Big Mouth: una serie quasi riuscita

Big Mouth, la nuova serie animata targata Netflix, diverte e intrattiene senza però eccellere particolarmente.

Una doverosa precisazione prima di iniziare: sono un fan sfegatato dell’animazione per adulti, dunque tendo a essere più indulgente con questa rispetto ai prodotti live-action. Perciò, complice l’astinenza dalla mia dose annua di Rick and Morty BoJack Horseman, mi sono approcciato con un misto tra speranza e paura a una nuova serie animata: Big Mouth.

La trama è presto detta: un assortito gruppetto di neo-adolescenti sperimenta la pubertà, con tutte le gioie e i dolori che essa comporta. In questa pseudo-avventura, i protagonisti sono assistiti dai demoni della pubertà Maurice e Connie. Completano il quadretto alcuni personaggi di contorno assurdi, quali un insegnante di ginnastica disadattato e il fantasma di Duke Ellington.

scene from big mouth

Il demone Maurice e il protagonista Andrew

L’argomento di partenza è lontano per quello che si presume essere il target della serie, ma risulta comunque divertente rivisitarlo a posteriori con ironia. L’umorismo è molto caustico e funziona bene finché si vanno ad affrontare tutti gli stereotipi sull’adolescenza. Non manca nulla: dagli impulsi dei ragazzi, che non conoscono momenti o luoghi inopportuni, alle trasformazioni delle ragazze in mostri rancorosi.

Il vero punto debole di Big Mouth viene a galla quando si inizia a cercare una logica alla base.

Ha senso cercare la logica in una serie animata demenziale? Sì, nel momento in cui essa presenta al proprio pubblico un proprio stile definito. Per esempio: I Griffin sono la serie non-sense per eccellenza, il pubblico lo sa e dunque non si stupisce nel non riscontrare una logica negli avvenimenti; Rick and Morty presenta svariate situazioni assurde, ma che hanno senso nella logica che lo show presenta fin dall’inizio.

In Big Mouth questa distinzione sembra assente. Non si capisce bene se gli autori volessero puntare più sul non-sense o su un umorismo sì assurdo, ma verosimile. In diversi momenti la logica viene a mancare: i demoni della pubertà sembra possano essere visti solo dal bambino/a cui si rivolgono, ma poi viene fuori che non è così. Un paio di volte viene rotta la quarta parete, senza motivo. In una puntata vediamo addirittura una coccinella parlante, che non rivedremo mai più.

scene from big mouth

Il coprotagonista Nick e il fantasma di Duke Ellington

Sembra quasi che Big Mouth volesse riprendere e superare l’umorismo de I Griffin, senza tenere in considerazione un fattore fondamentale: è un umorismo che ha stancato gran parte del pubblico, come dimostra la stessa serie che ne ha fatto la sua punta di diamante.

Nonostante i suoi difetti, Big Mouth rimane un prodotto gradevole, che in alcuni casi offre anche dei bei momenti dal sapore agrodolce. Resta solo da sperare che, proseguendo, accantoni via via i propri aspetti più negativi e si concentri su quelli positivi. Spero, insomma, che la mia indulgenza sia ben riposta.

Sull’Autore

Esisto dal 1993 e già mi sono stancato. Sono nato a Roma, ho studiato al DAMS di Roma Tre e nel tempo libero (cioè sempre) scrivo e guardo film o serie TV. Sarei anche uno stand-up comedian, ma molti dissentono da questa affermazione.

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