#AgendaSetting: un algoritmo vi seppellirà

Riapriamo la nostra agenda con uno spunto interessante rintracciato sulla piattaforma TED. Si tratta di uno degli ultimi interventi della tecno-sociologa Zeynep Tufekci che ha scritto molto degli effetti che la tecnologia sta avendo su politica e società. Nello specifico la Tufekci parla dell’avanzata degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale sfruttati dai grandi players della tecnologia, strumenti di grande versatilità e dagli ampi margini di sviluppo, di cui però non riusciamo a mettere a fuoco il funzionamento, la logica alla quale rispondono. Una falla che potrebbe danneggiarci.

Parliamo dei suggerimenti, tutti quelli che “arricchiscono” la nostra esperienza di navigazione sulle varie piattaforme. I video su YouTube, le pagine su Facebook, le scarpe su Amazon, tutto selezionato dagli algoritmi che regolano la gestione dei dati che rilasciamo, algoritmi che si nutrono di dati e migliorano con essi. Il valore dei nostri dati è altissimo, eppure i social li acquisiscono a suon di click. Il vero focus però della disamina della Tufekci è lo scopo ultimo di tutta questa architettura: la pubblicità. È necessario, come spesso invitiamo a fare in questo spazio, pensare all’equazione costi benefici, ma d’altronde, anche questo ci siamo detti spesso, le nostre riflessioni si perderanno in quel luogo poco democratico (e lottizzato) che oggi è il web.

Sapete invece per cosa non serve un algoritmo? Per realizzare un tiro libero a pallacanestro: peso, altezza, minuto di gioco, esperienza del tiratore, una lunga serie di varianti che rendono il calcolo troppo complesso, come descritto nell’articolo “la scienza dietro il tiro più praticato nello sport” pubblicato dagli inglesi del Guardian:

Infatti, come pubblicato dal Journal of Quantitative Analysis in Sports, ogni tiro libero realizzato o fallito è unico come un fiocco di neve.

In chiusura celebriamo la nuova veste del quotidiano Repubblica, sia nella grafica che nei contenuti per “spiegare i contesti, andare alla radice dei problemi, indicare le conseguenze dei fatti e le possibili soluzioni”. L’ultima fatica del direttore Mario Calabresi volta a incrementare la “leggibilità” della carta stampata, sempre più schiacciata dalla presenza preponderante del web. Il tempo determinerà il successo o meno di questo esperimento di cui, per il momento, possiamo già apprezzarne l’audacia.

Sull’Autore

Napoletano, emigrato a Roma. Scrittore per passione, giornalista per devozione. Nella valigia di cartone gli opendata, i tweet di Gasparri e altre cose più o meno serie. Articolista per Mangiatori di Cervello, vincitore dell'Amazon Scholarship 2016, autore del blog CrocifissoInvano.

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