Bye bye EMA

Milano ha perso, l’Italia ha perso: l’Agenzia Europea per i medicinali (EMA) vola da Londra ad Amsterdam. La sconfitta è quasi beffarda, ma ci insegna alcune cose non indifferenti.

In un mio precedente articolo spiegavo come Milano avesse ottime possibilità di ottenere la sede di EMA: una città importante, con ottimi servizi e opportunità. Le tre votazioni che si sono tenute ieri, 20 novembre 2017, per decidere effettivamente il destino di questa importante agenzia europea mi hanno, in parte, dato ragione. Nei primi due scrutini, infatti, la candidatura di Milano è risultata la migliore, la più votata. Al terzo scrutinio le cose hanno iniziato tuttavia a girare male, facendo sì che Milano ed Amsterdam ottenessero un ugual numero di voti. Da regolamento, qualora due città avessero ottenuto lo stesso numero di voti, si sarebbe andati ad un sorteggio. Un lancio della moneta ha dunque determinato la sconfitta di Milano.

La sconfitta brucia, è innegabile, anche perché sin dal primo scrutinio appariva chiaro come la logica del bilanciamento politico nell’assegnazione non avesse preso piede. La grande paura per Milano era, infatti, che EMA venisse data a uno di quei Paesi che non avevano ancora, sul proprio territorio, un’ agenzia europea. Sotto questo aspetto Bratislava, capitale della Slovacchia, appariva come la ultra-favorita. Più voci italiane si erano levate affinché il principio del bilanciamento politico fosse da destinarsi ad agenzie di nuova creazione e non ad una che, per la complessità della materia trattata, aveva bisogno di poter lavorare a pieno regime sin dal giorno successivo al suo trasferimento da Londra. Quindi, quando Bratislava è stata “fatta fuori”, più di qualcuno ha tirato un sospiro di sollievo, credendo che la strada fosse ormai spianata per la vittoria.

Così, non è stato, evidentemente! Al terzo turno gli equilibri si sono spostati e hanno determinato un punteggio di 13 a 13 (la Slovacchia si è astenuta).

Qui finisce la narrazione degli eventi e inizia l’analisi politica.

EMA è riuscita a creare coesione tra personaggi spesso agli antipodi. Nella foto: Giuseppe Sala, sindaco di Milano (a sinistra) e Roberto Maroni, presidente Regione Lombardia (a destra).

In questi mesi ho avuto modo di lavorare al Dipartimento Politiche Europee della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il dipartimento che forse più si è impegnato per la candidatura di Milano, grazie al grande sforzo del Sottosegretario di Stato Sandro Gozi. Uno sforzo immane è stato compiuto anche da Enzo Moavero Milanesi in qualità di consigliere, nominato dal Primo Ministro Paolo Gentiloni, per la promozione della candidatura italiana di Milano.

Ovviamente un plauso va a tutto quel personale che, pur non comparendo negli articoli di giornale che si scriveranno nei giorni futuri, si è impegnato a sostenere la candidatura italiana. Potrei sembrare, in questo frangente, sin troppo filo-governativo, ma avendo avuto modo di entrare a diretto contatto con la questione EMA vi posso assicurare che l’impegno profuso dal Governo è stato, questa volta, a dir poco impeccabile. Al di là delle differenze politiche che possono o meno caratterizzarci: tanto di cappello a tutto il Governo, ha lavorato bene! Un lavoro immane è stato ovviamente compiuto anche da Sala (sindaco di Milano) e da Maroni (presidente Regione Lombardia); questa collaborazione è, se ci pensate bene, piuttosto insolita se considerate le parole ben poco gentili che parte del partito di Maroni riserva spesso al sindaco Sala. Anche su questo fronte, tuttavia, la coesione è stata ferrea.

Questo ci insegna che, per le battaglie importanti, l’Italia riesce a fare ancora squadra e lo fa bene e con determinazione (a differenza forse di un’Italia dei campi di calcio che lascia un po’ più a desiderare). Questa è forse la dimostrazione che se si guarda al benessere dello Stato, piuttosto che al suo colore politico – fattore che trovo contingente e sempre mutevole (e mutabile) – valiamo ancora. Politici nazionali, politici regionali e locali (di colori differenti) hanno lavorato insieme a tecnici del settore, dirigenti e funzionari con una coesione che mai ricordo così forte.

Tutto rose e fiori? Certo che no! Risulta evidente che, se siamo passati da un vantaggio al primo scrutinio ad un pareggio al terzo, qualcosa è andato storto. Il gioco per EMA è stato sin da subito un gioco politico, rafforzato dalla segretezza del voto. La critica che dunque potrei sentirmi di fare, ma potrei esser smentito subito, è che in seguito al primo scrutinio abbiamo abbassato un po’ la guardia, sicuri della vittoria, mentre proprio in quel frangente dovevano continuare le febbrili trattative informali, i contatti, i conteggi dei potenziali voti. Forse, e ripeto forse, è qui che abbiamo sbagliato, ci siamo adagiati sui nostri proverbiali allori. Questo va assolutamente evitato!

Un vero peccato che abbiamo perso EMA, ma che bello aver avuto la dimostrazione che l’Italia ha una macchina politica ed amministrativa che quando vuole funziona davvero bene e non guarda ai colori politici, bensì agli interessi della Nazione nel suo complesso. Che vi siano altre dieci, altre cento, altre mille opportunità di vedere una simile coesione (e ovviamente: cerchiamo di portare a casa qualcosa in futuro).

Sull’Autore

Nato in uno sperduto comune della provincia pavese nel 1991, ho terminato gli studi magistrali in Economia, Politica ed Istituzioni Internazionali all'Università di Pavia. Mi occupo principalmente di Politica Internazionale e tematiche legate alla Sicurezza internazionale con attenzione particolare al contesto dell'estremo oriente.

Articoli Collegati