Stanchi ma felici – Intervista ai Giorgieness

Tra le realtà musicali più belle del 2017, a mio modesto parere, ci sono senza dubbio i Giorgieness. Anche i loro dischi più “vecchi” sono molto molto belli e si sono riconfermati con l’ultimo album dal titolo Siamo tutti stanchi. Ho chiacchierato con la frontwoman Giorgie D’Eracle e il chitarrista-producer Davide Lasala prima del concerto al Vibra Club di Modena – loro sul palco hanno l’equivalente energetico di una centrale nucleare – e questo è il risultato dell’intervista.

Giorgie, mi fa piacere che con te ci sia anche Davide perché vorrei partire con questa domanda: tu sei la frontwoman della band, l’interfaccia del progetto. Ma dietro c’è tutto il “sistema operativo”: chi sono gli altri componenti?
(Giorgie) Bene, perché ci tengo tantissimo! Siamo io, Davide Lasala, Andrea Depoi – il bassista, che ha dato il la insieme a me a questo progetto – e Luca Pozzi, attuale batterista. Poi abbiamo il nostro fonico, Andrea, altra persona fondamentale e Carlo, il nostro manager.

Sotto ai riflettori ci sei tu, Giorgieness è la tua faccia e i tuoi capelli rossi. Per gli altri può essere frustrante restare nell’ombra? O può essere d’aiuto perché permette di lavorare con più tranquillità?
(Davide) No, non c’è nulla di frustrante. Il progetto è nato da lei e non si fa a gara ad apparire.
(Giorgie) Ogni tanto però per me è strano trovarmi a essere sempre io in primo piano. A volte mi sento sola in questa cosa. Però siamo un gruppo e ci aiutiamo a vicenda.

Tu per certi versi fai anche da parafulmine, no?
(Giorgie) Sì, assolutamente. Le poche recensioni negative che abbiamo avuto erano tutte sulla mia persona ed è stato brutto perché sono andati a demolire me al di là della musica che faccio.
(Davide) Poi però se senti il disco si percepisce che dietro c’è una band e non un singolo artista.

Giorgie, questo progetto saresti riuscita a portarlo avanti da sola?
(Giorgie) No, mai. Ma io non sono capace neanche di organizzare lo spostamento, da sola. Non sono una persona pratica!
(Davide) E quindi ha bisogno delle balie! Scherzo. Facendo così lei ha il tempo per scrivere e fare le sue cose. Nel frattempo gli altri svolgono i loro compiti.

                 Giorgie D’Eraclea sul palco. La qualità della foto è pessima perché l’ho scattata con lo smartphone.

Giorgie, la scrittura dei pezzi è cosa solo tua?
(Giorgie) Sì, è una parte solo mia. Sarà che tengo tantissimo alle parole. Se Davide magari mi chiede “Ma non puoi cambiare questo termine?” io gli rispondo con un “No!” secco perché per me fa parte di un discorso.

Notate molto interesse nei confronti del progetto Giorgieness, che immagino sia in piedi da molto tempo?
(Giorgie) Sì, io sono dietro questo progetto da sei anni e Davide da tre. Ho iniziato da sola, ma proprio sola-sola: chitarra e voce. Però con l’idea di trovare, col tempo, qualcuno che avrebbe condiviso le mie idee e quindi il progetto.
(Davide) Io ricordo quando tre anni fa l’ho vista per la prima volta: è stato in un locale, chitarra e voce, una bomba. Mi hanno chiesto di produrla e io ho accettato subito, ma lei era una macchina lanciata ai 300 all’ora e questa potenza andava gestita.
(Giorgie) Davide poi iniziò a suonare con me e Andrea in saletta, perché io non reggevo da sola tutta la parte di chitarra. Poi Andrea è passato al basso perché è un polistrumentista, Davide ha portato con sé il batterista che suonava con lui in un’altra band e così sono nati i Giorgieness: in pratica sono la fusione di due band. C’è una cosa che tengo a dire: ho trovato delle persone che hanno investito dei soldi su di me. Quando sono arrivata a Milano non conoscevo nessuno e Andrea e Carlo, che poi fanno la produzione esecutiva, hanno investito su di me.

