Il ciclone Spacey: giusto o meno revocare l’Emmy?

Kevin Spacey al Comicon di San Diego 2008, ph By Pinguino k (flickr)

Si è tanto discusso nei giorni scorsi sul tema molestie nel mondo di Hollywood. Nell’occhio del ciclone specialmente il caso Weinstein e Kevin Spacey, ma non solo. Un argomento molto delicato, su cui tutto il mondo si sta esprimendo e che negli ultimi giorni ha avuto come protagonista Spacey, con forti ripercussioni sulla sua carriera d’attore; difficile infatti non essersi fatti un opinione sull’argomento, come non aver letto almeno un articolo al riguardo.

Le accuse di pedofilia (che saranno sicuramente sottoposte a un processo migliore, rispetto a quello popolare) rivolte all’attore per la violenza contro Anthony Rapp allora minorenne, sono costate a Spacey il contratto con Netflix, che lo ha tagliato fuori da House of Cards, ma anche il premio Emmy, che avrebbe dovuto ricevere durante la cerimonia prevista per il prossimo 20 Novembre.

Partiamo dalla premessa che la violenza e gli abusi sessuali sono sempre azioni inqualificabili, che andrebbero sempre denunciate e contrastate. Di conseguenza nessuno qui vuole screditare le accuse rivolte a Spacey, né tanto meno giustificarle in alcun modo. È giusto che ci siano dunque degli effetti negativi per la carriera di Spacey in seguito a dei fatti così gravi, perché dopotutto ognuno è responsabile delle proprie azioni, presenti e passate, ma soprattutto bisognerebbe essere consapevoli che a tali azioni comportano delle conseguenze.
Ma Kevin Spacey avrebbe dovuto ricevere il suo Emmy perché è un bravo attore o una bella persona?

Il comitato che assegna i premi Emmy non dovrebbe giudicare la vita privata di Spacey, ma valutare le sue performance professionali. Indiscutibile di fatto la bravura durante l’interpretazione dell’attore di Frank Underwood per cui gli era stato attributo il prestigioso riconoscimento, come indiscutibile è il suo talento, sia sul grande che sul piccolo schermo che lo ha portato ad avere una florida carriera che dura (o durava) da anni.

Che Kevin Spacey sicuramente non si sia rivelato una bella persona, è certo. È comprensibile il mettere in dubbio i suoi ingaggi futuri, dato l’onda negativa che sta cavalcano il suo nome, ma ritirare un premio ricevuto per le qualità attoriali del suddetto sembra avere poco senso, soprattutto se il motivo della revoca esula dalla recitazione. Il dubbio infatti può sorgere: potrebbe sembrare un’azione dei marketer per attirare sempre più l’attenzione sull’argomento, oppure una semplice presa di posizione a favore del politically correct. Senza mettere malafede nel gesto, con questo Hollywood sembra distanziarsi dagli avvenimenti portati alla ribalta mediatica, con un messaggio comunicato al mondo intero: il talento non basta più per perdonare atteggiamenti personali tanto gravi.

Aggiungiamoci anche che con l’era dei social, con le notizie che si diffondono in tempo reale in tutto il mondo, mischiare professionalità e vita privata è diventato molto semplice, contrariamente al passato. Anche se sarebbe bene ricominciare a separare il privato dal pubblico, per evitare processi all’insegna di forconi e fiaccole. In questo caso bisognerebbe poter scindere l’artista dall’uomo.

A conti fatti tutta la vicenda è un argomento davvero controverso: semplice giudicare i comportamenti sconvenienti di Spacey, ma più difficile farsi un’opinione chiara e ben precisa sulla sua carriera passata di brillante attore, anche se la gogna mediatica di certo non è la soluzione, né dovrebbe essere il giudice.

 

Sull’Autore

Classe '88, varesotta trapiantata nella bella Trieste, divoratrice di libri e serie TV. Quando ero bambina da "grande" sognavo di fare la giornalista, e ora che sono diventata grande scrivo di quel che più mi piace.

Articoli Collegati