Waking Life: Noi Stessi, il Sogno e gli Altri

Waking Life (2001) racconta la storia di un ragazzo che, dopo un incidente stradale, vive un interminabile sogno, durante il quale si imbatte in una serie di personaggi con i quali intavola conversazioni sui massimi sistemi: filosofia, cinema, politica, arte, amore e, soprattutto, esperienze oniriche.

Waking Life consiste in due film sovrapposti: quello girato da Richard Linklater (regista) dal vivo con attori in carne e ossa e quello disegnato da Bob Sabiston (scenografo) sulle inquadrature del collega. Ne viene fuori un miglioramento del rotoscopio di Max Fleischer (inventore del suddetto), attraverso un software brevettato dallo stesso Bob Sabiston. Il film è una tavolozza di espressioni e colori in continuo mutamento, perfetta per rappresentare il mondo onirico in una chiave pop-impressionista.

Altri episodi visivi di questo genere li si può rintracciare in A Scanner Darkly e il recentissimo Loving Vincent.

Questo film necessita d’esser visto, più che di commenti acuti. Waking Life nella sua giostra di risvegli in sogni differenti ci ricorda quanto ancora non siamo presenti a noi stessi. La percezione del sogno come situazione trascinante ricorda a tratti una routine quotidiana, una coscienza assente che incanala eventi e informazioni senza fare domande.

Tantissime cose accadono davanti agli occhi del protagonista (interpretato da Wiley Wiggins), tantissimi dialoghi  e monologhi formidabili nei confronti dei quali però il ragazzo reagisce sempre con una certa percentuale di ambiguità. Conseguenza forse del fatto che capisce di essere intrappolato in un sogno, ben presto infatti comincia a fare oscure supposizioni riguardo la sua morte.

Parallelismo e convivenza tra sogno e vita reale risulta un tema spesso toccato nel cinema, ma in questo caso la riflessione riguarda proprio gli atti quotidiani, gli avvenimenti e i dialoghi che sosteniamo. Soprattutto riguardo al “dialogo sulle formiche” mi viene da dire che all’interno del quotidiano il sogno si muova nello schema, nel saluto distratto e nel rimanere all’interno della propria bolla, mentre invece il confronto (anche duro) con l’altro è il vero motore dell’esserci. Quale miglior specchio del prossimo per sapere se siamo vivi o stiamo solo galleggiando in uno sfondo solitario, docili prede dei nostri pensieri.

Sull’Autore

Classe 1994, vivo a periodi alterni nella magica Bologna. Studio arti visive al Dams, scrivo, suono, canto e disegno. Quando capita faccio anche l'imbianchino.

Articoli Collegati