La svolta, dunque, a Milano.
(Giorgie) Sì, anche se io sono di Morbegno, Valtellina. Sono arrivata a Milano nel 2010, dove ho fatto due anni di Giurisprudenza e uno di Filosofia. Contemporaneamente lavoravo, suonavo e studiavo. Le prime due non potevo smettere di farle, allora ho mollato la terza. La svolta vera è arrivata nel 2015, quando abbiamo fatto il contest Pending Lips. Lì, nella giuria, c’era una persona che ci ha segnalati a Carlo. E da lì è iniziata una nuova fase per i Giorgieness.

Ora è diventato un lavoro a tutti gli effetti.
(Giorgie) Sì, a tutti gli effetti. Andrea e Luca lavorano con i genitori, Davide ha lo studio e io dò lezioni di canto. Con mille straordinari riusciamo a mettere insieme tutto.

Passando alla scrittura, cosa hai cercato di dire in “Siamo tutti stanchi”?
(Giorgie) Più lo ascolto e più mi rendo conto che è un concept album: parla di quello che ho vissuto nell’ultimo anno. Ho cercato di usare un nucleo di parole forti catapultate in situazioni diverse: ci sono le mani, la gola, la pelle, i capelli, il sentire, etc. Ci sono parole che ritornano per descrivere fondamentalmente degli stati d’animo di reazione. Nel senso che dopo aver toccato il fondo, cosa puoi fare per risalire quando non hai certezze e non sei fiero di quello sei diventato, ma al contempo sai che non è stata solo colpa tua? Al tempo stesso ho cercato di non essere solo auto-centrata e mi sono detta “Ok, cos’è che vivo io ma che vive anche lui ma che vive anche lei?”.

Per quanto riguarda le parole, trovo che i tuoi pezzi abbiano una forte componente erotica. È un effetto ricercato o ti viene spontaneamente?
(Giorgie) È una cosa vissuta, forse perché le mie relazioni sono viscerali, passionali. E questo ha una ricaduta su quello che scrivo. Sarà che io sono sempre in conflitto con il mio corpo e arrivare ad avere un determinato tipo di libertà con un’altra persona per me è merce davvero rara.

                                                                                 Giorgie che fa il cosplay di Eleven.

Mi dicevi in radio che le tue canzoni nascono da una sola storia, andata male. Pensavo fossero di più!
(Giorgie) Sì, è una sola ma che mi ha dato un sacco di materiale! Crescendo è bello scoprire che una relazione può anche darti tanta tranquillità. Quando, all’interno di una relazione, la parte carnale è in fin dei conti l’unica, si perde la serenità del sentirti bene dove stai. E comunque se lavori su te stesso le relazioni funzionano!

Tornando alla “carne”: in Siamo tutti stanchi trovo ci sia il ri-appropriarsi della componente fisica dell’emozione.
(Giorgie) Nel disco c’è anche la componente delle sedute con la mia terapeuta! È un lavoro che ho dovuto fare: io ero incapace di percepire le mie emozioni. E quindi non capivo se fossi arrabbiata, ferita, triste. Non è un lavoro finito eh. Ma quando in Vecchi dico “Voglio sentirmi”, mi riferisco al fatto che dovevo arrivare a farmi male per sentirmi. E questo non va bene.

Ultima domanda: siamo tutti stanchi perché?
(Giorgie) Io nella mia vita ho mollato tutto, tranne questo progetto musicale. E trovo che ci sia molta disillusione in giro. Io sono stanco, tu sei stanco e se lo dici ti rispondono: “Eh vabbè è normale, stiam tutti male, abbiam tutti un lavoro di merda”. Io voglio arrivare a dire ai miei figli che se ci crederanno e si impegneranno magari avranno un lavoro che gli piacerà e che comunque li stancherà! Però saranno stanchi, distrutti, ma felici.

            Foto post-concerto. Da sinistra a destra: io, Giorgie e Giulia Gardini (conduttrice e autrice radiofonica)

Sull’Autore

Laurea triennale in Scienze della Comunicazione; appassionato di cinema, musica e sport. Sto ancora cercando di capire cosa farne della mia vita.

Articoli Collegati