che gli Afterhours li hanno scoperti per caso, magari incuriositi dal “giudice Agnelli”.

C’è una colonna sonora di chitarre distorte, riff aggressivi e ballate ipnotiche, ci sono testi mesmerici e parole potenti in cui rispecchiarsi.

C’è un immaginario feroce, accogliente, crudele e romantico per ognuno all’ascolto. C’è un viaggio lungo chilometri di trasferte interregionali, attese sotto al palco, birre insipide in bicchieri di plastica, di pogo, tanto pogo, di sudore, tanto sudore. Ci sono le verità che ricordavi urlate a squarciagola, le mani alzate e i corpi pressati contro le transenne, la resa di fronte al fatto che “non c’è niente che sia per sempre”, d’accordo. Ma niente, tranne gli Afterhours, è chiaro.

Sull’Autore

Blogger dal 2006 su "Hai da accendere?". Ha esordito nell'antologia "Quote rosa-Donne, politica e società nei racconti delle ragazze italiane" (Fernandel, 2007). Ha pubblicato il romanzo "Diciassette minuti" (Eumeswil, 2009) e numerosi altri racconti per riviste e siti. Si occupa di arte, narrativa e gatti.

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