Giovani e mafia: una lezione che parte dalla Sicilia

Recentemente la Città dello Stretto è stata teatro di una lodevole iniziativa dell’Associazione Bios per i giovani. Giovedì 9 novembre 2017, presso l’Aula Magna del Rettorato, si è tenuto il seminario dal titolo “Giovani e mafie: prevenzione, reclutamento e strategie di contrasto”, il quarto nell’ambito del progetto Le(g)ali si può. Presenti personaggi illustri, tra cui il magistrato Caterina Chinnici, figlia di quel Rocco, anche lui magistrato, a capo del pool antimafia che fece tremare Cosa Nostra.

Relatori partecipanti al IV seminario di "Le(g)ali si può". In ordine, dalla sn: Agatino Cundari, Mario Schermi, Giovanni Moschella, Caterina Chinnici, Dario Caroniti e Angela Rizzo (Messina, Sicilia).

Relatori partecipanti al IV seminario di Le(g)ali si può. In ordine, dalla sx: Agatino Cundari, Mario Schermi, Giovanni Moschella, Caterina Chinnici, Dario Caroniti e Angela Rizzo.

L’aumento della criminalità giovanile, specie per i giovani di età compresa tra i 14 e i 35 anni e che rischia di coinvolgere anche i minori migranti non accompagnati, si fa allarmante. Si richiede un’unità di intenti destinata a prevenire e ridurre tale criminalità con iniziative volte a trasmettere la cultura della legalità e garantire il reinserimento nella società. Un impegno che deve essere assunto a più livelli, non solo giudiziario. Per sradicare ogni forma di “mafiosità” è richiesto l’impegno indistinto di tutti: famiglia, scuola, università, associazioni, servizi sociali e così via. Mario Schermi, formatore dell’Istituto Centrale di Formazione del Dipartimento di Giustizia Minorile, non adopera a caso questa espressione:

“La mafia non è una semplice organizzazione criminale, ma un modo di vivere.
La mafia è solo la punta dell’iceberg.
Ogni comportamento di prevaricazione è mafiosità.”

Le garanzie procedurali per i minori indagati o imputati

“Il minore è più che altro una vittima dell’organizzazione criminale.
La strada del crimine non ti permette di sbagliare.
Non c’è primo, secondo e terzo grado..
se sbagli, cadi!”

(On. Caterina Chinnici)

La mafia è un mondo arcaico in cui l’individuo è assorbito da una comunità totalitaria che annulla la sua identità e gli fornisce uno status nell’errata prospettiva di una vita “appassionante ed eroica”. La Dir. UE 800/2016 ha trasfuso la normativa e l’esperienza proprie dell’Italia prevedendo una serie di garanzie per il minore:

  • diritto all’informazione volto a far comprendere il senso del processo;
  • diritto irrinunciabile al difensore;
  • valutazione individuale del minore con conseguente modulazione della sanzione;
  • misure alternative alla detenzione;
  • percorso educativo mirato;
  • giudici e corpi di polizia specializzati;
  • luoghi di detenzione separati rispetto a quelli per adulti.
L'Aula Magna del Rettorato gremita di giovani (Messina, Sicilia)

L’Aula Magna del Rettorato gremita di giovani [Credits: Associazione Bios/Facebook]

Quale soluzione contro l’indottrinamento mafioso?

Il Tribunale dei minori di Reggio Calabria, ormai da 4 anni, sta sperimentando (non senza polemiche) una singolare lotta all’indottrinamento mafioso dei giovani attraverso l’adozione di provvedimenti di decadenza o limitazione della responsabilità genitoriale con contestuale allontanamento dei ragazzi dalla famiglia.

L’influenza ed il ruolo svolto dalla famiglia in ambiente mafioso sono spesso di grande rilievo. Le donne, in tal senso, giocano un ruolo per nulla secondario, volto a trasmettere i valori propri di quell’ambiente. La “didattica mafiosa” fa uso di modelli di apprendimento per immersione ed esemplarità. Allontanare il giovane dalla famiglia mafiosa significa allontanarlo da una condizione di abuso educativo. Mario Schermi condivide con la platea una storia: la storia di Nino (13 anni) che viveva alle pendici dell’Etna nella villa di un noto boss mafioso. Il nonno, su desiderio del nipote, gli regalò un cane e poi, al suo 16° compleanno, una pistola: “Adesso va’ e uccidi il cane perché sei diventato grande”.

La Sicilia non è solo questo

No, la Sicilia non è solo mafia e simpatizzanti della mafia. La Sicilia è anche Sandro che grazie all’Associazione Cameris ha trovato la sua strada nel teatro, laureandosi al DAMS e recitando in Adesso tocca a me, il docu-film su Paolo Borsellino.
La Sicilia sono i 72 operatori dei Centri di Aggregazione Giovanile che seguono 240 minori.
La Sicilia sono i giovani dell’Associazione Bios che hanno deciso di fare la loro parte.
La Sicilia sono tutte quelle associazioni che hanno deciso di non dimenticarsi dei quartieri difficili e rinnegati.

La Sicilia sono i 18 commercianti palermitani che si sono ribellati al pizzo della famiglia di Borgo Vecchio.
La Sicilia è mio padre che, sin da piccola, mi ha fatto capire che la mafia è una montagna di merda“, ed ogni giorno mi insegna a camminare con la schiena dritta.
La Sicilia è mia madre che ha sempre un sorriso e una parola gentile per tutti e che sa vedere il buono nelle persone che incontra.
La Sicilia è tutto questo e molto altro ancora.

Questa terra ha delle risorse meravigliose, soprattutto voi ragazzi.
Si può cambiare, bisogna volerlo tutti quanti insieme.
Mio padre, pochi giorni prima di essere ucciso,
alla domanda di un giovane cronista sul perché lo facesse, rispose:
“Vede quel bambino? Lo faccio per lui.. perché possa vivere
da cittadino libero in un mondo migliore

(On. Caterina Chinnici)

Per approfondire, si rinvia alla pagina Facebook dell’Associazione Bios dove sono visionabili tutti i video dei seminari.

Sull’Autore

Laureanda in Giurisprudenza presso l'Università degli studi di Messina, con una passione smodata per il diritto internazionale e penale, amo la mia terra natia ("a bedda Sicilia"), la musica, il tè e il mare. La mia insaziabile fame di conoscenza, mista ad una sana ambizione ed un irrefrenabile desiderio di mettermi sempre in gioco, mi hanno spinta a scrivere per l'Antro di Chirone e i Mangiatori di Cervello!

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