Uomini & Donne, avanguardia sociale

Quando andavo alle superiori – ho finito il liceo nel 2011 – al pomeriggio studiavo mentre mia madre guardava Uomini & Donne. In quegli anni credevo che il programma di Maria De Filippi fosse Il Male e sgridavo quella poveretta di mia madre, che dopo una giornata di lavoro voleva godersi un’oretta di spensierato relax. Molti anni e molti libri dopo, mi ritrovo a fare un ragionamento diverso.

L’articolo si intitola iperbolicamente Uomini & Donne, avanguardia sociale perché, nel panorama della TV generalista, U&D va ad assumere questa funzione. Per prima cosa diciamolo: piaccia o non piaccia, si tratta di un programma scritto benissimo, leader d’ascolti e che ha superato la prova del tempo – va infatti in onda dal 1996. Se intorno al 2010 – quando io andavo alle superiori – il programma era icona del trash televisivo, oggi possiamo vederlo anche sotto una luce diversa, grazie a due innovazioni che possono avere un importante impatto sociale.

La prima è “Il trono over“, in cui i corteggiatori sono over 40 – ma la maggior parte di loro è over 60. La seconda – in ordine cronologico – è “Il trono gay”, in cui tronisti e corteggiatori sono omosessuali. L’etichetta “Trono gay” è utilizzata da me qui nell’articolo, ma non è presente nel programma. Questo è il primo grande pregio delle due innovazioni: la normalità. Anche la banalizzazione, per certi versi. Over 40-50-60 e gay si corteggiano come da anni fanno ragazzi e ragazze belli, giovani e affascinanti. Non c’è – almeno dichiaratamente – nessuna volontà d’integrazione, nessun tono da pubblicità progresso, nessun pietismo: le due “categorie” vengono presentate come un insieme di persone che si corteggiano e cercano l’Amore.

Alcune partecipanti al “Trono over”. Troppo belline <3

Di questa ricerca dell’Amore, ne possiamo parlare. È una cosa abbastanza vecchiotta, vero, e io sto parlando d’innovazione. Ma in questa ricerca dell’Amore c’è una cosa nuova – e c’è da tanti anni ma non l’abbiamo notata, eravamo troppo presi ad accusare il programma di essere Il Male – o comunque un tentativo di introdurla: il superamento della monogamia assoluta. In U&D il Grande Amore è uno e non ammette altri partner, ma prima di arrivarci tronisti e corteggiatori escono con più persone anche contemporaneamente. E questo vale anche per over e gay.

Questo è il secondo punto: U&D propone una vita sentimentale attiva e varia, e una sessualità priva di vergogna. Prendiamo Gemma, famosissima partecipante over: esce con più uomini contemporaneamente è la cosa è del tutto NORMALE. Non accettata, non tollerata. Proprio normale. Ah, e anche quando si crede di aver trovato il Grande Amore, si può tornare indietro e tornare a corteggiare/esser corteggiati da altre persone: il contrario del modello sociale basato sull’indissolubilità del matrimonio.

Questa nuova fase di U&D, pur con tutte le pecche e le trashate della situazione, spicca quindi per la dignità con cui lascia giocare le persone. Non ci sono veli, non c’è vergogna: ognuno vive la sua vita sentimentale alla luce del sole – o, se preferite, alla luce dei fari dello studio. Proprio lo studio di Maria De Filippi diventa un palcoscenico di uguaglianza che dà diritti e forza a queste due “categorie”: i “vecchi”, che possono essere anche amanti e compagni oltre che genitori e nonni e i gay che si amano, corteggiano e litigano come tutti gli altri. Attraverso la Ricerca dell’Amore, il programma finisce col mostrare come siamo tutti fatti della stessa pasta.

Ma soprattutto dobbiamo tenere in considerazione il target di persone che guarda U&D: credo si tratti per lo più di over50, non proprio la categoria più aperta ai “cambiamenti”. A queste persone viene proposto, attraverso l’intrattenimento, un modello sociale che supera molti tabù. Questa, per me, è avanguardia sociale; soprattutto è un’azione efficace, al contrario di quelle stantie spesso utilizzate da Associazioni e Istituzioni.

Sull’Autore

Laurea triennale in Scienze della Comunicazione; appassionato di cinema, musica e sport. Sto ancora cercando di capire cosa farne della mia vita.