La manipolazione del pensiero ai tempi di internet

Siamo davvero liberi quando navighiamo su Internet? Quando cerchiamo informazioni su Google, è davvero la realtà quella che troviamo? Forse no, o almeno, non per tutti. Stando all’ultimo rilevamento della Freedom House sul tema della libertà online, vi sarebbero trenta governi mondiali che gestiscono l’intera area dell’informazione virtuale. Se nel 2016 gli Stati interessati erano 23, oggi altri sette contribuiscono alla manipolazione del pensiero dei “comuni mortali”, cioè noi. Commentatori pagati, troll, profili falsi, bot creati ad hoc per le diverse situazioni, questi sono soltanto alcuni dei metodi utilizzati per influenzare la massa verso l’una o l’altra ideologia. “I governi utilizzano i social media per sopprimere il dissenso e far progredire un’agenda antidemocratica” – ha dichiarato Sanja Kelly, direttrice del progetto Freedom on the Net.

Il punteggio assegnato a ogni nazione è stato calcolato considerando tre parametri: gli ostacoli per accedere al web,  la censura sui contenuti e la violazione dei diritti dell’utente. Se vi sono Paesi quasi totalmente liberi, come l’Islanda, che si è classificata sempre tra le prime posizioni, esistono realtà totalmente diverse, soggette a manipolazioni continue. Per il terzo anno consecutivo la nazione con il punteggio peggiore è la Cina, seguita da Etiopia e Siria. È stato rilevato che l’87% delle nazioni globali non soltanto è costantemente sotto pressione da queste devianze controllate, ma che gli utenti di questi Paesi subiscono delle vere e proprie censure circa la loro libertà di espressione e di informazione sul web. Se un 28% subisce questa repressione parzialmente,  il 36% di questi non ha alcun modo per utilizzare liberamente la rete. Oltre alla Russia (66 punti) figurano Stati come Turchia (66), Venezuela e Filippine, Messico e Sudan (62).

Nel rapporto si evince che la disinformazione ha avuto un ruolo importante nelle elezioni politiche in almeno 18 Paesi nell’ultimo anno, tra cui gli Stati Uniti. I governi, pertanto, stanno seriamente minando la nostra capacità di decidere in autonomia, di avere un pensiero critico. E molto spesso questo accade senza rendersene conto. In Europa occidentale, il report segnala la presenza di fake news sulle elezioni in quattro Paesi, tra i quali troviamo l’Italia, insieme a Regno Unito, Francia e Germania. Ancora, sono sempre più numerosi i governi che nell’ultimo anno hanno imposto delle limitazioni alla rete per ragioni politiche o di sicurezza, molto spesso in zone caratterizzate dalla presenza di minoranze etniche o religiose.

La situazione italiana non sembra essere così tragica. Su un massimo di cento (più il punteggio è alto, maggiore è la repressione), sono 25 i punti raccolti dal Belpaese, rientrando nella categoria delle nazioni “libere”. Nonostante questo, Freedom House riporta che sono sempre più frequenti casi in cui giornalisti o utenti italiani abbiano ricevuto intimidazioni legali o minacce di altro genere. Anche se nell’ultimo anno non sono stati registrati casi giudiziari rilevanti o arresti a causa dell’abuso della rete, il reato di diffamazione rimane il più frequente in Italia.

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Mi piace definirmi come un mix di curiosità, passione e ipocondria. Parlo di comunicazione, società e diritti.

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