L’Antibiotico Resistenza è un problema serio

Dagli allevamenti intensivi alle cure approssimative, la più grande minaccia della medicina moderna rischia di prendere il sopravvento

Non sono molte le minacce che possiamo dire di dover affrontare collettivamente come umanità. Laddove accade però, la risposta non è affatto degna delle straordinarie conquiste (scientifiche, tecnologiche, artistiche e umanistiche) di cui potremmo vantarci con chi proviene da un altro pianeta. Piuttosto sembra che a doverne rispondere siano gli stessi individui che con avidità e crudeltà hanno prodotto le fratture, sempre più profonde, tra noi e il pianeta e addirittura tra noi stessi. Fratture avviluppate a un vorticoso modello di sviluppo economico, che se da un lato è macroscopicamente ed evidentemente sbagliato, dall’altro è microscopicamente e quotidianamente rassicurante e conveniente.

Oltre ai già noti problemi universali di fame, epidemie e cambiamento climatico, una sfida molto importante di cui non si parla abbastanza è quella della antibiotico resistenza. Purtroppo per noi, germi e patogeni potenzialmente letali non sono stati definitivamente sconfitti dall’avvento della penicillina, ma, a causa dell’uso scorretto che si fa degli antibiotici, si stanno rinforzando di giorno in giorno a un ritmo ben più elevato di quanto non facciano le nostre cure farmacologiche.

                                               Previsione e comparazione delle morti dovute ad AR per anno.

Un importante studio, del Dicembre 2014, illustra perfettamente e drammaticamente la situazione globale: se non saranno prese misure al più presto, entro il 2050 l’antibiotico resistenza avrà già ucciso 300 milioni di persone e sarà costata 100 trilioni di dollari.

“la resistenza agli antibiotici è una crisi che deve essere gestita con la massima urgenza. Il mondo sta entrando in una ambiziosa nuova era di sviluppo sostenibile, non possiamo permetterci che le grandi conquiste della medicina vengano erose dal fallimento dei nostri farmaci fondamentali.”

ha dichiarato la dottoressa Margaret Chan, direttrice generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità al momento della pubblicazione.

Cos’è l’antibiotico resistenza e perché costituisce un problema?

Si tratta di un processo naturale attraverso il quale i microbi evolvono fino a essere in grado di resistere all’azione dei farmaci. La resistenza è accresciuta dalla pressione di selezione, ovvero un’accelerazione della selezione naturale, che gli antibiotici esercitano sulle popolazioni microbiche.
La pressione di selezione è data, semplificando, dal rapporto del tasso di sopravvivenza delle popolazioni microbiche resistenti e quello delle popolazioni suscettibili.

In questo modo i microbi sopravvivono e prolificano attraverso modificazioni genetiche rendendo i nostri antibiotici meno efficaci nel tempo e, in casi estremi, addirittura inutili.
Il carico totale delle infezioni resistenti agli antibiotici ora in uso sta crescendo a livelli allarmanti ed è stato calcolato che al momento sono responsabili di circa 700 mila morti ogni anno. Quello della resistenza non è un fenomeno isolato anche se la sua entità varia tra i diversi Paesi e regioni del mondo in base all’uso che si fa degli antibiotici.

                                         Correlazione tra uso di antibiotici e resistenza.

In generale a un maggiore uso di antibiotici sono associati maggiori livelli di resistenza. Tuttavia l’aumento dei voli internazionali e la facilità di spostamento si traducono nella diffusione pressoché mondiale degli AMR (Anti-Microbial Resistant) rendendo così inefficaci le misure prese dai singoli Paesi. È evidente quindi il bisogno di un’azione internazionale fortemente coordinata e concertata.

Quali sono le cause dell’uso sproporzionato degli antibiotici?

Gli antibiotici vengono tutt’ora somministrati in modo scorretto sia alle persone che, soprattutto, agli animali.
Molto spesso i medici, in mancanza di una diagnosi rapida e sicura sul tipo di batterio che ha causato l’infezione, trovandosi nella necessità di una soluzione rapida, fanno affidamento agli antibiotici ad ampio spettro (board-spectrum drugs). Questi farmaci possono curare o meno il paziente, ma sicuramente incentivano i microbi a sviluppare una resistenza contro di essi. È molto importante quindi ricorrere ad antibiotici più specifici possibile e soprattutto in caso di vera necessità e non per “comodità”.

