Destinazione Italia: un viaggio a senso solo, senza ritorno se non il voto

Inaugurato martedì 17 ottobre, il tour elettorale di Matteo Renzi toccherà, in 8 settimane, 107 province italiane

Destinazione Italia, questo il nome dell’iniziativa PD che porterà il segretario Matteo Renzi in oltre cento città italiane per ascoltare i cittadini e raccogliere idee in vista delle elezioni del 2018.

Rottamato il camper del 2012, martedì 17 ottobre l’ex premier è salito a bordo di un Intercity, affittato da Trenitalia, per intraprendere quello che è stato pensato come un “percorso di ascolto e confronto” ideato per rimettere in connessione il leader dem con gli italiani. “Abbiamo fatto questo viaggio in treno per smettere di parlarci addosso ed entrare nei problemi veri degli italiani” ha affermato convinto Renzi, al cui fianco non potevano mancare i rinomati Millennials del PD, giovani volontari nati tutti dopo il 1999 e già definiti il “cuore pulsante” del tour.

Sono stati scelti come prime tappe del viaggio, partito dalla stazione di Roma-Tiburtina, i luoghi martoriati dal terremoto, molti dei quali ancora versano in condizioni di grave disagio e difficoltà. Prima sosta nel reatino dove, nella suggestiva cornice della sala Schuster dell’Abbazia di Farfa, Renzi ha mostrato la sua faccia migliore, ribaltando le regole della comunicazione politica e decidendo di ascoltare piuttosto che essere ascoltato. È seguita, poi, la visita ad Arquata del Tronto, in cui il segretario, affiancato dal commissario alla ricostruzione, Paola de Micheli, ha rimarcato l’impegno del Governo.

In Abruzzo, tuttavia, l’accoglienza è stata meno calorosa. L’arrivo alla stazione di Vasto, infatti, è stato accompagnato dalle urla “Buffone, buffone” di un gruppo di contestatori rivolti, però, ad un Renzi assente che, memore dei fischi ricevuti nelle precedenti tappe, ha preferito raggiungere in auto la destinazione. Qui l’ex premier ha incontrato i sindaci, gli amministratori locali e soprattutto i lavoratori, ripartendo poi alla volta del Molise.

È a Reggio Calabria che l’entourage renziano si è visto costretto a cambiare i piani. Al suo arrivo il leader del PD è stato duramente attaccato da alcuni attivisti di Fratelli d’Italia, ai quali è stato poi vietato di accedere alla stazione, e da semplici cittadini che vedendo Renzi sui binari hanno inneggiato alla codardia del Segretario che lo porterebbe a confrontarsi solo con i pochi del suo partito. Così, il tanto decantato tour pre-elettorale si è ridotto ad un passaggio in incognito attraverso l’Italia. Prontamente sul sito dell’iniziativa sono state cancellate le tappe successive, abbandonando, fermata dopo fermata, lo spirito di coesione e riscoperta forse troppo utopisticamente auspicato.

Si è passati, in questo modo, da un “guardare al futuro” per intercettare nuove idee ad un “raccontare il passato” attraverso il diario di viaggio zelantemente aggiornato sul sito del Partito Democratico. Anche un osmotico “guardare al passato” ricordando, perché no, quella Democrazia Cristiana la cui ideologia trapelava dalle parole del parroco che, durante l’omelia, forniva chiare indicazioni di voto. Così, in occasione della Borsa Mediterranea per il turismo archeologico, evento culturale svoltosi nella chiesa paleocristiana di Paestum, Renzi non ha perso l’opportunità di guadagnare il pulpito e divulgare il verbo. Il “Vangelo secondo Matteo”, tuttavia, non è stato compreso da tutti. Lo stesso parroco, Monsignor Raspanti, ha dichiarato di non essere stato messo al corrente dell’intenzione propagandistica: “Siamo turbati, la diocesi non sapeva nulla, se avesse saputo non avrebbe dato il permesso” aggiungendo poi di “non comprendere come Renzi si sia convinto ad andare a fare un comizio all’altare”.

L’ultima tappa del tour è stata Portici, nel napoletano, dove dal 27 al 29 ottobre si è svolta la Conferenza programmatica del PD. Tanti i temi sul tavolo: lavoro, banche, giovani e la delusione, non nascosta dal Segretario, per l’abbandono del presidente del Senato Pietro Grasso. L’ex premier, però, non si è perso d’animo e ha rivendicato ancora una volta i risultati conseguiti dal Governo. Sul treno di ritorno a Roma, un ultimo revival: Renzi si improvvisa capotreno, lanciando un avviso dall’altoparlante, analogamente a Silvio Berlusconi, allora presidente del Consiglio, che nel 2009, di ritorno dal viaggio inaugurale della tratta Frecciarossa Milano-Roma, indossò il cappello da ferroviere e intrattenne il pubblico.

A differenza del Cavaliere, tuttavia, Renzi esula dalla semplice ironia: “Gentili clienti, vi ringrazio per aver scelto il treno PD. Vi informo che arriverà con 25 minuti di anticipo, a conferma che il PD è sempre avanti” ha affermato rivolto ai suoi passeggeri. “Grazie per averlo preso, vi sarò ancora più grato se lo farete a marzo del 2018″ prosegue, alludendo ad una data precisa per le urne.

Sull’Autore

Aspirante giornalista e scrittrice in erba. Vivo a Bologna, dove studio Lettere Moderne all’Università. Amo la politica, i complotti e gli animali. Ho pochi obiettivi sicuri nella vita, primo fra tutti vincere il Pulitzer

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