Per quanto riguarda gli allevamenti animali la situazione è drammatica: a livello mondiale l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) dichiara che il 50% della produzione mondiale di antibiotici è finalizzata agli allevamenti.
Negli Stati Uniti sul totale degli antibiotici prodotti solamente il 20% è destinato all’uomo. Il restante 80% è destinato agli allevamenti e di questo, solamente il 10% viene utilizzato per fini terapeutici, mentre il resto è destinato a profilassi preventiva e per incentivare la crescita dell’animale.

Benché in Europa la vendita di antibiotici per uso veterinario sia in calo grazie alle politiche sanitarie comunitarie, da noi in Italia purtroppo la situazione non è molto diversa di quella oltre oceano e ci confermiamo una volta ancora il Paese delle contraddizioni. Non solo eccellenze gastronomiche, del mondo “bio”, filiera corta e cibo slow. Entro i nostri confini il 71% degli antibiotici venduti (compresi quelli per i pazienti umani) è destinato agli animali. Consumo che ci piazza al terzo posto, dopo Spagna e Cipro, come maggiore utilizzatore di antibiotici per animali da allevamento in Europa (il triplo della Francia, il quintuplo del Regno Unito).

                                                                Diffusione delle morti causate da infezioni.

Negli allevamenti intensivi gli animali vivono in condizioni decisamente in contrasto con il loro benessere, dove lo scarso spazio a disposizione e i sistemi di ventilazione non all’altezza, preparano le condizioni igieniche ideali per malattie e infezioni. Piuttosto che fornire condizioni appropriate ai polli, mucche e maiali che finiscono nel nostro piatto, la risposta più immediata ed economicamente più vantaggiosa è al momento la somministrazione sconsiderata di antibiotici veterinari. A essere trattati non sono solamente gli animali malati (trattamento ovviamente necessario), ma anche gli animali a contatto con quelli malati (metafilassi) e preventivamente tutti gli altri (profilassi), innescando un meccanismo semplicemente insostenibile.

L’antibiotico resistenza può essere trasmessa all’uomo per via alimentare attraverso diversi meccanismi:
• trasmissione diretta mediante cibo proveniente da animali portatori di batteri resistenti dopo l’ingestione;
• trasferimento di resistenza attraverso cibo contaminato da batteri resistenti durantele fasi di trasformazione;
• ingestione di batteri resistenti presenti in prodotti freschi contaminati (per esempio nei prodotti dell’acquacoltura e orticoltura).

Al netto di questi impressionanti dati, è stato stimato che in UE 25 mila persone all’anno muoiano a causa di infezioni da microrganismi resistenti, insieme a una spesa di 1,5 miliardi di costi sanitari supplementari.

Mentre si confida nella ricerca, i risultati per contrastare quella che è stata definita la più grande minaccia della medicina moderna non sono per ora incoraggianti e riguardano soltanto il fronte della sensibilizzazione. Nel 2016 è stata istituita la Giornata Europea degli Antibiotici (18 Novembre) ed è argomento ricorrente nei vari report e piani d’azione globali FAO o OMS. Tuttavia in Paesi come Brasile, Russia, India e Cina, dove la richiesta di carne a basso costo sta aumentando inesorabilmente, si sta viaggiando nella direzione opposta e a tutta velocità. È previsto infatti, entro il 2030, un aumento dell’uso di antibiotici del 67%.

Il forte accento che viene dato all’enorme danno economico globale che si sta concretizzando, dovrebbe darci una speranza per gli anni a venire.
Per il momento non ci resta che prendere un po’ di coscienza: esistono aspetti peggiori del dover rinunciare a bere alcolici quando siamo sotto antibiotici, mentre la questione degli allevamenti intensivi dovrebbe uscire dall’assurdo clima di guerra religiosa tra vegani e anti-vegani. Dovremmo cominciare a chiederci se il sistema che sta mettendo a rischio la salute del nostro Pianeta e di chi lo abita in cambio di salsicce a basso costo, sia l’unico possibile e soprattutto se ne vale la pena.

Fonti:

http://www.pnas.org/content/112/18/5649.full.pdf

https://amr-review.org/home.html

Sull’Autore

Appassionato di scienza, amo la semplicità, odio i semplicismi

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